Diario di un curato di campagna 01 © Union General Cinematographique Youtube
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Diario di un curato di campagna 19 © Union General Cinematographique Youtube

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Preti sposati? Una famiglia sarebbe d’impaccio o li aiuterebbe a comprendere i problemi dei loro fedeli? Una domanda che ha diviso il Papa in carica e il Papa in pensione, l’argentino Bergoglio e il tedesco Ratzinger. Da bambino, uno zio a Palermo mi condusse al cinema, un rito domenicale, a vedere “Diario di un curato di campagna”. Due ore di tormento che mi segnarono per sempre. Neanche a lui interessava il film di Bresson, tratto dal romanzo di Bernanos, ma desiderava vedere qualche minuto di una partita della nazionale inserita nel Cinegiornale. Allora non c’era la tv.

Non ho dimenticato il dramma del giovane prete alcolizzato e infelice per amore. Non è proprio così, ma questo è il mio ricordo infantile. Da allora guardo i sacerdoti che incontro con umana comprensione. In fondo l’obbligo del celibato esiste solo dal 1139, neanche mille anni, non molti per la Chiesa.

Papa Francesco

Papa Francesco

Papa Francesco si preoccupa della mancanza di vocazioni in Amazzonia, ma dovrebbe forse guardare alla Patria del suo predecessore. A Amburgo il parroco Hans Janßen, 62 anni, è felicemente sposato, e ha quattro figli. Era un pastore luterano quando una quindicina d’anni fa si sentì “chiamato dalla fede cattolica”. Un lungo percorso, e tra i vari ostacoli da superare per due anni dové studiare teologia, secondo la dottrina della Chiesa di Roma.

Non è stato facile informare la moglie e i figli. Lei, all’inizio, trovò l’idea completamente assurda, e dové convertirsi a sua volta, ma non fu costretta a divorziare, né il legame fu annullato. Se non ricordo male, il pastore di Lutero diventato sacerdote e la moglie dovrebbero però vivere come “fratello e sorella”. Ma è una questione privata.

Sono una dozzina i preti, su circa diecimila in Germania, che si trovano nella condizione di Janßen. Il parroco a Amburgo ha la cura di 14.500 fedeli, divisi in tre parrocchie (sempre a causa delle scarse vocazioni), e assicura che ben pochi hanno avuto problemi con lui. Ma aggiunge che se i suoi figli fossero stati piccoli avrebbe qualche difficoltà a trovare il tempo libero per i parrocchiani. Anche i colleghi lo trattano normalmente “senza invidia”, assicura.

I pastori luterani possono sposarsi, ma solo nel 1958 fu ordinata la prima Pfarrerin. Oggi le donne sono un buon cinquanta per cento. Possono sposarsi, e sono sempre più frequenti le coppie omosessuali, uomini e uomini, donne e donne. Il pastore fa outing durante la funzione e, di solito, i fedeli non sono contrari. E quando capita, divorziano, e si risposano. Non è un problema, ma il partner ha un ruolo attivo in chiesa, perché la parrocchia è un centro sociale e la moglie del pastore, o il marito, ha diversi compiti da svolgere.

Martin Luther

Non sono credente, e mi sembra doveroso non impicciarmi nei problemi delle due Chiese, che in Germania continuano a perdere fedeli. Non mi sembra che i Pfarrer di Lutero svolgano meno bene il loro compito perché hanno una famiglia a carico. La mia editor, che ha fatto comprare e tradurre alcuni miei libri, è figlia di un pastore, e sposò a sua volta un pastore che poi lasciò per divorziare. E anche la mia traduttrice, una nota italianista, è figlia di un pastore.

La mia editrice vuole scrivere un libro dal bel titolo: “Die Töchter des Pastors, küsst man nicht”, non si baciano le figlie del pastore. «I miei compagni a scuola», mi racconta, «appena scoprivano il lavoro di mio padre, mi guardavano con timore e si allontanavano». Da ragazza un problema, oggi lo trova divertente. Il suo non sarebbe un romanzo disperato come quello di Bernanos. Io non sono mai riuscito a leggere il “Diario di un curato di campagna”, non ricordo il finale del film, ma conosco la trama. L’infelice curato va a morire giovane in casa di un ex sacerdote, spretato e sposato. Un peccatore per la Chiesa, non per Dio.

 

Papa Francesco e il sacerdozio oggi

© Youtube Tv2000it

 

 

 

© per gentile concessione di ItaliaOggi

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Roberto Giardina, dal 1986 in Germania, è corrispondente per il QN (Giorno-Resto del Carlino- La Nazione) e Italia Oggi. Autore di diversi romanzi e saggi, tradotti in francese, spagnolo, tedesco. In Germania è uscito "Guida per amare i tedeschi", "Anleitung die Deutschen zu lieben" (Argon e Goldmann), "Complotto Reale" (Bertelsmann), "In difesa delle donne rosse" (Argon), "Hundert Zeilen", "Berlin liegt am Mittelmeer" (Avinus Verlag), "Pfiff", romanzo sulla Torino degli Anni Sessanta e la rivolta operaia di Piazza Statuto; "Attraverso la Francia, per non dimenticare il Belgio"; "Lebst du bei den Bösen?", "vivi tra i cattivi, la Germania spiegata a mia nipote"; e recentemente "Il Muro di Berlino. 1961-1989".

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