Fanco Stella © Luca Girardini, 2017

È sicuramente un motivo d’orgoglio il fatto che una nazione come la Germania abbia deciso di affidare al progetto di un nostro connazionale la ricostruzione di uno dei suoi simboli storico-architettonici più significativi: il Castello di Berlino.

La residenza degli Hohenzollern, il cui progetto originale risale al 1443 quando era il Palazzo dei margravi (marchesi in italiano) del Brandeburgo, sarà riportato agli antichi e a nuovi splendori dall’architetto italiano Franco Stella. Non è un caso che abbia parlato di antichi e nuovi splendori, proprio perché questa è stata una delle caratteristiche principali che hanno fatto sì che il progetto del prof. Stella fosse preferito a quello di molti altri che parteciparono al concorso per la ricostruzione dell’edificio, dopo la decisione di abbattere quel che era rimasto del Palast der Republik di epoca sovietica.

L’ho incontrato nel suo studio berlinese e mi sono fatto spiegare il motivo della scelta di ricostruire, all’interno del suo progetto, la parte barocca del Castello di Berlino, esattamente così com’era fino al suo danneggiamento durante la seconda guerra mondiale, e alla sua distruzione nel 1950.

Architetto, in molti si sono chiesti perché il vecchio edificio del Palast der Republik sia stato demolito anziché risanato dall’amianto. Come mai fu scelta la ricostruzione del Castello?

Il Deutscher Dom © il Deutsch-Italia

«E’ utile partire da un chiarimento: non sempre l’architettura della DDR ha reciso il legame con la Storia, schierandosi contro la ricostruzione dei monumenti distrutti durante la Seconda Guerra mondiale. Anzi proprio ai suoi inizi, e dunque al tempo della decisione di radere al suolo il Castello di Berlino, l’architettura del Socialismo voleva essere erede dell’architettura più significativa dell’identità di ogni singola città: a Berlino dell’architettura dei grandi maestri del Barocco settecentesco e del Neoclassicismo ottocentesco. L’esempio più istruttivo di tale orientamento sono i “palazzi socialisti” del primo pezzo della Karl Marx-Allee (allora Stalinallee), dove troviamo addirittura la copia delle cupole barocche del Deutscher Dom e del Französischer Dom nel Gendarmenmarkt o le facciate ad imitazione di quelle di Schinkel. L’architettura “stalinista”, con il suo riferimento alle più importanti tradizioni nazionali e cittadine, era in decisa contrapposizione ideologica e figurativa con il “cosmopolitismo” dell’architettura moderna occidentale, in particolare con quella di Berlino Ovest. Questa contrapposizione è ben illustrata dal confronto fra l’ex Stalinallee – dove le case-palazzo si relazionano fra di loro in modo da formare un grande boulevard – e il contemporaneo quartiere Hansaviertel, dove invece le case, disegnate una diversa dall’altra da famosi protagonisti dell’architettura moderna occidentale, sono isolate nel verde. Dopo la morte di Stalin (1953), verso la fine degli anni Cinquanta, anche l’architettura di Berlino Est si distacca dalla “tradizione” e si rivolge al “moderno”, ripetendo a qualche anno di distanza ciò che si era già sperimentato ad Ovest, con tecnologie molto meno progredite e unificate per tutto il Paese, come ad esempio con il sistema costruttivo “a pannelli portanti prefabbricati” (Plattenbauweise).

Frankfurter Tor © il Deutsch-Italia

Come si spiega che proprio in un tempo in cui la nuova architettura era ispirata da quella del passato, sia stato raso al suolo il Castello di Berlino, un edificio certo gravemente danneggiato dai bombardamenti bellici, ma non più di tanti altri edifici, che furono invece ricostruiti? Elenco qui di seguito le principali risposte che di solito vengono date a questa domanda: Il Castello di Berlino era percepito come l’edificio-simbolo del militarismo prussiano; senza il Castello, un luogo così centrale della città poteva diventare la “Piazza Rossa” di Berlino; il risanamento del Castello sarebbe stato troppo costoso per la casse statali della DDR, anche in vista di numerose altre ricostruzioni.

Solo molto più tardi, verso la metà degli anni Settanta, nel piazzale generato dalla distruzione del Castello sorse il Palast der Republik: bello o brutto che fosse, quell’edificio non aveva alcun particolare rapporto con il luogo: non forniva più alcuna spiegazione per le piazze e i monumenti che lo circondavano.

L’Altes Museum © il Deutsch-Italia

Certo quell’edificio moderno non poteva essere – come il Castello era stato e poteva in futuro ancora essere – il punto di partenza e di arrivo dell’asse monumentale della Unter den Linden; certo non poteva spiegare –lui “edificio-simbolo” di una Stato ateista– perché il Duomo, la cattedrale della religione protestante, si trovi proprio dirimpetto; né poteva spiegare perché l’Altes Museum di Schinkel si affacci sul Lustgarten con quel grandioso colonnato, che era stato pensato come fronte della piazza antistante il Castello. A questo difetto di significato intellettuale si aggiungano i difetti materiali della costruzione (l’amianto nei muri e le finestre senza più la necessaria tenuta termica) e infine la difettosa destinazione d’uso, da quando il Parlamento della DDR aveva cessato di esistere. Solo dunque una completa demolizione, una completa ricostruzione, e una completa ridestinazione d’uso – e non un semplice “risanamento” dall’amianto, come si è continuato a dire – avrebbe potuto farlo rivivere: sostanzialmente né più né meno di ciò che era necessario per far rivivere il Castello».

