Mehrgenerationenhaus © il Deutsch-Italia
Mehrgenerationenhaus © il Deutsch-Italia

È ideale recarsi a Rügen per qualche giorno, sia per rilassarsi che per fare lunghe passeggiate immersi fra alberi dalle foglie ancora giovani e brillanti o per toccare le scogliere in gesso che ne caratterizzano la zona orientale, e immaginare come l’isola più grande della Germania apparirà nel futuro, quando queste saranno ormai scomparse.

Rügen si trova nel Mar Baltico, che i tedeschi chiamano Ostsee (mare dell’Est), ed è fra le mete preferite di chi vive nel Nord-est del Paese. In qualche ora di treno si è catapultati in una realtà così diversa da quella frenetica dei maggiori centri urbani… Ci si immerge in un paesaggio di alberi e acqua in cui nemmeno i piccoli villaggi fanno rumore. Anche Sassnitz, uno dei principali centri di Rügen – appena diecimila anime – respira in silenzio affacciata sul mare; i rumori tipici da città portuale ne scandiscono il passare delle ore. Per trascorrervi un fine settimana o, perché no, un periodo più lungo, l’alloggio ideale è la Grundtvig Haus, una delle 450case intergenerazionali” (Mehrgenerationenhäuser) sparse per lo Stato federale tedesco.

A un paio di minuti dal porto sorge il grande edificio intitolato al teologo, pedagogo e pensatore danese che sin dal 1996, anno della fondazione, ispira le iniziative-cardine della casa, incentrate sul sostegno reciproco fra persone di età diverse che amino la compagnia e si prendano cura le une delle altre.

L’edificio, che si sviluppa su tre piani, è in tutto e per tutto una casa; solo la reception al pianterreno tradisce la presenza dell’associazione che coordina le varie attività e cura la comunicazione con il pubblico e gli ospiti. Tuttavia, durante il mio soggiorno di tre giorni, del “personale” non trovo traccia, così da avere, sin dalle prime ore di acclimatamento, la sensazione di abitare la Grundtvig Haus e non essere turista o solo di passaggio. Vi sono un grande salone al pianterreno con tavoli, poltrone e divani, un pianoforte, giocattoli, un bar e scaffali carichi di libri, una veranda in cui fare colazione guadando il mare, ad ogni piano un salottino e una sala da pranzo oltre che bagni, cucine spaziose e, naturalmente, camere da letto con vista sul Baltico (alcune, attrezzate perfino con antiche culle in legno).

Sebbene ogni Mehrgenerationenhaus abbia una propria storia e nasca in risposta ai desideri e le necessità di una comunità circoscritta, il Ministero per la famiglia, gli anziani, le donne e i giovani (Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend) – che le finanzia – si assicura che lo spirito che le anima non venga tradito e che la vicinanza e convivenza fra persone di generazioni diverse resti al cuore di ogni progetto. Le principali fruitrici delle iniziative di cui le case si fanno promotrici – laboratori di pittura, fotografia, corsi di lingue, musica, cineforum, svariate attività per immigrati o rifugiati, anziani affetti da demenza e bambini in età scolare – sono le famiglie del quartiere o del piccolo paese, ma anche persone sole. Si direbbe che le case intergenerazionali riempiano quel vuoto moderno generato sempre più spesso nei nuclei familiari in cui i genitori sono oberati di lavoro e non hanno tempo di giocare con i figli o ancora rallegrino gli anziani soli, dando loro l’opportunità di fare i nonni, anche se non dei figli dei propri figli. Queste strutture ricreano in piccola scala un’idea di società che in Europa è ormai scomparsa: quella in cui i figli di uno sono figli di tutti e i vecchi sono saggi, non un peso gravoso che gestiscono al meglio solo ospizi o case di riposo. E’ un dato di fatto il contrario, piuttosto: ovvero che i sessantenni di oggi, in Germania come nel resto del continente, abbiano davanti a sé una ventina d’anni da trascorrere in salute, ma scarse occasioni d’incontro e scambio con gli altri.

Se è vero che sono lontani i tempi in cui all’interno di un’unica grande casa convivevano diverse generazioni della stessa famiglia e che il ritorno al passato suoni improbabile, è ammirevole questa forma moderna di famiglia allargata in versione tedesca e le strutture che la rendono possibile. Le Mehrgenerationenhäuser, sia quelle in cui abitano stabilmente solo i tirocinanti (come a Sassnitz), sia quelle in cui giovani e meno giovani sono a casa a tutti gli effetti rappresentano il risultato di una certa proattività che in Germania, rispetto ai temi sociali, è molto diffusa (un noto esempio si trova a Meisenweg, dove nel 2006 è sorta una casa intergenerazionale su iniziativa di Horst Holtmann e della moglie Dagmar).

In Italia non abbiamo ancora strutture che svolgano una funzione simile senza che sia facile scambiarle con strutture di ricovero. Ciò non significa che non si possa prendere spunto dalle Mehrgenerationenhäuser tedesche per lanciare progetti analoghi a casa nostra, dove le difficoltà e i bisogni di cui sopra interessano, proprio come in Germania, una vasta fetta della popolazione.

Un giorno in una Mehrgenerationenhaus

mm
Al termine degli studi universitari in relazioni internazionali e conflitti interculturali, dedica alla scrittura gran parte del suo tempo. La passione per il cinema la avvicina, ancora liceale, alla critica cinematografica, che affianca a racconti brevi e reportage di viaggio. Nel 2012 documenta il movimento di protesta degli Indignados madrileni e due anni dopo è coautrice de “L’Egitto attraverso il vetro”, esperimento di reportage narrativo fra parole e immagini. Dal primo incontro con Berlino, dove vive dal 2013, nasce HOMEISWHEREVER, il suo blog personale, in cui racconta bellezze e contraddizioni della realtà multiculturale in cui è immersa.

I deputati non sono corrotti, dice la legge (o lo diceva)

Articolo precedente

Kicker, 100 anni inossidabili

Articolo successivo

Ti potrebbe piacere anche

Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *