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Il cacciabombardiere F 35

Il cacciabombardiere F 35

Il noto blog statunitense “Zero Hedge” ha lanciato la notizia qualche giorno fa: la Germania starebbe pensando di abbandonare l’idea di comprare il cacciabombardiere americano “F-35”, prodotto dalla Lockheed Martin, azienda americana del Maryland. Non è la sola voce al riguardo infatti, il giorno prima, l’autorevole quotidiano finanziario tedesco “Handelsblattaveva titolato “Bundeswehr entscheidet sich gegen US-Tarnkappenbomber F-35, ossia “le Forze armate tedesche hanno optato contro il cacciabombardiere invisibile statunitense F-35”. A quanto sembra il ministero della Difesa tedesco avrebbe affermato di stare solo considerando la possibilità di acquisto di aerei dalla statunitense Boeing o dal gruppo Airbus, azienda franco-tedesco-spagnola.

La Germania ha da 35 anni in dotazione 85 caccia “Tornado”, aereo vecchio di 40 anni, e 143 “Eurofighter”, di cui 33 di prima generazione, altro caccia vecchio di 16 anni. Da notare che tanto nel primo che nel secondo aereo c’era anche la partecipazione di una grande azienda italiana, l’Alenia Aermacchi (ex Fiat Velivoli, poi confluita in Leonardo, ex Finmeccanica). Dunque non v’è dubbio alcuno che Berlino debba adeguare ai tempi moderni la propria flotta aerea, che peraltro fa “acqua” da tutte le parti come i numerosi episodi di incidenti (a volte purtroppo mortali come in Mali) hanno ampiamente dimostrato. Tuttavia il punto interessante non è questo. Al contrario è che, se fossero confermate queste voci autorevoli, sarebbe palese l’opposizione della Repubblica federale al grande alleato d’oltre oceano che sta tentando, dopo l’abbandono del trattato INF (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty), siglato a Washington l’8 dicembre 1987 dall’allora Presidente Ronald Reagan e dal Segretario di Stato dell’Unione Sovietica Michail Gorbačëv sullo smantellamento dei missili nucleari presenti in Europa, di convertire in piccole testate atomiche (da 5 chilotoni, ossia un terzo di potenza di quella di Hiroshima) i missili “Triedent” dispiegati anche su territorio tedesco.

Heiko-Maas-©-Superbass-CC-BY-SA-4.0-via-Wikimedia-Commons

Heiko-Maas-©-Superbass-CC-BY-SA-4.0-via-Wikimedia-Commons

Germania e Francia hanno infatti avviato una stretta collaborazione politico-economica e militare, ribadita dal recente Trattato di Aquisgrana. Nel settore militare stanno sviluppando diversi progetti assieme, tra cui la costruzione di un nuovo aereo da combattimento e un nuovo carro armato. Ma stanno pensando anche a sostituire il sistema di trasferimenti bancari SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) che è sotto controllo degli Stati Uniti a seguito di un accordo fatto dopo i fatti dell’11 settembre 2001. Come ebbe a comunicare lo scorso agosto durante la conferenza annuale con gli ambasciatori a Berlino il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Heiko Maas: «Non sarà facile, ma abbiamo già cominciato. Stiamo studiando proposte per canali e sistemi di pagamento, indipendenti dallo SWIFT, e stiamo cercando di creare un fondo monetario europeo». Il Ministro aveva inoltre sottolineato: «Dobbiamo reagire e rafforzare l’autonomia e la sovranità dell’Europa nella politica commerciale, economica e finanziaria. È giunto il momento di ricalibrare la partnership transatlantica in modo razionale, critico e anche autocritico». La mossa è chiaramente volta ad aggirare le sanzioni volute nuovamente da Washington nei confronti dell’Iran, Paese con il quale la Germania (e non solo lei) ha notevoli interessi economici.

Miller, Medvedev Schröder © Nord Stream

Miller (Gazprom), Medvedev, Schröder © Nord Stream

Come se non bastasse il tanto osteggiato oleodotto “Nord Stream 2” che partendo da Vyborg, vicino a San Pietroburgo, metterà in comunicazione diretta la Russia con il Nord-est della Germania, a Greisfwald nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dovrebbe vedere luce proprio alla fine di quest’anno. Questo nuovamente contro gli interessi degli Stati Uniti, che vorrebbero invece imporre il loro gas liquido importato con le navi direttamente da Sabine Pass, il terminal al confine tra Texas e Louisiana gestito da “Cheniere Energy”. Il tutto nonostante il contentino dato dal ministro dell’Economia tedesco, il cristiano democratico Peter Altmaier, che lo scorso settembre aveva dichiarato che la Germania avrebbe cercato un sito appropriato per la costruzione di una piattaforma di rifornimento per le navi statunitensi. Il progetto non è stato soppresso, ma evidentemente non è l’obiettivo principale tedesco in fatto di approvvigionamento energetico.

Evidentemente Berlino pensa ad un futuro indipendente da Washington, guardando al nemico-amico russo e alla non così lontana Cina, immenso mercato economico per le merci tedesche.

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