“Non vedrò mai Taranto bella
non vedrò mai le betulle
né la foresta marina:
l’onda è pietrificata
e le piovre mi pulsano negli occhi
e non vedrò mai Taranto azzurra,
e il mare Ionio suonerà le mie esequie

Si fa fatica a pensare a Taranto come all’incantevole città dei “due mari” a cui la poetessa Alda Merini dedicò questi nostalgici versi.

L'Ilva © CC BY-SA 2.0 mafe de baggis

L’Ilva © CC BY-SA 2.0 mafe de baggis

Oggigiorno Taras (come la chiamarono i Greci durante la colonizzazione) è il triste emblema dell’Ilva, di un ambiente dove non si respira più brezza marina, ma fetore di inquinamento e morte.

Da ultimo, un nuovo mostro giuridico (come lo ha definito Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink) è pronto per aggredire la città ed i suoi abitanti: si tratta dell’ultimo decreto “Salva Ilva”, convertito definitivamente in legge dal Senato il 27 luglio scorso, contenente una proroga di altri 18 mesi per la messa a norma di tutti gli impianti degli stabilimenti Ilva, e la possibilità per l’acquirente di apportare nuove modifiche al piano di risanamento.

Dato il contenuto del decreto, lo Stato Italiano ha scelto nuovamente di porre in secondo piano il diritto alla salute e all’ambiente, perdendo un’altra occasione per contemperarli con il diritto al lavoro. Questo lo hanno capito anche i Tarantini che sono scesi in piazza per contestare il premier Renzi, invitato ad inaugurare l’ampliamento del Museo Archeologico il 29 luglio scorso.

Foto © Emilio Esbardo

Foto © Emilio Esbardo

In occasione della sua visita inaugurale, Matteo Renzi ha firmato il patto istituzionale per lo sviluppo della città e ha dichiarato, in conferenza stampa: “È finita la stagione degli assegni a vuoto! Tagliamo i nastri, partiamo! Il Governo non si tira indietro: ci mettiamo la faccia e i soldi.” in riferimento ai fondi destinati allo sviluppo e la riqualifica della città, pari a 850milioni di euro.

Dichiarazioni a cui il governatore regionale Michele Emiliano ha ribattuto, con una nota di scetticismo: “è una ri-firma per soldi che erano già nostri, perché stanziati dall’Amministrazione precedente e, in parte, dai governi passati.”.

Secondo Emiliano gli elementi positivi, come l’ampliamento del Museo Archeologico e le nuove iniziative per il rilancio del porto di Taranto, non bilanciano quelli negativi che riguardano soprattutto l’inquinamento: “ad ottobre abbiamo avanzato una proposta tecnica che consentirebbe di azzerare l’inquinamento di Taranto e una diminuzione del 50 per cento delle emissioni di anidride carbonica; la bonifica è possibile solo se la sorgente dell’inquinamento viene bloccata; e sono tutti punti a cui le Istituzioni non hanno dato risposta; la pazienza dei tarantini e i pugliesi non è infinita!”.

taranto_11Taranto non è solo la bistrattata ospite di una della realtà economico-industriale più importanti del Paese: è anche una città dalla “bellezza con la B maiuscola”, come ha detto lo stesso Premier, promettendo che “Taranto tornerà ad essere la città della bellezza”.

Se da un lato sulle teste dei tarantini pendono come spada di Damocle l’inquinamento ambientale ed alimentare, l’alta incidenza del cancro, le annose questioni che riguardano l’industria siderurgica, dall’altro nessuna polvere sottile è stata in grado di coprire le bellezze di quella che fu la più potente colonia della Magna Grecia.

Ne è un esempio il Castello Aragonese, costruito nel 916 d.C. in un’antica depressione naturale della roccia e che si affaccia con le sue torri cilindriche sia sul “Mar Grande” che sul “Mar Piccolo”: la struttura di origine bizantina venne ricostruita tra il 1487 e il 1492, sul progetto commissionato da Ferdinando II d’Aragona, re di Napoli, all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, per adeguare il castello alle nuove necessità di difesa militare.

Ponte_Girevole © CC BY-SA 4.0 Livioandronico

Ponte_Girevole © CC BY-SA 4.0 Livioandronico

La punta di diamante nonché simbolo della città è il ponte di San Francesco di Paola, importante opera di ingegneria navale che collega l’isola del Borgo Antico con la penisola del Borgo Nuovo: è noto come “Ponte Girevole” per via del meccanismo di apertura che vede ruotare di 45° prima il braccio del semiponte “Lato Borgo Antico”, seguita da quella del semiponte “Lato Borgo Nuovo”. “Passan così le belle navi pronte per entrare nella darsena sicura, volta la poppa al jonico orizzonte”, scrisse Gabriele D’Annunzio delle grandi navi della Marina Militare che raggiungono gli arsenali situati nel “Mar Piccolo”.

La città di Taranto vanta la presenza di uno dei musei italiani più importanti al mondo, cioé il Museo Archeologico “MarTa (museo archeologico di Taranto), ove è possibile ammirare la più grande collezione di reperti dell’epoca della Magna Grecia e i famosi “Ori di Taranto”, celebri in tutto il mondo.

La dea del trono - Altes Museum

La dea del trono – Altes Museum

Il 29 luglio scorso, alla presenza del premier Renzi e del ministro per i Beni Culturali Dario Franceshini, è stato inaugurato il secondo piano del MarTa: è stata qui collocata la copia della famosa Persefone, la Dea del Trono, la cui statua originale venne ritrovata durante gli scavi archeologici attorno all’Arsenale della Marina Militare di Taranto, nei primi anni del ‘900, poi trafugata e arrivata, attraverso il mercato clandestino, in Germania ed attualmente esposta all’Altes Museum di Berlino.

La “dea di Taranto”, dall’enigmatico fascino e dal sorriso dolce, ma severo, seduta sul suo trono per un’altezza complessiva di un metro e cinquanta centimetri, è tornata a casa grazie all’accordo intervenuto tra il museo berlinese e due architetti, Augusto Resta, della Sovraintendenza ai Beni Culturali di Taranto, e Beppe Fragassi, che guida la Garibaldi Costruzioni, impresa barese incaricata delle attività di restauro degli spazi museali riaperti.

La statua originale in marmo è stata mappata punto per punto con la scansione laser, senza essere minimamente toccata o spostata dalla sua postazione teutonica, ottenendo così un “calco digitale” che ha consentito, con le tecniche di stampa in 3D, di trasformare un blocco di resina, poi perfettamente plasmato e rifinito a mano, nella perfetta copia della dea degli Inferi che la Germania proprio non ci vuole restituire.

Il Premier Renzi a Taranto, tra inaugurazioni e contestazioni

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