Ebbene le previsioni della vigilia elettorale tedesca sono state confermate dalle urne. La Germania ha scelto chi la dovrà guidare per i prossimi 4 anni e, come scontato, la Cancelliera Angela Merkel, (Cdu-Csu) è stata riconfermata come leader quasi indiscussa del suo Paese (con circa il 33 per cento delle preferenze).

Questa è la parte su cui si è scritto e detto da diverso tempo. Quel che non si era preventivato, anche se era paventato da più parti, era una così larga percentuale di successo di quello che viene etichettato come il partito populista in Germania, l’AfD (alternativa per la Germania) che ha raggiunto quota 12,6, diventando così di fatto il terzo partito del Paese. Alternative für Deutschland è un partito nuovo nel quadro parlamentare tedesco, e racchiude in sé più anime. C’è sicuramente una componente di destra, filo nazista e razzista, ma ci sono al suo interno anche forze sociali provenienti dalla borghesia tedesca e abbraccia diverse tipologie sociali che rappresentano la popolazione, fino a comprendere il mondo omossessuale (certamente non ben visto da certa destra). Una dei due candidati del partito, Alice Weidel (l’altro è Alexander Gauland), durante la campagna elettorale ha fatto coming out, ossia si è dichiarata gay di fronte al suo elettorato accorso a sentirla in quel di Viernheim, piccola cittadina industriale situata nei pressi di Mannheim, in Assia.

Proprio questa dunque la forza del partito di destra che entra nel Bundestag in modo così eclatante, cioè esser riuscito a sdoganare di fronte ai propri sostenitori una serie di tabù, riversando l’aspetto negativo della propria ideologia all’esterno. Non è più invisa l’omosessualità, ma coloro che la considerano in modo negativo, ossia i musulmani. Contro questi ultimi, infatti, s’è incentrata parte della sua campagna elettorale. Quello di AfD è un partito identitario, che tende a mettere in primo piano i valori della Germania, a suo modo di vedere dimenticati dai tedeschi e messi in pericolo da un nemico esterno, sia esso lo straniero o l’Unione Europea. La Weidel ha dichiarato, subito dopo i risultati, che l’Afd starà con il fiato sul collo alla Cancelliera.

Comunque la si pensi al riguardo è con questo partito che Frau Merkel si troverà a dover avere a che fare per i prossimi quattro anni. Le discussioni in Parlamento saranno estremamente più complicate per il futuro, perché qualunque decisione sull’Europa sarà combattuta, e non è poi così remota la possibilità che qualche alleato della Cancelliera, appartenente alle ali più estremiste dell’Unione, non le possa giocare qualche brutto scherzo alleandosi per l’occasione con gli avversari politici.

Per il resto era previsto un ritorno dei liberali dell’FdP (Freie Demokratische Partei) arrivati al 10,7 per cento. Il suo leader Christian Lindner è riuscito a trascinare nuovamente il suo partito in Parlamento, facendo dell’avversione a molte delle riforme in cantiere nella UE un proprio cavallo di battaglia. Un’Europa a due velocità è quanto si auspicano gli esponenti del suo partito e se dovessero entrare a far parte della coalizione di Governo metteranno certamente sul piatto della bilancia queste prospettive. I liberali reclameranno quasi sicuremente la poltrona del ministero delle Finanze.

I Verdi, con il loro risultato del 8,9 per cento, rappresentano una stampella alla quale potersi appoggiare per la Cancelliera. Assieme all’Fdp saranno parte della cosiddetta coalizione “Giamaica” (dai colori della bandiera del Paese caraibico, nero-verde e giallo). Peraltro la sola possibile dati i numeri in campo.

La Linke, la cosiddetta sinistra estrema, è riuscita a limitare i danni raggiungendo quota 9,2 per cento e a non vedere un’emorragia di voti verso l’AfD. Questo sta a significare che i voti andati a quest’ultima provengono più che altro dall’Unione (meno 8,5) e dall’Spd (Sozialdemokratische Partei Deutschlands) che arrivando al 20,8 di voti in percentuale ne ha persi il 5,2, oltre a circa un milione e mezzo di astenuti alle scorse elezioni (soprattutto i cittadini più poveri che si disinteressavano della politica).

Quest’ultima, la più antica socialdemocrazia d’Europa fondata nel lontano 1875 a Gotha, in Turingia, ed anche il più antico partito tedesco, è la vera sconfitta di queste elezioni. Il risultato uscito dalle urne rappresenta una debacle per le politiche messe in atto negli ultimi vent’anni, da quando cioè diventò Cancelliere Gerhard Schröder (facente parte dell’ala “destra” del partito), che con le sue azioni vicine più alla tradizione liberal-democratica che a quella socialista, ad iniziare dalle riforme nel campo del lavoro (la famosa Agenda 2010), ha forse progressivamente allontanato il partito dalle esigenze dello zoccolo duro del proprio elettorato. Inoltre, con la Grosse Koalition l’Spd si è “appiattita” sulle posizioni della Cancelliera Merkel, la quale, in modo molto scaltro, ha giocato d’anticipo “rubando” cavalli di battaglia storici nel campo economico-sociale al proprio alleato di Governo, relegandolo così al ruolo di comprimario di second’ordine e sempre in ritardo sulle iniziative politiche. Per tutto ciò l’elettorato dell’Spd ha fatto pagare un conto salato al partito. Il candidato alla Cancelleria, Martin Schulz, ha prontamente ammesso la sconfitta subito dopo la chiusura delle urne, dichiarando che «la collaborazione con l’Unione è finita» e che il partito sarà all’opposizione parlamentare per i prossimi  4 anni. Questo farà sì che l’AfD non abbia la Presidenza della Commissione Bilancio del Bundestag e non avrà diritto a tutte le prime repliche alle inziative del Governo in aula.

La regina di Germania si appresta dunque a regnare per i prossimi quattro anni, in casa e fuori, ma il suo è un regno a scadenza improrogabile, e pieno di ostacoli sul suo cammino.

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La Cancelliera Merkel mentre vota con il marito

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Un momento del dibattito televisivo dopo il risultato delle elezioni

 

Le immagini nella Gallery sono delle proteste di ieri sera in Alexanderplatz davanti la sede dell’AfD

 

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