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Ahnenerbe in Finlandia - Federico Prizzi

Ahnenerbe in Finlandia – Federico Prizzi © Novantico editore

In occasione della presentazione a Militalia, la più importante fiera espositiva sul mondo militare, di un nuovo libro inerente il rapporto tra l’antropologia e la geopolitica tedesca in Finlandia negli anni precedenti la Seconda guerra mondiale del polemologo, storico militare e antropologo Federico Prizzi, che ha effettuato numerose ricerche sul campo in Asia centrale, Sud-est asiatico, Medioriente e nei Balcani, con analisi dedicate ai movimenti insorgenti, ai conflitti asimmetrici e alla condotta di guerre non convenzionali (e autore fra l’altro del libro intitolato “Antropologi in Guerra – la spedizione Nazionalsocialista in Amazzonia”, relativo al ruolo dell’intelligence tedesca in Sud America), noi de “il Deutsch-Italia” gli abbiamo poste alcune domande.

Federico Prizzi

Federico Prizzi

La casa editrice Novantico ha appena pubblicato il suo libro “Ahnenerbe in Finlandia – le ricerche antropologiche sul fronte della Carelia”. Perché pubblicare oggi un libro sulla controversa Ahnenerbe? E perché in Finlandia?
Principalmente per parlare di Storia, evitando però le strumentalizzazioni ideologiche. Attraverso la Storia, infatti, si possono comprendere quelle dinamiche culturali e quelle tensioni geopolitiche che, in modo carsico, continuano ancora oggi a sollecitare l’intera area baltica e la Scandinavia orientale. Tensioni che già la Germania negli anni ‘30 aveva tutto l’interesse a sfruttare prevalentemente per specifici interessi geopolitici. Interessi che avevano, però, necessità di prove scientifiche che giustificassero alleanze politiche e l’impiego delle proprie forze armate. Per questo, allora come oggi, le Scienze Umane, e l’antropologia in particolare, vennero utilizzate per studiare anticipatamente quel “terreno umano” sul quale si sarebbero poi mossi sia gli assetti informativi che le unità militari germaniche.

Antropologi in guerra

Antropologi in guerra

Pertanto un modo per parlare di come la ricerca scientifica possa supportare l’intelligence di uno Stato?
Esattamente. Parlare di un contesto storico passato come quello degli anni che precedettero la Seconda guerra mondiale facilita l’affrontare tematiche che oggigiorno appartengono a una nicchia ristretta di esperti e, pertanto, non sono note al grande pubblico. Se a ciò si aggiunge poi uno studio sulla Ahnenerbe, ovvero sulla “Società di ricerca dell’eredità ancestrale” creata dal Nazismo e famosa per le sue ricerche che oggi chiameremmo di “Archeologia di frontiera”, si ottiene un testo che non parla solamente di geopolitica e di spionaggio, ma anche di antropologia ed esoterismo. Insomma, è un po’ come vedere un film di Indiana Jones, un personaggio di fantasia che però nasce, come ho già avuto modo di scrivere in un altro mio libro intitolato “Antropologi in guerra”, da riferimenti a persone realmente esistite e al servizio allora dell’Intelligence americana e inglese.

Yrjö von Grönhagen

Yrjö von Grönhagen © Novantico editore

Parliamo quindi di Cultural Intelligence?
Cultural Intelligence è il termine appropriato per designare quelle informazioni ricavabili da esperti e studiosi di Scienze Umane il cui utilizzo può essere messo al servizio degli interessi strategici di uno Stato. In questo, allora, il Nazionalsocialismo tedesco non scoprì nulla di nuovo. Semplicemente utilizzò queste ricerche per avvalorare anche le proprie teorie razziali che, comunque, furono sempre secondarie rispetto alle esigenze geopolitiche e militari. Basti pensare anche al fatto che l’antropologo finlandese Yrjö von Grönhagen, del quale all’interno del mio libro ho ripubblicato integralmente gli studi svolti a favore delle SS, venne impiegato durante la Seconda guerra mondiale nella condotta di quelle che oggi chiameremmo Psychological Operations (PSYOPs). Cioè in operazioni di vera e propria guerra psicologica. Una tipologia di guerra ove l’analisi antropologica è, ancora oggi, fondamentale per conseguire effetti duraturi sul nemico.

Miron-Aku

Miron-Aku © Novantico editore

E in tutto questo cosa c’entra l’esoterismo?
Centra e pure tanto. Perché sebbene i tedeschi allora fossero estremamente pragmatici e tutto il loro sforzo fosse destinato a supportare quello bellico, l’ideologia Nazionalsocialista traeva molta della sua forza, almeno nell’ambito delle SS, dall’esoterismo d’ispirazione nordica. Non è un caso che Yrjö von Grönhagen dedicò molto tempo a raccogliere le testimonianze dei cantori di rune e degli ultimi sciamani finnici che vivevano proprio nelle foreste della Carelia. Ricerche interamente incentrate sul magismo e sull’occulto analogamente a quanto farà poi Ernesto De Martino in Lucania e nel Salento.

Miron-Aku prevede il futuro

Miron-Aku prevede il futuro © Novantico editore

Figura chiave per il suo studio sul magismo fu Miron-Aku, un’anziana di 92 anni, considerata allora una maga potente dai contadini careliani. La quale viveva nel villaggio di Tulema, vicino al lago Ladoga, a Nord-est di San Pietroburgo. Maga che iniziò von Grönhagen al mondo misterico della magia di campagna. Una magia che molto aveva a che fare con il culto dei morti, poiché incentrata su un dialogo continuo con le forze della natura e con gli spiriti degli antenati. Un culto accompagnato anche da un caratteristico pianto rituale. Un lamento funebre precristiano che non era solo, come creduto, una peculiarità della cultura mediterranea. Legato al culto dei morti vi era poi anche quello dei serpenti e il ruolo iniziatico della sauna… ma ora non voglio anticipare troppo di questo mio libro che può comunque fornire al lettore più chiavi di lettura su queste ricerche.

Insomma un libro da non perdere?
Un libro che può aiutare a riflettere.

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Cecilia Sandroni, per formazione semiotico del teatro, è membro della Foreign Press di Roma come Italienspr (italienspr.com/global press), oltre ad essere un'esperta di relazioni internazionali nella comunicazione. Le sue competenze spaziano dal teatro-cinema, alla fotografia, al restauro, con la passione per i diritti umani. Indipendente, creativa, concreta, ha collaborato con importanti istituzioni italiane e straniere per la realizzazione di progetti culturali e civili.

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