Marco Minniti © Wikipedia Ministero degli Interni

Solitamente non ci piace tornare su argomenti trattati di recente, ma quello degli ultimi sviluppi circa il grande afflusso di profughi verso le coste italiane (che purtroppo non sembra destinato a calare, bensì ad aumentare progressivamente) sta assumendo, anche per via delle dichiarazioni di esponenti politici austriaci e tedeschi, contorni particolari, uno dal versante interno al nostro Paese, l’altro esterno.

Quello interno è dato dalla pessima figura a livello internazionale fatta dal nostro Governo che prima, per bocca dell’Ambasciatore italiano presso la Ue Maurizio Massari, aveva paventato la chiusura dei porti italiani alle «navi non italiane», ossia quelle delle Ong, quelle di “Frontex” e quelle degli altri Paesi che partecipano all’operazione “Eunavformed Sophia”, supportato dal ministro degli Interni Marco Minniti (Pd), poi ha smentito se stesso con le dichiarazioni del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio (Pd), responsabile della gestione dei porti, il quale si era detto sicuro del fatto che tale atto dimostrativo non sarebbe mai avvenuto.

Quello esterno è dato dalle reazioni suscitate a livello europeo dalle minacce paventate dall’Italia. Da una parte si sono espresse Spagna e Francia, affermando di non voler permettere ad alcuna nave di attraccare presso i loro porti (peraltro c’è da notare che se un tale atto viene compiuto dall’Italia rappresenta una violazione del diritto di soccorso internazionale, se lo fanno le altre nazioni no), dall’altra (è notizia di ieri) il ministro della Difesa austriaco Peter Hans Doskozil (Spö) ha affermato di voler utilizzare i soldati per evitare che i rifugiati viaggino verso Nord. Per la precisione il ministro ha dichiarato alla “Kronen Zeitung” che si aspetta “molto tempestivi” controlli di frontiera al passo del Brennero. Egli ha detto che una «operazione di assistenza» dell’esercito è «essenziale se l’afflusso verso l’Italia non diminuisce». Secondo un rapporto 750 soldati sarebbero pronti a questo scopo. Il capo della polizia tirolese, Helmut Tomac, ha detto che controlli al Brennero sono «incomprensibili», però secondo l’agenzia austriaca “Apa”, il ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, avrebbe detto di voler proteggere l’Austria. L’Ambasciatore austriaco a Roma è stato convocato d’urgenza per chiarimenti.

Horst Seehofer © Kremlin.ru

Ciò che inoltre sconcerta sono le dichiarazioni del primo ministro bavarese, Horst Seehofer (Csu), il quale ha rinnovato la sua offerta già fatta in passato all’Austria di inviare la polizia dello Stato tedesco in suo soccorso. «Noi non desideriamo controlli alle frontiere interne», ha dichiarato alla “Süddeutsche Zeitung”, ma li considera necessari se quelli alle frontiere esterne non funzionano. «Sarebbe pienamente comprensibile se l’Austria chiudesse il Brennero», ha ribadito. Pur chiosando che l’Italia non va lasciata sola.

Sempre di ieri è il commento sulla faccenda a firma di Tobias Piller sulla “Frankfurter Allgemeine Zeitung” il quale ad un certo punto, oltre ad elencare più che giustamente la quantità di denaro (4,5miliardi di euro) gestiti a dir poco con superficialità da parte dello Stato italiano per l’accoglienza dei profughi, ha voluto ricordare come la Germania, nel 2015, abbia accolto più di un milione e trecentomila profughi siriani, oltre a quelli accolti dalla stessa Austria o dalla Svezia. A chiusura dell’articolo, il blasonato giornalista tedesco, si è sentito di dare una piccola stoccatina alla “doppia morale” italiana (e su questo in parte ha forse ragione) per la quale allorquando le frontiere del Nord erano aperte, il salvataggio di qualunque tipologia di profughi (perseguitati o per ragioni economiche che fossero) era considerato un dovere etico supremo, poi, quando delle stesse viene minacciata la chiusura, questo dovere sparisce di colpo.

© damiano meo – archivio fotografico fondazione migrantes

Tuttavia dimentica, il collega tedesco, che esistono accordi internazionali, sottoscritti da tutti i Paesi della Ue, in base ai quali ci dovrebbe essere una redistribuzione dei richiedenti asilo, che vengono elusi. Dimentica inoltre che dopo aver aperto le frontiere all’improvviso nel settembre del 2015 ai profughi siriani, dopo peraltro essersi a lungo dichiarata contraria al farlo quando i profughi premevano dal Sud Europa, la Cancelliera Merkel si affrettò a stipulare a nome dell’Europa intera un accordo con la Turchia perché tenesse i profughi che arrivavano dai Balcani entro i suoi confini, in cambio di un generoso contributo economico comune (3miliardi di euro per il biennio 2016-2017 e altri 3 per il 2018). Come dimentica che i Paesi del Nord Europa hanno già iniziato i respingimenti dei profughi, anche pagandoli per andar via (come nel caso della Norvegia). E dimentica che la cifra di 35milioni di euro per dare una mano all’Italia per la gestione dell’emergenza continua è a dir poco ridicola.

Premesso che l’Italia sbagliò a sottoscrivere gli accordi di Dublino riguardo gli sbarchi dei profughi, quel che dimenticano gli italiani, invece, è che se una decisione come quella presa dall’osannato Presidente francese Macron l’avesse presa, in caso di sua elezione, la sua avversaria politica, la “populista” Marine Le Pen, ci sarebbe stata una levata di scudi indignata da tutte le parti politiche. Ma si sa, bisogna essere politicamente corretti fino in fondo.

.

L’Austria chiude le frontiere, la Francia e la Spagna i porti

Print Friendly, PDF & Email