Nel giardino © Pia Valentinis
Nel giardino © Pia Valentinis
Quello che ci muove © rueBallu

Quello che ci muove © rueBallu

«La danza è una lingua. I suoi segni sono i gesti. Il corpo ha cose da dire. Il balletto è una tortura piena di grazia. (…) Il sipario, il palcoscenico, le quinte. Teatro e danza vanno insieme. In una parola sola, una parola tedesca: Tanztheater. Tanztheater vuol dire esprimersi in libertà e liberarsi dalla faticosa ripetizione del balletto. Tanztheater è anche il nome della compagnia di ballo creata da Pina Bausch. Questa è la storia della vita di Pina e della sua compagnia».

Sono le battute iniziali del libriccino “Quello che ci muove – Una storia di Pina Bausch” (casa editrice rue Ballu, collana Jeunesse ottopiù) in cui la scrittrice e giornalista Beatrice Masini riesce perfettamente nell’arduo compito di descrivere le emozioni della danzateatro della coreografa tedesca Pina Bausch, ripercorrendo le tappe salienti della sua vita attraverso 78 pagine dove il testo si alterna alle illustrazioni di Pia Valentinis. Il risultato finale è una lettura comprensibile dai più giovani, ma godibile anche da chi sa che la danza può essere compresa solo vivendola in prima persona, sul palcoscenico, come danzatori, o davanti al sipario che si alza, come spettatori.

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Philippine (detta Pina) nasce nel 1940 a Solingen, una piccola città della Renania settentrionale. Viene iscritta alla scuola di danza all’età di soli 5 anni e sin da subito comincia ad ideare i suoi primi spettacolini nel piccolo giardino dell’albergo dei genitori. All’età di 14 anni si trasferisce ad Essen, dove frequenta la Folkwang Hochschule, il liceo delle arti, ed è qui che comprende come la danza può essere un linguaggio del corpo più libero ed espressivo rispetto alla tradizione classica, facendo propri gli insegnamenti del maestro Kurt Jooss. Il grande salto accademico avviene all’età dei 18 anni, quando Pina parte da sola, in nave, alla volta di New York, dove grazie ad una borsa di studio può studiare danza presso la prestigiosa Juilliard School.

Kurt Jooss © CC BY-SA 3.0 Punt Anefo - Nationaal Archief WC

Kurt Jooss © CC BY-SA 3.0 Punt Anefo – Nationaal Archief WC

«La borsa di studio copre un anno di scuola e di soggiorno a New York. Pina però decide che vuole restare due anni. Mangia pochissimo per risparmiare: vive di montagne di gelato, zucchero, limone. Spende tutto quello che possiede per andare a vedere spettacoli di danza e di teatro. È quella la sua fame, la sua sete». Alla fine del primo anno, entra nel corpo di ballo del Metropolitan Opera House di New York, diretto dal coreografo inglese Antony Tudor.

Due anni dopo sceglie di ritornare in Germania, ad Essen, dove danza e lavora alle coreografie insieme al suo primo maestro, Jooss, al Folkwang Tanzstudio, che dirigerà dall’anno successivo. Nel 1970 accetta la proposta di diventare direttrice del teatro e del corpo di ballo della città di Wuppertal, una tappa che si rivelerà fondamentale per Pina Bausch. A partire dal 1973, la coreografa tedesca decide di chiamare la compagnia di ballo “Tanztheater Wuppertal”: danza e teatro, insieme. Un semplice cambio di nome? Sulla carta, forse, ma nella sua essenza la “Tanztheater Wuppertal”, a partire da Pina Bausch, comincia un nuovo corso fondato dalla coreografa tedesca e sul suo modo di “parlare” un nuovo linguaggio del movimento.

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Pina Bausch © Teatro La Fenice

«I primi anni sono molto difficili. Per gran parte degli spettatori danza vuol dire balletto, la tradizione», scrive la Masini, ed è indubbio che nella Germania degli Anni ’70 gli spettacoli di Pina Bausch, in cui la danza si innesta con la recitazione, possano risultare sconcertanti per il pubblico e per i critici, tanto che, all’indomani di un suo spettacolo, si legge in una lapidaria recensione “La musica è bellissima. Però bisogna chiudere gli occhi.”

Pina Bausch © Teatro La Fenice

Pina Bausch © M. Crosera Teatro La Fenice

Pina Bausch non si dà per vinta e continua imperterrita a credere che la danza debba essere un mezzo per manifestare le proprie emozioni più intime, chiede ai propri ballerini di mettersi a nudo, di capire e di trasformare “quello che li muove” in movimento. «Io amo i miei ballerini. Sono belli. Ed io cerco di dimostrare la bellezza di ciò che sono dentro». Ogni coreografia diventa il palcoscenico ideale per l’interiorità emotiva di ogni danzatore, al contempo tutti i ballerini della compagnia danzano all’unisono come note della stessa melodia. Finalmente anche il pubblico comincia a comprendere il linguaggio della danza della Bausch, e quella bimba che cercava di intuire i più intimi pensieri dei clienti del ristorante dei propri genitori, osservandone mimica e gestualità da sotto i tavoli, si è trasformata in una filiforme donna dall’algido fascino che tiene sempre la sigaretta tra le dita, mentre crea coreografie che vengono applaudite in tutti i teatri del mondo, tanto da richiamare l’attenzione di registi come Almodovar e Fellini. Quest’ultimo le fa interpretare la parte di una principessa cieca nel film “E la nave va”.

Pina Bausch muore il 30 giugno del 2009, ma la compagnia “Tanztheater Wuppertal” continua ad esibirsi su tutti i palcoscenici del mondo con il repertorio e nel nome della sua fondatrice.

Concetta De Mauro
Nata a Taranto, vive e studia a Roma. Laureanda in Giurisprudenza presso l'Università "La Sapienza" di Roma, ama il mare e il rispetto dell'ambiente. Le sue passioni: arte, letteratura, teatro e cinema.

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