Piombino © Luigi Danzi
Piombino © Luigi Danzi
Dario Franceschini © il Deutsch-Italia

Dario Franceschini © il Deutsch-Italia

Ugo Preziosi, operaio di Piombino e membro del Comitato della salute della Val di Cornia ha un sogno da tempo: trasformare la zona industriale dismessa della cittadina in un grande museo a cielo aperto di archeologia industriale. Lo sta ripetendo da tempo e nelle scorse settimane al Tg2 ha fatto un appello al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini (PD), invitandolo a visitare Piombino e il Parco altiforni spenti che lui paragona alle “Topolino” nella storia dei motori. Preziosi ha in mente la Ruhr e la sua riconversione ambientale e non si capacita del perché se lo hanno fatto i tedeschi non lo possano fare gli italiani.

Amberg © CC BY-SA 3.0 Harald909 WC

Amberg © CC BY-SA 3.0 Harald909 WC

La regione della Ruhr (o bacino della Ruhr, in tedesco Ruhrgebiet) è una regione storica tedesca nella Renania Settentrionale-Vestfalia che prende nome dall’omonimo fiume Ruhr che la attraversa. La Ruhr con i suoi 5,3milioni di abitanti, una delle più grandi aree urbane europee, si estende su una superficie di oltre 4.500 chilometri quadrati. Regione mineraria, era tra le zone più industrializzate e inquinate del mondo. Oggi è un’oasi di cultura che produce soldi e benessere. Un progetto finanziato anche con l’aiuto dell’Europa.

Piombino altoforno © Luigi Danzi

Piombino altoforno © Luigi Danzi

Quando vent’anni fa in Italia veniva smantellata l’Italsider di Bagnoli, la Germania diceva addio alle sue miniere della Ruhr, santuario dell’industria pesante tedesca. Chi visita oggi l’area trova sì miniere, ma di arte e cultura, boschi e piste ciclabili e posti di lavoro. Quella terra che, con il suo carbone e acciaio, è stata alla base della rivoluzione industriale tedesca, ha fatto marciare i treni della Belle Époque e ha creato benessere arricchendo la borghesia della Mitteleuropa. Oggi è un’area trasformata e riconvertita, ed è patrimonio mondiale dell’Unesco. Si pensi al Parco del Paesaggio di Duisburg e il Gasometro d’acciaio di Oberhausen, 149 metri d’altezza, un museo che (costo 8milioni di euro, anche con fondi europei) oggi vive dei propri incassi. Nei 53 comuni, 1.000 monumenti industriali, sono stati aperti oltre 200 musei e 120 teatri, vengono organizzati 250 festival, ci sono sale da concerti, piscine, persino campi da sci con 640 metri di pista coperta e torri di addestramento per scalatori. Non solo, la zona in passato più industrializzata della Germania è diventata oggi una delle più verdi. Le frequentatissime piste ciclabili collegano impianti sportivi, i corsi d’acqua sono stati bonificati, sono nate ovunque attrezzatissime aree di svago per i bambini.

Piombino © Luigi Danzi

Piombino © Luigi Danzi

Ugo Preziosi, che ha nel sangue l’acciaio, avendo lavorato fin da ragazzo nelle acciaierie svolgendovi ogni ruolo da operaio, ha ragione: in quella penisola da sempre si lavora il ferro. Populonia, fu un’antica città etrusca, l’unica sorta lungo la costa, successivamente conquistata dai Romani, nota sin dall’antichità per la sua intensa attività metallurgica. Lo storico latino Tito Livio in epoca romana raccontava che nel 205 a.C. fu Populonia a fornire il ferro per la spedizione di Scipione l’Africano, durante la Seconda guerra punica. La città sorgeva fra le pendici del promontorio di Piombino e il Golfo di Baratti, esattamente dove oggi, nell’attuale Toscana, si estende il meraviglioso Parco archeologico di Baratti e Populonia.

Piombino le acciaierie © Luigi Danzi

Piombino le acciaierie © Luigi Danzi

Anche il professor Ivan Tognarini dell’Università di Siena, grande studioso di Archeologia industriale e originario di Piombino che ci ha lasciato da tempo, si era battuto nel tentativo di salvataggio degli altiforni di Piombino (AFO3 e AFO1) quali importanti testimonianze del passato siderurgico della città: entrambi sono stati demoliti, ma grazie ai suoi studi ne è stata preservata la memoria, un pezzo di storia operaia a cui sono legate tappe importanti della storia di Piombino. Da un lato l’attenzione alla siderurgia dall’Ancien Régime e l’amore per la ricerca storica, dall’altro il suo impegno civile per la tutela del patrimonio storico culturale siderurgico e la sua valorizzazione.

Piombino © Luigi Danzi

Piombino © Luigi Danzi

Il patrimonio su cui si concentrava l’attenzione di Tognarini era quello monumentale, paesaggistico e archivistico, prendendo in considerazione diverse realtà nazionali, come quelle di Piombino, Terni, Genova e Bagnoli. Particolare attenzione era data poi alle forme museali ed ai tentativi di riuso di siti e d’impianti dismessi, con approfondimenti sugli archivi d’impresa in Toscana, il Magma di Follonica, l’archivio delle acciaierie di Piombino, storie e documenti della Fondazione Dalmine, fonti documentarie di carattere sindacale a Piombino e altro ancora. Centrale inoltre era e resta il tema del rapporto tra gli impianti ancora attivi, le loro trasformazioni e il patrimonio culturale di cui sono detentori con contributi specifici sul progetto memoria della siderurgia piombinese. Nel lavoro di documentazione dell’”AFO1”, promosso da Ivan Tognarini, spicca l’uso delle nuove tecnologie per la conservazione dei beni culturali.

Piombino le acciaierie © Luigi Danzi

Piombino le acciaierie © Luigi Danzi

Ugo e Ivan sono testimoni dell’importanza della memoria, della conoscenza dei rapporti tra il passato e il presente, ma soprattutto tra il patrimonio di esperienze acquisite e le prospettive future.

Perché allora non costruire un grande museo di archeologia industriale dove si vuole far passare la nuova strada per il porto e l’imbarco verso l’Elba, la Corsica e la Sardegna? Insomma voglia di una riconversione globale come quella della Ruhr, un luogo dove le arti e la natura sono oggi dominanti, tanto che non suscita sorpresa il fatto che la Ruhr sia stata eletta anni fa Capitale della cultura europea.

Se la Germania è riuscita con una operazione di eco-tecnologia a trasformare in area verde e di turismo culturale una delle regioni più industrializzate del mondo, perché non farlo a Piombino?

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Cecilia Sandroni, per formazione semiotico del teatro, è membro della Foreign Press di Roma come Italienspr (italienspr.com/global press), oltre ad essere un'esperta di relazioni internazionali nella comunicazione. Le sue competenze spaziano dal teatro-cinema, alla fotografia, al restauro, con la passione per i diritti umani. Indipendente, creativa, concreta, ha collaborato con importanti istituzioni italiane e straniere per la realizzazione di progetti culturali e civili.

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