MES © il Deutsch-Italia
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La Grecia "strozzata" dal debito

La Grecia “strozzata” dal debito

Riguardo al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) occorre ricordare quel che è accaduto in Grecia, dove gli esiti del referendum del 2015 hanno fatto capire il potere autoreferenziale che non si può mettere in discussione di questo meccanismo cosiddetto “salva-Stati”. Le prerogative ne fanno infatti una sorta di sovrano assoluto che aleggia sul Vecchio continente. Poco importa che sia un “direttorio” e non una persona fisica. I suoi funzionari e il suo vertice sono la crema d’una nuova nobiltà al di sotto della quale, a vari gradi di lignaggio, si collocano le rimanenti frazioni della corte, coi burocrati della Commissione e degli organismi della UE. La Nomenklatura sovietica, al confronto, fu una confraternita di penitenti.

Aveva vinto il “No” ad Atene, un no all’Euro e un no all’austerità imposta dalla UE, ma la Grecia e stata messa in ginocchio. Non le e stata risparmiata alcuna misura che possa farle rimpiangere i bei tempi – si fa per dire – della sua appartenenza all’Unione. Il combinato disposto di Commissione europea, Troika e MES può mettere in ginocchio qualunque Paese dell’Unione, eccetto – chissà perché – la Germania e Francia.

Conte - Merkel © il Deutsch-Italia

Conte – Merkel © il Deutsch-Italia

Pare che il Presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte (M5S), abbia firmato di nascosto dal Parlamento italiano un accordo per confermare l’approvazione anche da parte dell’Italia dell’adesione a tale meccanismo. La qual cosa ha sollevato non poche polemiche, tanto in sede parlamentare che altrove. «Non vorrei che Conte avesse venduto la nostra sovranità per tenersi la poltrona. Se così fosse sarebbe Alto tradimento e, in pace o in guerra, è un reato punibile con la galera». Lo ha detto il leader dell’opposizione Matteo Salvini (Lega) intervistato a “Uno mattina” su Rai 1. In merito al meccanismo ha poi ribadito: «Non è un fondo salva Stati. È un fondo salva “Deutsche Bank”. Ristrutturare il debito significa tagliare almeno del 20 per cento i risparmi degli italiani. È un rischio enorme e spero che nessuno abbia dato la parola del Paese senza il previo consenso». Ha infine ribadito: «Al MES abbiamo sempre detto no, Conte è un bugiardo o uno smemorato».

MES, di cosa si tratta

Ma cos’è in buona sostanza il Meccanismo Europeo di Stabilità? Meglio conosciuto in Europa come ESM (European Stability Mechanism) è un fondo istituito dall’Unione Europea per “supplire” alle necessità economiche degli Stati di cui ne fanno parte (i 19 Paesi membri dell’Eurozona) attraverso un preventivo finanziamento obbligatorio (l’Italia è tenuta a versare oltre il 17 per cento della quota totale, pari a circa 125 miliardi di euro) che ammonta ad un totale di oltre 700 miliardi di euro. Fin qui si direbbe che non c’è niente di male, anzi! Piccolo particolare però è dato dal fatto che l’eventuale somma data in prestito dal Fondo ad uno dei Paesi membri richiede interessi oltre alla cifra prestata, a fronte dei quali si richiedono in garanzia beni dello Stato che ne ha fatta richiesta. Per non parlare del fatto che la restituzione del prestito può essere richiesta in qualsiasi momento con un termine massimo di scadenza di 7 giorni, termine oltre il quale lo Stato verrà sottoposto ad imprecisate sanzioni economiche e non. I membri del MES non sono giuridicamente perseguibili da nessuna legislazione dei Paesi membri dell’Unione e non possono rispondere davanti ad alcun tribunale per le azioni da loro intraprese nello svolgimento del loro “compito”. In definitiva le linee di credito previste sono due: una per i Paesi in regola con i vincoli di bilancio ovvero deficit sotto il 3 per cento e un debito pubblico sotto il 60 per cento del Pil. L’altra linea è per gli Stati che non rispettano questi criteri, tra cui l’Italia. Per questi Paesi, il prestito è subordinato all’approvazione di un percorso di riforme e di risanamento.

Le reazioni
Carlo Cottarelli © Presidenza della Repubblica

Carlo Cottarelli © Presidenza della Repubblica

A lanciare l’allarme sulla pericolosità di tale trattato non è stata solo la Politica. Carlo Cottarelli, economista tutt’ora facente parte del FMI (Fondo Monetario Internazionale), ha parlato sul quotidiano “La Stampa” di rischi di una “riforma insidiosa” che potrebbe scatenare diverse crisi. Anche l’economista e filosofo Vladimiro Giacché, Presidente del Centro Europa Ricerche di Roma, sentito in audizione in Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, ha lanciato l’allarme circa i rischi fortissimi che potrebbero derivare al nostro Paese dalla sottoscrizione al trattato. Anche l’attuale presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Antonio Patuelli, è furioso con l’Esecutivo. Non ci sta: «I problemi diventeranno tutti nostri, e già ne abbiamo a sufficienza. Questo è un problema delle Istituzioni della Repubblica e noi ne facciamo parte. Chiedete agli esponenti del Governo perché non ci hanno consultati. I titoli di Stato italiani? Non li compreremo più, non abbiamo un vincolo di portafoglio che ci costringe a comprarne una certa quantità. Da investitore il mio problema è vedere cosa fa la Repubblica italiana per tutelare il debito pubblico sovrano, la maggior parte del quale sottoscritto da soggetti nazionali». L’allarme, tornando alla politica è stato lanciato anche dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che ha precisato un aspetto poco considerato, ossia che anche gli Istituti di credito possono accedere al fondo, oltre al fatto che un grosso potere viene attribuito al direttore generale del MES, il tedesco Klaus Regling.

Pierre Moscovici © Charles Hendelus CC BY-SA 2.0 Flickr

Pierre Moscovici © Charles Hendelus CC BY-SA 2.0 Flickr

A difendere l’operato del Governo italiano c’ha pensato il Commissario europeo per gli Affari economici e Monetari Pierre Moscovici. «La trattativa sul MES -ha ricordato il politico francese- è iniziata lo scorso giugno, quando fu trovato un accordo per consolidare l’Unione bancaria con il cosiddetto “backstop”, la rete di sicurezza del fondo di risoluzione delle banche. Serve se un Paese non riesce a far fronte da solo a una crisi dei suoi istituti, e fa parte del MES. Nel negoziato -ha sottolineato ancora il Commissario UE- alcuni volevano condizionare l’aiuto del MES alla ristrutturazione del debito pubblico. Questo è stato evitato grazie alla resistenza della Commissione e di numerosi Paesi, fra cui l’Italia».

Nel frattempo il ministero dell’Economia e delle Finanze ha diffuso una nota in cui difende l’operato del Governo. Il ministro Roberto Gualtieri (PD) ha provato a spegnere l’incendio: «C’è molta confusione nel dibattito italiano. È bene chiarire come la riforma del MES non introduca in nessun modo la necessità di ristrutturare preventivamente il debito». In ogni caso il Premier Conte riferirà in Aula il prossimo 10 dicembre, tre giorni prima del Consiglio europeo in programma sull’argomento. Cioè quando ormai potrebbe essere troppo tardi per rimediare ad eventuali errori.

 

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