Quanto è dura essere un migrante africano. Per quel migliaio di euro che ti è costato il biglietto solo andata per l’Europa, non solo ti devi sorbire il suprematismo morale della Kapitana Rakete, che 80 anni fa sarebbe stata entusiasta Hitlerjugend e oggi, a ideologia invertita, è entusiasta Jugendrettet (s’invertono i fattori ma il suprematismo rimane costante), ma ti becchi pure sti puzzoni ventri molli del Pd. No dico, ma avete idea di cosa voglia dire condividere lo spazio striminzito di una bagnarola ONG con i Del Rio, gli Orfini, i Faraone, i Graziano e tutti sti sfigatissimi loser della sinistra italiana? Tipo che già c’è poco da mangiare e ti tocca pure dividerlo con ste trippe sempre gonfie, ma mai sazie.
Che poi, a riflettori spenti, il migrante finisce in una bidonville ai margini della civiltà, che tanto ha esaurito il suo scopo e chi se lo fila più, e il piddino in sovrappeso torna ai suoi talk show, alla sua corte di intellettuali da comò, ai suoi partigiani in assenza di fascismo, ai suoi scrittori paraculi, ai suoi aperitivi ipercalorici, alle sue terrazze romane che di sera si sta d’incanto con sta brezzolina e sto vinello che va giù così bene. Ma per una notte anche io sono stato pvofugo sulla Sea Watch 3 e ho salvato l’afvicano dal fascismo salviniano! Prosit.

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