Ursula von der Leyen © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia
Ursula von der Leyen © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Infuriava la crisi del debito sovrano. Era il 23 agosto 2011 quando Ursula von der Leyen espresse una posizione da “falco” che venne sconfessata dal suo stesso Governo. In un’intervista alla televisione tedesca “Ard” l’allora ministro del Lavoro dell’Esecutivo Merkel disse che futuri salvataggi della zona euro avrebbero dovuto essere garantiti con riserve auree o quote di aziende di Stato. Il dibattito riguardava la Grecia, che soltanto un anno prima, nel maggio 2010, aveva ricevuto un bail-out da 110miliardi di euro.

La Finlandia non si fidava delle riforme greche e chiedeva collaterali ad Atene per contribuire ai pagamenti del salvataggio deciso dalle istituzioni europee e dal Fondo monetario internazionale. Allora la delfina di Merkel, che è stata scelta dai Ventotto alla guida della Commissione UE dopo l’affossamento della candidatura del socialista olandese Frans Timmermans, affermò che futuri bail-out avrebbero potuto essere ottenuti soltanto in cambio di garanzie, quali appunto riserve auree o quote di aziende nazionali. Le affermazioni della Ministra esprimevano in quel momento la posizione dell’ala più rigorista della Cdu, e fu la stessa Angela Merkel a sopire le polemiche chiedendo ai suoi di accantonare propositi del genere. Persino il ministro delle Finanze tedesco, il falco Schäuble criticò l’idea.

Una voce critica in Italia

Se la grande maggioranza della diplomazia europea esulta per l’elezione della fedelissima della Merkel alla presidenza della Commissione Europea e per quella di Christine Lagarde a quella della Banca Centrale Europea (BCE), chi risulta come sempre fuori dal coro neoliberista e atlantista è Diego Fusaro. Il filosofo seguace di Gramsci e Marx, dimostra di avere le idee chiare sulla donna politica tedesca, da molto tempo vicina alle posizioni della Cancelliera tedesca.

“Incredibile! Ecco chi è realmente Ursula von der Leyen”, titola Fusaro in un post apparso sul suo sito internet ufficiale. “Vi svelo chi è realmente – scrive rivolto direttamente ai suoi lettori – al tempo della crisi finanziaria greca, propose apertamente di ipotecare le riserve auree del Paese ellenico come garanzia del prestito concesso dai creditori internazionali”. Una proposta talmente “radicale”, spiega il filosofo gramsciano, da essere addirittura bocciata con una netta “presa di distanze” persino dal governo tedesco “capitanato dalla Merkel”. Il post si chiude con una domanda retorica: “Avete capito quale sarà il futuro dei popoli europei?”

I problemi nel Governo Conte
Conte - Merkel © il Deutsch-Italia

Conte – Merkel © il Deutsch-Italia

Il giudizio di Diego Fusaro su Ursula von der Leyen va quasi a braccetto con quello espresso dalla Lega. “Ci aveva schifato, preso in giro chiedendoci il sostegno di nascosto e per di più i nostri voti non sarebbero determinanti. A questo punto avevamo votato no, non barattiamo le nostre idee per una poltrona”, hanno fatto sapere i leghisti facendo infuriare gli alleati pentastellati. La reazione, durissima, della Lega non si è fatta attendere: “È gravissimo il voto europeo: von der Leyen passa grazie all’asse Merkel, Macron, Renzi, 5 Stelle. Avrebbe potuto essere una svolta storica: la Lega è stata coerente con le posizioni espresse finora e ha tenuto fede al patto con gli elettori, difendendo quello che secondo lei è l’interesse nazionale.

La Presidente designata della Commissione europea ha ottenuto la fiducia del Parlamento europeo con 383 voti a favore, 327 contrari, 22 astensioni e una scheda nulla. La maggioranza si è rivelata più risicata delle attese della vigilia. L’ormai ex ministro della Difesa tedesco sarà chiamato a formare nelle prossime settimane il nuovo collegio dei commissari. Entrerà in carica il 1° novembre prossimo. Il voto è avvenuto a Strasburgo, preceduto da un vivo dibattito nel quale la signora von der Leyen ha presentato un programma di legislatura. Tra le altre cose si è impegnata a rendere il continente europeo privo di emissioni nocive da qui a 2050.

Chi è Ursula von der Leyen
Ursula-von-der-Leyen-©-CC-BY-SA-2.0-Jim-Mattis-Flickr

Ursula-von-der-Leyen-©-CC-BY-SA-2.0-Jim-Mattis-Flickr

Ministro della Difesa tedesco dal dicembre 2013 nonché esponente di punta della Cdu, Ursula von der Leyen è stata considerata a lungo una delle principali candidate al titolo di ‘delfina’ della cancelliera Angela Merkel. Nata Albrecht, cresciuta fino al 1971 proprio a Bruxelles, Ursula dal punto di vista politico è una “figlia d’arte”: suo padre, Ernst, è stato a lungo presidente del Land della Bassa Sassonia.

