Scuola
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L’insegnamento, in Germania, offre ancora oggi ottime prospettive di lavoro: la richiesta di educatori e professori continua a crescere e il numero assoluto dei disoccupati è davvero minimo. C’è tuttavia un fenomeno che comincia a preoccupare i sindacati, e cioè la disoccupazione stagionale cui molti docenti sono costretti con l’avvicinarsi delle ferie estive. Oltre a non dare sicurezza e stabilità agli insegnanti stessi, questa tradizione di risparmio rischia di demotivare i giovani che vogliono scegliere la professione. E questo comporta molti rischi, soprattutto per il futuro della nazione.

Nell’estate 2018, quasi seimila insegnanti tedeschi si sono presentati all’Agenzia federale per il lavoro (Agentur für Arbeit) e hanno richiesto la disoccupazione: un picco elevato di domande che si è poi ridotto in autunno, come spiega uno studio dell’ente federale, perché molti di questi insegnanti sono stati poi riassunti con l’inizio del nuovo anno scolastico. Eppure, molti docenti si sono ritrovati, durante le vacanze, senza stipendio, o comunque obbligati a sostenersi con gli aiuti dello Stato. Una pratica burocratica poco piacevole, soprattutto perché non voluta e, a quanto dicono le statistiche, ormai sistematica.

I dettagli dello studio condotto dall’Agenzia mostrano una rilevante differenza fra le varie regioni della Germania: le maggiori percentuali di disoccupazione stagionali sono state registrate nel Baden-Württemberg, Renania-Palatinato, Amburgo e in Baviera, dove più della metà degli insegnanti si vedono lasciati a casa all’inizio delle ferie estive (rispettivamente con il 71 e 53 per cento del corpo insegnante). In Renania Settentrionale, al confine con l’Olanda, si è registrata invece la percentuale minore.

La discrepanza fra regioni, in particolare, è dovuta alla grande autonomia che il Governo federale lascia alle proprie regioni: l’istruzione in Germania è gestita quasi interamente dai singoli Länder. Sono i governi regionali, quindi, a finanziare le scuole e a deciderne la politica; la ripartizione delle ferie, i costi degli istituti, gli stipendi dei docenti. In sostanza non sono istituiti a livello nazionale, ma dipendono dalla circoscrizione federale in cui ci si trova.

Contratti a tempo determinato, quindi, che hanno fatto risparmiare soldi alle scuole e alle regioni federali: si taglia là dove si può e dove è più facile farlo, e cioè sul personale. I sindacati, così come i rappresentati della categoria insegnanti, non hanno dubbi al riguardo, e accusano i Länder di approfittarsi della necessità di occupazione dei cittadini, disposti anche a scendere a compromessi, politicamente e socialmente inaccettabili, pur di avere un’occupazione.

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Oltre a non onorare l’importanza del ruolo degli insegnanti, la disoccupazione stagionale rischia di spaventare i giovani insegnanti e di creare problemi per il futuro della Germania. L’anno scorso il 61 per cento dei disoccupati stagionali aveva meno di 35 anni: l’insegnamento è un lavoro difficile e poco quotato tra le nuove generazioni. Secondo un interessante commento dell’autorevole quotidiano “Süddeutsche Zeitung”, si dovrebbero perlomeno offrire condizioni di lavoro valide per renderlo più appetibile ai giovani.

Ricordiamo, a questo proposito, che la Germania denuncia ormai da qualche anno una grave mancanza di insegnanti: si parla di migliaia di posizioni a tutti i livelli, dagli educatori ai professori. Alla base c’è soprattutto la poca flessibilità che l’insegnamento permette ai suoi rappresentanti: docenti e maestri non sono interscambiabili, le materie insegnate e il livello sono parametri imprescindibili. E le statistiche, da questo punto di vista aiutano poco: impossibile capire quale sarà l’insegnamento più richiesto negli anni a venire, o capire quale sarà lo sviluppo del mercato.

Una scuola a Schöneberg © il Deutsch-Italia

Una prassi, quindi, quella della disoccupazione stagionale, quasi paradossale, se si considera la situazione generale dell’apparato scolastico tedesco. L’analisi dell’Agentur für Arbeit, in realtà, spiega attraverso diverse statistiche che il numero delle richieste di disoccupazione estiva degli insegnanti è in calo: nell’estate 2018 c’erano stati quasi mille richieste in meno rispetto a quelle dello stesso periodo 2017. Secondo l’agenzia, tuttavia, questo potrebbe dipendere all’aumento del numero dei figli dei rifugiati, che hanno cominciato a frequentare le scuole tedesche e hanno creato così la necessità di assumere più insegnanti, spingendo a mettere a disposizione più finanziamenti per contratti a tempo indeterminato. Non è un’inversione di rotta, quindi, ma un fattore esterno ad aver provocato il miglioramento. Una notizia positiva, ma soltanto a metà.

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