Di qui, quindi, la decisione del Bund, e poi anche del suo progetto, di ricostruire il Castello con la sua “forma” originaria? .

© Franco Stella

«Esattamente. Penso che nessuna “forma” moderna potrebbe spiegare i caratteri urbani e architettonici delle principali strade, piazze e palazzi del “centro” di Berlino, che a partire dal Settecento si sono riferiti al Castello, o più precisamente a quella sua parte “barocca”, che nel mio progetto è stata ricostruita nel modo più fedele possibile all’originale. Più in generale le posso dire che io sono favorevole alla ricostruzione degli edifici distrutti da azioni violente dell’uomo o della natura, quando essi abbiano una grande importanza per la memoria collettiva di una comunità e per l’identità di un determinato luogo: il Castello di Berlino rientra a pieno titolo in questa categoria.

Ci sono state particolari difficoltà di carattere tecnico vista la natura paludosa del terreno?

© il Deutsch-Italia

«È ben noto che il terreno su cui poggia il Castello è paludoso e che le vecchie costruzioni sono spesso sostenute, come a Venezia, da una selva di pali di legno. È altresì noto che nelle fondazioni delle costruzioni vicine al Castello ci si scontra spesso con molti problemi, la cui soluzione comporta forti aumenti dei costi e dei tempi. La costruzione del nuovo Castello si appoggia su una spessa platea di cemento armato estesa a tutta l’area, a sua volta sostenuta da pali di cemento armato, in sostituzione di quelli di legno del vecchio Castello, in gran parte peraltro già rimossi al tempo della costruzione del Palast der Republik. Nell’area del Castello sempre rimasta inedificata, abbiamo “riscoperto” le originarie cantine, riunendole in una sorta di “finestra archeologica”, che il pubblico potrà visitare».

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Come ha sviluppato il progetto?

© Franco Stella

«Il nuovo Castello di Berlino, destinato allo Humboldt Forum, si compone di una parte “antica”, ricostruita nel modo più fedele possibile all’originale – come voleva la decisione del Parlamento tedesco del 2002 – e di una parte “moderna”, di mia invenzione. La parte ricostruita, sulla base di un’esauriente documentazione dell’originaria costruzione, è il “Castello barocco” e la sua cupola ottocentesca; la parte nuova è costituita da cinque corpi di fabbrica, ovvero:

  • dalla cosiddetta Ostflügel o Spreeflügel, il solo elemento “moderno” visibile dall’esterno, che sorge nell’area dell’antica residenza dei margravi del Brandeburgo. Assieme alle tre ali ricostruite, completa quell’ideale “Palazzo a quattro ali”, previsto dal progetto originario dell’architetto Schlüter;
  • da quattro corpi di fabbrica all’interno dell’edificio, nell’area del grande cortile Eosanderhof: essi completano il cortile-piazza Schlüterhof e generano due nuovi cortili-piazza, a cui danno accesso i portali ricostruiti dello Eosanderhof. Attraverso sei portali di pubblico attraversamento – cinque di ricostruzione e quello nuovo verso la Sprea – le piazze esterne si congiungono con i cortili interni in una sorta di Grande Piazza nel cuore di Berlino. Se del nuovo Castello si può dire che è un “palazzo con sei portali d’ingresso e tre corti-piazza al suo interno”, mi piace anche poter dire che è “una Città in forma di Palazzo”».

Mi sembra di capire che l’architettura dei cortili sia ispirata da quella di Fori, Piazze e Teatri italiani.

© Franco Stella

«Sì, ad esempio la forma del nuovo passaggio Schlossforum è ispirata dall’architettura della piazza degli Antichi, ovvero dall’Agorà dei Greci e dal Foro dei Romani, ma anche dalla piazza ideale dei Moderni, descritta nei trattati rinascimentali di Leon Battista Alberti o di Andrea Palladio: è un cortile colonnato con un monumento sullo sfondo, qui in forma di “portale trionfale”, affacciato sia sulla città che sul cortile.

La forma dello Schlüterhof e della sala di ricevimento e spettacoli denominata Humboldt Foyer è invece ispirata dalla figura del teatro: il fronte di scena è ora un colonnato d’ordine gigante, ora un arco trionfale e i palchi per gli spettatori sono rispettivamente le logge ricostruite e completate nello Schlüterhof e le nuove gallerie nello Humboldt Foyer.

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A quali funzioni è destinato lo spazio interno?

© Franco Stella

Il piano terra è quasi per intero destinato a funzioni di interesse pubblico generale: vi si trova la sala dell’ingresso e degli spettacoli, l’auditorium e la sala polivalente, le sale delle mostre temporanee, della Scultura e della Storia del Luogo, caffè e ristoranti, bookshop e altro ancora. Al primo piano si trova uno speciale Museo di Berlino, l’Accademia Humboldt e gli spazi espositivi e di riunione dell’Università Humboldt; al secondo piano si trova il Museo Asiatico e al terzo il Museo Etnologico, qui trasferiti dalle loro sedi berlinesi di Dahlem.

Architetto, la ringrazio dell’intervista

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Il Deutsch-Italia, assieme all’architetto Stella, tornerà sul tema non appena i lavori saranno in una fase più avanzata direttamente con un’intervista video sul posto. Non mancatela.

Ascolta il file audio

Lettura di Leopoldo Innocenti

La ricostruzione dello Schloss

© Youtube Humboldtforum

 

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