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Per molti espatriati, la possibilità di insegnare italiano costituisce una valida opportunità di lavoro, spesso vista come opzione alternativa al proprio percorso di formazione iniziale.

L’insegnamento della lingua italiana offre infatti, ieri come oggi, un mercato sempreverde. Nonostante il crescente interesse, negli ultimi anni, per il cinese e l’arabo, l’italiano – pur essendo solo al diciannovesimo posto fra le lingue più parlate al mondo – nel 2014 è risultato essere, secondo quanto si può leggere sul sito del Ministero degli Affari Esteri, la quarta lingua più studiata. Che ci si creda o meno. Le ragioni? Prevalentemente di tipo culturale e affettivo, ma anche strumentale, laddove sia necessario usare le competenze linguistiche in contesti concreti, come è ad esempio nel caso dei lavoratori delle imprese italiane all’estero.

Tuttavia l’indagine “Italiano 2000” ha dimostrato come, agli inizi del nuovo millennio, la maggior parte degli insegnanti di italiano presso gli stessi Istituti Italiani di Cultura non avesse una formazione specifica, sebbene i più provenissero generalmente da un curriculum di tipo linguistico. E così nel corso degli anni hanno cominciato a fioccare non solo Master ad hoc, ma anche attestati dai nomi strani- Ditals, Cedils, Dils-Pg – utili a certificare, appunto, una competenza nell’insegnamento dell’italiano in quanto lingua straniera – in patria e fuori – ma anche a ribadire una vaghezza e frammentarietà tipicamente italiana. Anche in questo settore si è riusciti infatti a non creare un certificato valido universalmente per tutti coloro che volessero (e vogliano) insegnare la lingua di Dante.

E così i futuri insegnanti hanno cominciato a doversi districare nel mare magnum dell’offerta di questi diversi titoli culturali per vedere quale certificazione – in base ai prerequisiti richiesti, ai costi, alle tempistiche e alle concrete possibilità offerte – potesse fare maggiormente al proprio caso.

Resta comunque evidente che, al giorno d’oggi e contrariamente a quanto accadeva in passato, chi è in possesso di uno di questi attestati ha sicuramente più possibilità rispetto ai potenziali colleghi privi di certificato. E questo soprattutto in Germania dove, senza il famoso “pezzo di carta”, non si va lontano (diversamente da quanto avviene in altri paesi del mondo, in cui probabilmente Ditals, Cedils e compagnia bella non sarebbero così richiesti).

Consapevole di ciò, e tuttavia anche del fatto che l’attestato non mi avrebbe garantito una carriera in ascesa (essendo ormai tale certificato praticamente necessario a chi è interessato a lavorare in questo settore), anche io ho deciso di entrare nella schiera di chi vuole tentare la fortuna insegnando qualche parola in più rispetto a “pizza, mafia e mandolino”. Avendo sempre ben in mente, lungi dagli stereotipi, che veicolare una lingua significa anche trasmettere una Cultura.

Più per caso che per scelta consapevole mi sono quindi decisa per il Ditals I (certificazione di I livello rivolta ad uno specifico profilo di apprendenti a scelta, tra adulti, bambini, immigrati, persone di origine e di madrelingua cinese… e chi più ne ha più ne metta, contrariamente al Ditals II che attesta invece la competenza di insegnamento verso tutti i profili, indistintamente). A Berlino ho infatti trovato un Ente convenzionato in cui svolgere il corso di 30 ore, insieme alle 60 ore di tirocinio (300 per chi voglia fare il Ditals II), tappe obbligatorie per sostenere l’esame, da svolgersi in un qualsiasi Ente accreditato in giro per il mondo e in date prestabilite.

Pioniera nella creazione delle certificazioni è stata proprio l’Università per Stranieri di Siena che, nel 1994, introdusse la suddetta certificazione, il primo attestato di glottodidattica per l’italiano come lingua straniera; hanno fatto seguito nel 2003 il CEDILS dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e il DILS-PG (di I e II livello) dell’Università per Stranieri di Perugia.

A chi fosse interessato a intraprendere una tale carriera, si raccomanda di respirare profondamente e visitare il sito delle rispettive Università per farsi un’idea più completa dei prerequisiti, costi, sessioni d’esame e, laddove indicato, delle possibilità offerte dalle singole certificazioni. In bocca al lupo a tutti.

Ascolta il file audio

Lettura di Leopoldo Innocenti

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Una dizione italiana perfetta. Per sorridere un po’…

 

 

In collaborazione con Italienisch-Werkstatt

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