A che punto è la libertà di stampa nel mondo? Come ogni anno, “Reporter senza frontiere” (Reporters sans frontières) ha stilato una classifica circa il numero di Paesi considerati sicuri, o meglio dove i giornalisti possono esercitare in sicurezza la loro professione. Tale lista è stata fatta esaminando la situazione in 180 nazioni in tutto il mondo. Rispetto allo scorso anno solo il 24 per cento di tali Paesi vede una libertà di stampa “buona” o “abbastanza buona”, contro il 26 per cento dello scorso anno. Il 37 per cento vede una situazione “problematica”, e fra questi spiccano al 48esimo posto gli Stati Uniti dove molti giornalisti sono stati sottoposti a minacce di morte. Eclatante a tal proposito il caso di un uomo che in Maryland ha deliberatamente aperto il fuoco contro la redazione del quotidiano locale di Annapolis, “The Capital Gazette”, uccidendo cinque persone. Il tutto avendo precedentemente annunciato sui social media il suo astio nei confronti di tale testata giornalistica. Dunque il pericolo non viene solo dalle zone di guerra. Infine nel 29 per cento dei casi la situazione è definita “difficile” e nell’8 per cento “molto seria”.

© il Deutsch-Italia

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Anche il nostro Paese è considerato “problematico” e rispetto allo scorso anno sale di 3 posizioni in senso negativo di questa classifica, aggiudicandosi la 43esima piazza. Ben il 20 per cento dei giornalisti nostrani è considerato dalle autorità come bisognoso di protezione da parte dello Stato, a causa delle minacce di morte e dei tentativi di assassinio registrati. Soprattutto in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ma anche a Roma e nei suoi dintorni, numerosi giornalisti sono stati derubati o hanno visto le loro abitazioni violate dalla malavita con, in molti casi, sottrazione di documentazione importante per le loro indagini investigative. Non va di certo meglio ai cugini francesi che si posizionano in 77esima posizione, anche grazie alle pressioni subite dal giornalismo investigativo tramite procedure giudiziarie. Molti giornalisti sono inoltre diventati bersaglio sui social media, bersagliati da troll che li attaccano coperti da nick name dietro lo schermo di un computer.

© il Deutsch-Italia

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Migliore sorte, invece, sembra riservata ai giornalisti tedeschi (la Germania ha la 13esima posizione), anche grazie a forti garanzie costituzionali e un sistema giudiziario indipendente che garantiscono loro un ambiente di lavoro più favorevole. La Corte costituzionale tedesca si è pronunciata a più riprese a favore della libertà di stampa e dei relativi diritti fondamentali. Tuttavia non mancano anche nella “locomotiva d’Europa” episodi di aggressioni registrate da parte di gruppi estremisti di destra e da parte di manifestanti. Violazioni si sono registrate anche da parte della magistratura, tanto che durante il G20 di Amburgo molti giornalisti ritirarono il proprio accredito a causa delle violazioni da parte della polizia della registrazione dei loro dati sensibili. Inoltre, in seguito all’inasprimento delle sanzioni per l’incitamento all’odio sui social media, molte piattaforme si sono viste costrette a censurare nel più breve tempo possibile, pena pesantissime multe, i contenuti considerati “illegali”. Per non parlare dello spionaggio legalizzato da parte del BND (il Bundesnachrichtendienst, ossia l’intelligence “esterna”) ai danni dei giornalisti stranieri al di fuori della UE.

Al di fuori dei confini europei la situazione è notevolmente peggiore. Il Medio Oriente e il Nord Africa rimangono le regioni del mondo in cui è più difficile e più pericoloso per i giornalisti esercitare la loro professione. Sebbene il numero di giornalisti uccisi nel 2018 in Siria sia leggermente diminuito, facendola salire di tre posizioni al 174esimo posto della classifica, in Paesi come lo Yemen (al 168esimo posto) la situazione rimane estremamente pericoloso per chi esercita questa professione. Molti giornalisti sono tenuti in prigione in Iran (170esimo posto), in Arabia Saudita (172esimo), Egitto (163esimo) e Bahrain (167esimo), il più delle volte senza la speranza di essere giudicati o, in alcuni casi come in Marocco (135esimo), affrontano infinite procedure giudiziarie.

È dunque vero che quello del giornalista, per certi versi, è il “più bel mestiere” del mondo, ma in molti casi lo si esercita a caro prezzo.

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Un caso positivo per la libertà di stampa

© Youtube Reporters sans frontières

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