Non sono pochi quelli che sono rimasti impressionati dall’incredibile Horst Seehofer. A 69 anni suonati il bavarese dimostra più grinta di tutta la generazione di bambacioni politici ciclicamente tritata da Mutti. «Non mi faccio far fuori da una che è Cancelliera soltanto grazie a me», dichiara Horst brandendo le “dimissioni sì”, “dimissioni no” come un’arma. Il sistema politico tedesco sta andando in tilt e nessuno ci capisce più niente. E il ruotino di scorta Grünen non sembra una soluzione credibile; il ruotino si sa, va cambiato alla prima stazione di servizio e sopra i 60 km orari si sfascia e buona notte.

Nell’Spd, invece, è panico totale. Se crollasse tutto e si andasse ad elezioni il partito che fu di Willy Brandt e Helmut Schmidt, e ora è nelle mani della badante Nahles, vedrebbe chiaramente davanti a sé quota 10 per cento. Che poi è anche l’obbiettivo first best del PD italiano.

L’oggetto del contendere, gestire il flusso di migranti secondo un criterio nazionale (Seehofer) o europeo (Merkel), è ormai secondario rispetto allo scontro in atto. L’esito rimane incerto, una cosa però è sicura: al momento la politica più scoppiettante d’Europa è sicuramente quella tedesca.

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