Goethe
Goethe
Francoforte sul Meno

Francoforte sul Meno

Johann Wolfgang Goethe nacque nel 1749 a Francoforte sul Meno, una città tanto differente per clima e lingua dall’Italia peninsulare. Le montagne del Taunus, causa dei freddi inverni che interessano Francoforte, sono all’opposto del clima mite di Roma; e anche le architetture delle due città non possono che apparire distanti; è sufficiente fare un raffronto tra la rotondità del Pantheon e le guglie aguzze del duomo imperiale di San Bartolomeo per rendersi conto dell’ovvia differenza: Francoforte è una città gotica e spigolosa, che con le sue architetture tende ad elevarsi al cielo, mentre Roma è una città antica, dalle linee architettoniche morbide come i colli su cui venne fondata.

La cupola del Pantheon © il Deutsch-Italia

La cupola del Pantheon © il Deutsch-Italia

Eppure la mediterranea Italia entrò nella nordica città dell’Assia proprio nella casa di Goethe: suo padre Johan Caspar, era collezionista d’arte e abbellì la sua dimora con dipinti di celebri pittori francofortesi, alcune opere – tutt’ora ammirabili nella ‘Gothehaus divenuta museo-, ritraggono vedute di paesaggi del Belpaese. È inoltre importante ricordare che Goethe durante l’infanzia ebbe come maestro l’ex monaco pugliese Domenico Giovinazzi, e che anche grazie al suo aiuto egli imparò, all’età di 11 anni, l’italiano. Non solo, Johan Caspar aveva visitato l’Italia nel 1740 redigendo un diario di viaggio. Goethe aveva ascoltato i racconti sul soggiorno italiano fin dalla più tenera età, e certo le opere di Torquato Tasso e l’antichità greco-romana suscitarono sul “principe dei poeti” una grande fascinazione fin dagli anni giovanili.

Johann Wolfgang andò a Weimar nel 1785 per fare da precettore al duca Carlo Augusto, allora diciottenne. L’anno successivo si trasferì in pianta stabile presso la sua corte, dove gli vennero affidati svariati incarichi: divenne consigliere ministeriale, si occupò della viabilità e della pubblica amministrazione, nonché delle miniere di Ilmenau, dove si estraevano rame e argento. Ma cosa avevano a che fare questi incarichi con un poeta del suo calibro? Dopo 10 anni Goethe avvertì il bisogno impellente di viaggiare, egli forse sentì il richiamo dei vissuti dell’infanzia che lo legavano indissolubilmente all’antichità classica e alla letteratura italiana.

Die Reise in Italien

Il 3 settembre 1786 partì in gran segreto da Karlsbad diretto verso il Belpaese. Egli portava con sé i manoscritti di opere ancora incompiute, e un taccuino su cui disegnare dei bozzetti per imprimere le esperienze più significative del viaggio. L’11 settembre Goethe giunse nella Repubblica Veneta, colto da ammirazione per il castello di Malcesine lo abbozzò sul suo taccuino, e venne per questo sospettato di spionaggio e arrestato. Fu rilasciato solo dopo aver indicato le sue vere generalità –Goethe viaggiava in incognito munito di un passaporto falso che recava lo pseudonimo Philipp Möller-, si trattava di uno stratagemma per evitare i fastidi di una notorietà che ormai lo precedeva in tutta Europa. Goethe arrivò a Verona il 13 settembre, e poté finalmente ammirare l’Arena, il Museo Maffeiano, nonché le opere di Tiziano, Tintoretto, Veronese. Meno conosciuta è la sua visita al giardino Giusti, dove tutt’ora è possibile ammirare il cipresso sotto cui si soffermò a riposare.

