pedalare
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Ecco come siamo messi: per decenni i politici brighella italiani sono andati a Bruxelles giusto per fare da tappezzeria. Hanno concesso tutto quello che c’era da concedere senza fiatare puntando a qualche misera mancia da rivendersi in Patria come oro colato. Fino a ieri l’elettore non li aveva mai puniti per questo comportamento pusillanime, e loro ci hanno sguazzato. Anche i “partners” europei ci hanno sguazzato, abituati com’erano ad avere a che fare con dei miseri pulcinella da quattro soldi, arrendevoli e sempre proni. Il patto, per chi non lo avesse ancora capito, era: in Europa fate quello che volete che tanto a noi non frega, basta che nell’Italy ci lasciate fare il nostro monkey business.

Ora che la musica è cambiata emergono le magagne. Per la prima volta, dopo decenni, un governo italiano, costretto da ondate di crisi che si stanno abbattendo alte come palazzi sul continente, avanza delle pretese. Non per nazionalismo, ma per puro istinto di sopravvivenza. E si trova tutti contro. Abituati ai pezzenti di ieri che barattavano migranti con flessibilità, acquiescenza con libertà di delinquere e corrompere, i “partners” europei hanno scambiato l’improvvisa, ma traballante fermezza dei nuovi per supponenza e arroganza. Non era realistico pensare che potesse cambiare tutto al primo colpo. Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, solo per fare i nomi dei peggiori, hanno firmato chili di cambiali in bianco che ora i nostri “partners” europei presentano all’incasso col sorrisetto da stronzetto di Macron. Sottrarsi è praticamente impossibile. La strada è tutta in salita e sotto questo sole c’è da pedalare e niente da bere.

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