Moschea--Die-Linke
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La versione hard boiled della religione peace&love&sharia for everybody ha trovato nella sinistra contemporanea un alleato disabile, ma ideologicamente compatibile. Intelligente come solo un cetriolo sottaceto può essere, la sinistra contemporanea vede nell’ideologia islamista hard core, fondamentalista e antisemita, una versione attualizzata della buona novella marxista e negli imam radicali, sessuofobici e antisemiti, i nuovi Karl Marx.
Licenze poetiche a parte è più o meno quello che ha detto la femminista (vera, non un fake come quelle che lottano contro il patriarcato del maschio bianco dalle loro ville di Hollywood o Berlin Zehlendorf) Alice Schwarzer in un articolo illuminante a proposito del caso Alain Finkielkraut, il filosofo di origini ebraiche attaccato durante un corteo dei gilet gialli a Parigi. Sono più di 15 anni che il professor Finkielkraut condanna l’islam politico smascherandone i contatti con la sinistra e gli ambienti accademici francesi. Il filosofo ha avuto perfino l’ardire di criticare la politica delle frontiere aperte di Angela Merkel, definendola naif. Per questi motivi si è attirato l’odio nero di gruppi di sedicenti antirazzisti e di quelli che la Schwarzer definisce gli islam-linke, una nuova specie di utili idioti di sinistra che hanno eletto l’islamico fondamentalista, meglio se migrante, a nuovo soggetto rivoluzionario nonché portatore sano di peace& love per mezzo della Jihād. Come se non bastasse Alain Finkielkraut non ha mai nascosto le sue simpatie per le rivendicazioni del movimento dei gilet gialli. Quelli veri.
Nel febbraio scorso Finkielkraut è stato assalito al grido di sporco sionista, bastardo fascista, razzista e l’immancabile sporco ebreo, da un gruppo di teppisti usciti dal corteo dei gilet gialli. Il ras della gang antisemita è stato successivamente identificato dalla polizia. Come si può leggere nell’articolo della Schwarzer, si tratta di un attivista della sinistra francese convertito all’islam più radicale. Gli altri erano fancazzisti nordafricani e palestinesi in kefiah. Il commento del filosofo è stato lapidario: «Non sono stati i gilet gialli ad assalirmi. Un gilet di quel tipo lo può indossare chiunque. Quelle offese non provengono dal popolo, ma dalle Università. È l’antisemitismo islamico unito a quello della sinistra accademica». Scommetto che questa non l’avete letta da nessun a parte.
Se potesse, lo zombie ebreo di Karl Marx assurgerebbe dalla tomba come un moderno Lazzaro e vi vomiterebbe addosso i tre volumi del “Das Kapital“, comprese le note a piè di pagina di tutta la critica marxista da Georg Lukacs a Vladimir Luxuria.

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