Il Parco più Bello 2016 © il Deutsch-Italia

© il Deutsch-Italia

Goethe era uno studioso a tutto tondo; si interessava tanto alla poesia quanto alle più disparate materie scientifiche: dopo tappe intermedie, il 26 settembre giunse a Padova dove visitò l’orto botanico più antico d’Europa, qui poté osservare attentamente la variegata vegetazione, e iniziò a teorizzare l’Urpflanze, una pianta originaria da cui sarebbero discese tutte le altre specie. Fu poi la volta di Venezia, dove soggiornò per più di un mese. Nella città di San Marco poté frequentare i teatri dove andavano in scena le opere di Goldoni, visitò gli edifici del Palladio, e non da ultimo, vide per la prima volta il mare.

Goethe ritratto da Wilhelm Tischbein

Goethe ritratto da Wilhelm Tischbein

Il viaggio continuò rapidamente verso Sud: Ferrara, Cento, Bologna, -dove si fermò due giorni per ammirare estasiato la santa Cecilia di Raffaello, mentre fu impietoso verso la torre pendente della Garisenda su cui ebbe a scrivere: ‘bruttissima da vedere’, tuttavia vi salì e poté scorgere il meraviglioso panorama-, dopo Bologna, Firenze, Perugia e Terni, arrivò finalmente Roma, la città eterna da lui tanto agognata. Qui entrò in contatto con il pittore Wilhelm Tischbein e con la comunità tedesca ivi presente. È tutt’ora possibile visitare la casa dove pernottò, divenuta museo nel 1997. Si fermerà a Roma per quasi tutto il mese di febbraio, visitando gli antichi monumenti d’età imperiale, le opere del rinascimento, e il palazzo del Quirinale. Si recò a rendere omaggio alla tomba del Tasso nel convento di Sant’Onofrio: -al celebre scrittore italiano Goethe dedicherà un’opera teatrale dal titolo omonimo.

Il 25 febbraio scese a Napoli: ‘Siehe Neapel und stirb’. Fu proprio il principe dei poeti a declamare il celeberrimo detto, che ebbe tanta fortuna, il suo spirito alla vista della città partenopea venne colto da un’impareggiabile ebrezza vitale, egli ebbe a scrivere: «Sono indulgente per coloro i quali delirano per Napoli, e ricordai con commozione il mio povero padre, il quale aveva serbata una memoria incancellabile di tutto quanto specialmente, io vidi oggi per la prima volta». Goethe si riferiva innanzitutto al paesaggio naturalistico: la spiaggia, il golfo, il porto, il Vesuvio, la grotta di Posillipo, e poi certo alla città con il suo porto, le eleganti vie di Chiaia, e palazzo Colombrano che allora esponeva la testa di cavallo in bronzo, opera incompiuta di Donatello, oggi preservata nel museo archeologico. Non mancarono infine le visite a Pompei, e alle tante meraviglie dell’antichità presenti nei dintorni di Napoli.

L’ultima tappa del viaggio fu la Sicilia; anche in questo caso gli elogi non si contano. Goethe scrisse: «L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine alcuna nello spirito. Qui è la chiave di ogni cosa». A Palermo non ricercò solo le bellezze della città -si ricordano, tout court, la visita al Santuario di Santa Rosalia e alla villa del principe di Palagonia, e certo le letture dell’Odissea sotto la vegetazione lussureggiante dell’orto botanico, ma fece anche visita alla famiglia del conte Cagliostro, misterioso personaggio molto chiacchierato, allora come oggi.

L’Italia e la Germania, sono due terre accomunate da un legame culturale indelebile, che troppo spesso si tende a dimenticare. L’Italia ringrazia Goethe, e quindi la grande cultura tedesca, dedicando al principe dei poeti insegne, dediche, vie che sono cosparse lungo tutta la Penisola. La Germania, attraverso Goethe, ringrazia l’Italia, rendendo non solo noti, ma perfino immortali, i tesori paesaggistici e culturali descritti nel diario dello scrittore che divenne un’opera monumentale dal titolo: “Viaggio in Italia”.

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