La Germania è l’Italia non sono accumunate soltanto dal poco invidiabile primato di nazioni con il minor tasso di nascite, accompagnate da Grecia e Portogallo, ma anche da quello altrettanto serio del calo delle adozioni.

Secondo lo Statistische Bundesamt, l’ufficio di Statistica federale tedesco, stando agli ultimi dati disponibili (che sono quelli del 2015) nel Paese della Cancelliera Merkel si adotta molto meno che in passato. Per l’esattezza sono stati adottati 3.812 bambini, dei quali 3.263 di origine tedesca. I restanti 549 provenivano principalmente dai Paesi dell’Est Europa. La cifra, di per se non altissima, risulta essere molto più bassa di quella che si registrava solo 25 anni fa, subito dopo la riunificazione. Allora i bambini adottati erano circa 8.400 (con un picco di 8.687 nel 1993), di cui quasi la metà erano di origine straniera. Nel 2015 questi ultimi erano solo 549.

I motivi di questo calo di adozioni, secondo gli esperti, sono attribuibili per lo più a due fattori: da una parte il migliore stato sociale offerto dallo Stato alle madri single, anche socialmente molto meno stigmatizzate; dall’altra l’aumento vertiginoso delle inseminazioni artificiali, sempre rispetto a 25 anni prima. Nel 1990 erano circa 7.300 le donne che vi facevano ricorso, nel 2015 erano salite a 64.000.

L’aumento delle pratiche di inseminazione artificiale determina anche un aumento dell’età degli aspiranti padri e madri, giacché si arriva al gradino dell’adozione solo dopo lunghi tentativi di avere figli propri con mezzi di carattere medico. A questo si aggiunga la difficoltà per i bambini più grandi o con qualche tipo di disabilità di essere adottati, soprattutto in una società che sempre più ricerca la perfezione, anche da un punto di vista genetico.

Non è che in Italia le cose vadano meglio, anzi.

Gli ultimi dati disponibili ufficiali sulle adozioni internazionali sono quelli rilasciati dalla C.A.I., la Commissione per le Adozioni Internazionali della Presidenza del Consiglio e risalgono al 2013 (quelli della tabella di riferimento di 2.216 per il 2015 sono solo presunti). I dati più recenti fanno riferimento a quelli messi a disposizione delle numerose associazioni per l’adozione internazionale sparse su tutto il territorio, quindi ufficiosi. Ebbene secondo quelli della Fondazione Ai.Bi. (Fondazione Amici dei Bambini) la tendenza delle adozioni internazionali in Italia è in calo.

Per quanto riguarda i dati dei bambini italiani adottati la situazione è, se possibile, ancora più caotica. Infatti dovrebbe esistere una banca dati del ministero della Giustizia Andrea Orlando (PD), lo scorso anno aveva annunciato in Commissione Giustizia della Camera: «Entro settembre noi avremo un sistema completo di raccolta dei dati». A tutt’oggi però tale raccolta dati non è disponibile, neanche presso l’Istat da me contattato. La motivazione risiederebbe nella difficoltà per molti tribunali, sprovvisti di rete intranet (quando anche internet) nella trasmissione dei dati in loro possesso.

In ogni caso, i l tempi di attesa sono una delle variabili che scoraggia le coppie in attesa di adozione: se quelli per i bambini nazionali sono lunghi e incerti, la media di un’adozione internazionale è di 20 mesi. Tuttavia, prima dell’avvio della pratica, i futuri genitori devono aver compiuto un complesso iter per ottenere l’“idoneità di coppia”. Un documento che in media si ottiene in 6 mesi (ma a volte bisogna attenderne anche 24).

Andrea Orlando © CC BY-SA 3.0 Camera dei Deputati

Inoltre i gradini attraverso cui bisogna passare per l’adozione sono molti, ed è anche giusto che sia così per la tutela del minore, ma questo comporta ovviamente un allungamento generale dei tempi che di certo non facilita le cose. Infatti bisogna rispettare i parametri imposti dalla legge 184/83 che prevede che possano presentare domanda di adozione le coppie sposate da almeno 3 anni o che possano dimostrare, se sposate da meno tempo, di aver convissuto per almeno 3 anni. Non deve esserci stata alcuna separazione, neanche di fatto, tra i coniugi. Tra il bambino adottato e i coniugi deve esserci una differenza minima di età di 18 anni e massima di 45 anni (ma sulla massima sono previste eccezioni). Inoltre occorre dimostrare la propria idoneità ad educare e mantenere il bambino. La domanda di adozione è in carta semplice, vale 3 anni ed è rinnovabile. Va presentata in Tribunale e deve includere tutta una serie di altri documenti. Poi il Tribunale dispone, attraverso i servizi sociali del comune di residenza, una serie di approfonditi accertamenti: s’indagano le motivazioni della domanda, la situazione e le dinamiche famigliari. Al termine di questo periodo inizia un affidamento preadottivo della durata di un anno, scegliendo per la domanda di adozione il minore considerato più idoneo. Solo dopo il primo anno, se esistono tutte le condizioni previste dalla legge (se i minori hanno più di 14 anni va considerato anche il loro giudizio), il minore è definitivamente adottato.

Forse uno snellimento delle procedure meramente burocratiche e l’informatizzazione di molti servizi potrebbe aiutare a migliorare la situazione.

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Ai.Bi.: le adozioni internazionali in Italia

Le adozioni internazionali in Germania

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