© il Deutsch-Italia
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Il paesino di Blumberg Stephen Lea © CC BY-SA 1.2 WC

Il paesino di Blumberg Stephen Lea © CC BY-SA 1.2 WC

Razzismo, oppure no? A Blumberg, un paese della Foresta Nera, vicino a Friburgo, in terza elementare, una maestra ha sorpreso una scolara a litigare in turco con la sua compagna di banco, e ha costretto la bambina a scrivere per una mezza pagina “Ich muss Deutsch sprechen”, devo parlare tedesco. Una punizione da vecchi tempi, anzi antichissimi, perché non si usava neanche quando alle elementari ci andavo io. I genitori della scolara hanno reagito andando dall’avvocato. Le vacanze scolastiche, sei settimane, sono differenziate da regione a regione, e in alcuni Länder già si sta per tornare in classe. A Berlino si torna oggi, in Baviera sono iniziate prima e finiscono a metà settembre.

Heike Spannagel © rpf.bwl.de

Heike Spannagel © rpf.bwl.de

Tutti hanno il diritto di esprimersi nella propria lingua, ha subito reagito il Vereine Türkische Elternbeirat, cioè l’Associazione dei comitati dei genitori turchi. La signora Heike Spannagel, a nome dell’autorità scolastiche di Friburgo, ha ammesso che non c’è alcun divieto di parlare turco a scuola. Ovvio, ma non è consigliabile parlare tedesco per studiare meglio e per imparare la lingua del Paese in cui si vive?

La notizia viene riportata quasi sempre stigmatizzando la punizione decisa dalla maestra. Solo lo Spiegel aggiunge particolari importanti: il 43 per cento degli allievi nella scuola di Blumberg (10mila abitanti) è straniero, e proviene da 16 Paesi diversi. La regola di parlare tedesco è stata approvata dalla maggioranza delle famiglie. E sono stati i compagni della bambina turca a chiedere l’intervento della maestra. Hanno fatto la spia? O dimostrano la buona volontà di integrarsi?

I bambini turchi sono quelli più integrati a scuola. La percentuale di quelli che finiscono nelle Sonderschule, scuole speciali per i ragazzi meno dotati, è inferiore a quella dei coetanei italiani. Credo che la causa siano i genitori. I turchi arrivano in Germania con la consapevolezza di restarci a lungo. Gli italiani pensano di tornare presto a casa, in famiglia parlano in italiano, e guardano la tv italiana. E i figli sono poco stimolati. Poi finiscono anche loro per restare in Germania a lungo, o per tutta la vita.

Questo è un tasto delicato, appena affronto il problema con i miei conoscenti italiani la reazione è immediata: la scuola tedesca è razzista. Io direi che la selezione è troppo severa e precoce, per tutti. Dopo le elementari, a 10 o 11 anni, si è ammessi al ginnasio, i meno dotati (anche tedeschi) vengono dirottati nelle scuole professionali. E non conoscere bene la lingua è un handicap. Sarà quasi impossibile poi arrivare all’Università.

Una scuola di Berlino © il Deutsch-Italia

Una scuola di Berlino © il Deutsch-Italia

Nel 2016, il preside di una scuola a Berlino fu aspramente criticato perché aveva ordinato ai ragazzi di parlare in tedesco durante la ricreazione. Alcuni rappresentanti delle comunità straniere si erano invece dichiarati d’accordo. Il preside si difese: non era un ordine, ma una raccomandazione. Il tedesco, aggiunse, è la lingua della società in cui noi tutti viviamo. I Verdi, che fanno parte della coalizione che governa la Capitale, per distinguersi chiedono che a scuola si insegni a tutti il turco e l’arabo, non solo l’inglese o il tedesco.

Neukölln © il Deutsch-Italia

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A Berlino per anni ci si è illusi di creare una società multikulti. Perché no? Ma la realtà è più complessa. In certe classi i bambini tedeschi sono un paio su trenta. Molti scolari non parlano neanche turco o arabo, ma il dialetto del loro paese. Non si intendono tra di loro. In che lingua può comunicare un insegnante? Klaus Wowereit, sindaco socialdemocratico di Berlino dal 2001 al 2014, omosessuale dichiarato (il suo compagno è morto per il Covid a marzo), dichiarò che se avesse avuto un figlio non lo avrebbe mandato a scuola a Neukölln o a Friedrichshain, i quartieri dove risiedono in maggioranza stranieri. Fu sommerso dalle critiche, e dové chiedere scusa. Ma i genitori che possono seguono il suo consiglio.

Si è proposto di ammettere alla prima elementare solo i bambini che riescano già a esprimersi in tedesco, che dovrebbero frequentare dei corsi speciali insieme magari con i genitori prima di andare a scuola. Anche questa proposta è stata considerata razzista. La maestra della Foresta Nera ha ragione di preoccuparsi, forse poteva ricorrere a un gioco di gruppo per stimolare le allieve turche, invece di impartire una punizione da libro “Cuore”.

 

Per gentile concessione di Italia Oggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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