Annalena Baerbock © Grüne.de
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Annalena Baerbock © Grüne.de

Annalena Baerbock © Grüne.de

I Verdi sembrano già aver vinto, grazie a Annalena. In base ai sondaggi, sarebbe la probabile Cancelliera, alla fine dell’era Merkel, al voto del 26 settembre. “Der Spiegel” la mette in copertina, una consacrazione, e scrive che la maggioranza dei tedeschi la preferisce agli avversari, ottiene più preferenze dei rivali messi insieme, il 30,2, contro il 16,1 del socialdemocratico Olaf Scholz, e il 13,6 del cristianodemocratico Armin Laschet.

Di colpo, dopo la nomina di Annalena Baerbock, 40 anni, i Verdi superano la CDU/CSU, il 31 contro il 21. Per un altro sondaggio, più realista, battono di un punto i cristianodemocratici di Frau Merkel, il 28 contro il 27. I socialdemocratici di Scholz arriverebbero appena al 13, un disastro, e la Bundeskanzlerin Annalena avrebbe il privilegio della scelta: allearsi con la CDU/CSU, come da otto anni nel Baden Würrtemberg, o formare un governo a tre, una novità assoluta nella storia della Repubblica Federale, con l’SPD e la Linke, la coalizione che governa (male) Berlino. Avrebbero una maggioranza risicata, il 51 per cento, ma in Germania basta. Konrad Adenauer riuscì a governare con un solo deputato in più.

Martin Schulz, ex segretario e presidente dell'Spd

Martin Schulz, ex segretario e presidente dell’Spd

Perfino Madame Christine Lagarde, che ha preso il posto di Draghi alla BCE, confessa di essersi emozionata alla notizia della candidatura di Annalena. L’emozione non dovrebbe far dimenticare un prudente realismo. Quattro anni fa, scelto come sfidante della Merkel, con il cento per cento, un plebiscito storico per i socialdemocratici sempre divisi e litigiosi, il bravo Martin Schulz, superò a gennaio nei sondaggi Angela Merkel, data frettolosamente per spacciata.

Schulz mise la barra tutta a sinistra e a marzo, al primo test regionale nella Saar, andò a schiantarsi contro il “muro” della Linke. Allora cambiò rotta puntando al centro, troppo tardi, e a settembre alle elezioni nazionali, ottenne il 20,2 per cento, un disastro, il peggior risultato di tutti i tempi, che sarà battuto probabilmente fra cinque mesi, dal suo quasi omonimo Scholz. Nel 2011, la verde Renate Künast, si vide già borgomastra di Berlino, il partito grazie a lei era balzato in testa con il 30 per cento, ma al voto i berlinesi restarono fedeli al sindaco socialdemocratico Klaus Wowereit. “L’entusiasmo è pericoloso”, ammonisce la “Süddeutsche Zeitung”.

Berlin autofrei © il Deutsch-Italia

Berlin autofrei © il Deutsch-Italia

Annalena, anche se non ha esperienza, è troppo avveduta per compiere gli errori di Schulz, le basterebbe stare ferma, e non parlare troppo, per non perdere il vantaggio. Ma i suoi Verdi, secondo la tradizione, già sono all’opera per un autogoal. Nel 2013, persero almeno un milione di voti mettendo in programma un giorno vegano nelle mense in fabbrica e a scuola. Non toccate i Würstel ai tedeschi. Domenica nella capitale, insieme con la Linke, hanno organizzato una manifestazione per indire il referendum su “Berlin auto free”. Se vincono, nel 2027 si andrà a piedi o in bicicletta. Alla manifestazione, sulla Leipzigerstrasse, erano quattro gatti, e la metropoli non è tutta la Germania, ma basta a spaventare gli elettori.

I referendum non sono contemplati dalla Costituzione, diciamo che sono un consiglio a chi governa. I berlinesi avevano votato contro la chiusura dell’aeroporto di Tegel (anch’io, per quel che conta), ma lo hanno chiuso lo stesso. L’aerea dello scalo è un boccone troppo ghiotto per la speculazione edilizia. Entro il 2023, dovranno essere raccolte 170mila firme, e solo dopo 4 anni si potrà votare per il Volksentscheid. Vedremo. Entro il “Ring”, l’autostrada urbana, dovrebbero circolare solo taxi, mezzi pubblici, polizia e ambulanze. Chi vive al centro potrà chiedere al municipio il permesso per 12 giri in auto all’anno.

Berlin autofrei © il Deutsch-Italia

Berlin autofrei © il Deutsch-Italia

I Verdi hanno molte anime. A Stoccarda gli ecologisti, primo partito da otto anni, vanno pragmaticamente d’accordo con le centrali nucleari e la Daimler. L’auto traina sempre il “Made in Germany”, in piena pandemia VW, BMW, Audi, Ford, e la Mercedes hanno venduto il 30 per cento in Cina. Che ne pensa la loro leader? Prima o poi, in campagna elettorale, Annalena non potrà rimanere vaga, dovrà dire da che parte pende, tra pragmatici e fondamentalisti. I compagni nelle fabbriche amano la natura, ma si preoccupano per il posto di lavoro.

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© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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