Sposata con il medico e imprenditore Heiko von der Leyen, la donna alla guida della Commissione Ue è madre di ben sette figli, nati tra il 1987 e il 1999. La sua carriera politica inizia negli anni ‘90, quando si iscrive alla Cdu: von der Leyen ricopre vari incarichi a livello locale finché non viene nominata, nel 2003, ministra per gli Affari sociali, la famiglia e la salute in Bassa Sassonia. Eletta nel 2004 membro della presidenza dell’Unione cristiano-democratica, fa il salto sulla scena nazionale, tanto da venire rapidamente scelta da Merkel come ministra per la Famiglia dal 2005 al 2009, per passare dal 2009 al 2013 alla guida del dicastero del Lavoro e gli Affari sociali.

Il passaggio al ministero della Difesa – prima donna a ricoprire tale ufficio nella storia della Germania – avviene con il governo Merkel III. Due anni fa è stata al centro di uno scontro frontale con i vertici militari tedeschi dopo che era scoppiato uno scandalo sulla presenza di militari filonazisti nella Bundeswehr (le Forze armate tedesche), avendo von der Leyen accusato i generali di “debolezza di conduzione” dell’esercito. La Ministra rispose alle critiche annunciando una grande riforma delle Forze armate e chiedendo più investimenti a favore della Difesa. Di quest’anno, invece, una polemica sui consulenti del ministero della Difesa.

La questione delle deleghe
Matteo Salvini © Michele Novaga

Matteo Salvini © Michele Novaga

Ad appoggiarla è stata una maggioranza eterogenea, rappresentata da popolari, socialisti, liberali, conservatori e non iscritti. Prima del voto a scrutinio segreto, il M5S aveva annunciato il voto a favore, la Lega il voto contrario. Per la prima volta dalla sua fondazione, la Commissione europea sarà guidata da una signora ed è la prima volta dal 1967 che l’esecutivo comunitario è presieduto da un cittadino tedesco. La designazione della signora von der Leyen da parte dei Ventotto ha suscitato critiche da parte di molti deputati del suo stesso Paese, poiché ella non è stata capolista (Spitzenkandidat) alle ultime elezioni europee. Vuole che il nuovo collegio sia composto in eguali parti da uomini e donne. Spetterà ai governi proporre i candidati che andranno valutati dallo stesso Parlamento europeo. La signora von der Leyen è responsabile della distribuzione delle deleghe. Il governo Conte vorrebbe ottenere un portafoglio economico. Non è chiaro tuttavia se ambisca a un ruolo di prestigio o di sostanza. Il Parlamento europeo ha già fatto sapere che le audizioni dei futuri commissari si terranno tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. L’assemblea può bocciare eventuali candidati non ritenuti all’altezza. L’intero collegio dovrà poi ricevere un voto di fiducia da parte dei parlamentari europei, prima di entrare in carica in autunno. A titolo di confronto l’attuale presidente della Commissione Jean-Claude Juncker aveva ottenuto, nel 2014, 422 voti a favore. “Sono stati formulati auspici, ma non può esser fatta nessuna promessa fino a quando tutto lo schema non sarà completato”. Ursula Von der Leyen sembra avvalorare la tesi per cui l’Italia non avrà un posto in Commissione. In un’intervista a “Der Spiegel”, la neo presidente nega infatti di aver promesso poltrone in Commissione o finanziamenti nei prossimi bilanci pluriennali dell’Unione ai governi di Polonia, Ungheria e del nostro Paese per assicurarsene i voti al Parlamento europeo, così da essere eletta presidente della Commissione. La dichiarazione della Von der Leyen non è però piaciuta a Matteo Salvini che non solo ha deciso all’ultimo di non votarla, ma che dimostra di essere scettico sul suo operato: «Non ho mai avuto il piacere di parlare con la Presidente della Commissione europea, non penso e spero che non abbia pregiudizi politici. Se devo fare un esempio il gruppo dei Verdi, che le ha votato contro, ha rivendicato 4 commissari. Che all’Italia spetti un commissario importante è nei fatti, sarebbe triste agire contro un popolo per scelte politiche fatte a tavolino».

Resta il fatto che l’isolamento della Lega in Europa non aiuta neppure Conte a spuntare una delega di rilievo, anche perché tutti i commissari dovranno poi superare il giudizio dell’aula dove vige una maggioranza europeista che ha già negato al gruppo della destra, composto dal Carroccio e dagli europarlamentari di Marine Le Pen, la presidenza delle commissioni.

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