I migranti della Sea Watch 3 © Youtube Euronews
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È di questi giorni l’ennesima polemica sui richiedenti asilo, o per meglio dire “migranti”, che sono sbarcati nel porto di Catania, lo scorso 31 gennaio, dopo diversi giorni di tira e molla tra il Governo italiano, la Corte europea per i diritti dell’uomo, il Governo maltese, la nave “Sea Watch 3” e il suo Governo di appartenenza, cioè quello olandese. Oltre a quello tedesco cui fa capo la Ong “Sea Watch”. Il ricorso alla Corte di Strasburgo era stato presentato dagli occupanti della nave, chiedendo se il Governo italiano, impedendo lo sbarco, stesse violando i diritti fondamentali delle persone soccorse. La Corte ha chiesto all’Italia di “prendere il prima possibile tutte le misure necessarie per assicurare ai ricorrenti cure mediche adeguate, cibo e acqua”, ma non ha accolto la richiesta del comandante della nave e del capo missione di ordinare all’Italia lo sbarco dei migranti. La Corte ha anche chiesto al Governo italiano di garantire ai minori non accompagnati a bordo, otto in totale, una “tutela legale” adeguata. I 47 migranti dovrebbero essere accolti da Italia, Francia, Portogallo, Germania, Malta, Lussemburgo e Romania. Dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, perché finora in troppe occasioni non sono state rispettate le quote di accoglienza sbandierate ai quattro venti dagli altri Paesi dell’Unione Europea.

Dati sui richiedenti asilo © Eurostat

Dati sui richiedenti asilo © Eurostat

Di numeri sui migranti e i richiedenti asilo se ne sono letti molti sui giornali, quindi occorrerebbe fare un po’ di chiarezza con i dati diretti alla mano. Secondo Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione Europea) il numero di richiedenti asilo nell’Unione, a partire dal 1992, anno in cui furono 672mila le domande fatte agli allora 15 Stati membri che ne facevano parte, ha visto una graduale diminuzione fino al 2006 (anno in cui le domande furono “solo” poco meno di 200mila. Successivamente il numero è tornato a salire gradualmente con 431mila domande presentate nel 2013, 627mila nel 2014 e circa 1,3milioni sia nel 2015 che nel 2016, anni che hanno visto un numero di richieste pari a circa due volte quelle fatte durante il 1992 (anche se gli Stati, come abbiamo detto erano solo 15). Nel 2017 (ultimo anno per il quale si hanno dati verificati), quasi 705mila richiedenti asilo hanno inoltrato domanda di protezione internazionale negli Stati membri dell’Unione Europea.

Sempre secondo Eurostat nel 2017 i richiedenti asilo alla loro prima domanda (quindi che non sia un ricorso o similari) sono stati in totale 650mila, con un calo di circa 560mila unità rispetto all’anno precedente. Siria ed Iraq sono state le nazioni di provenienza della maggior parte di costoro, rispettivamente con una percentuale di 15,8 (erano 27,8 per cento nel 2016) i primi, e 7 per cento i secondi. Al contrario s’è registrato un aumento di domande da parte di cittadini nigeriani (un +2,2 per cento) e di quelli provenienti dal Bangladesh e dalla Guinea (+ 1,6 per cento).

Profughi 2015 23 © Irish Defence Force CC BY-SA 2.0 Flickr

Profughi 2015 23 © Irish Defence Force CC BY-SA 2.0 Flickr

Ma verso dove e in che proporzioni avrebbero fatto tale domanda? I dati del 2017, ad una prima analisi, direbbero che la quota maggiore è toccata alla Germania con 198mila domande (pari al 31 per cento del totale UE), seguita dall’Italia (con 127mila domande, pari al 20 per cento del totale), dalla Francia (91mila, pari al 14 per cento), dalla Grecia (57mila, pari al 9 per cento), dal Regno Unito (33mila, pari al 5 per cento) e per finire dalla Spagna (30mila, pari sempre al 5 per cento). Quest’ultima ha poi ricevuto l’aumento maggiore in termini relativi di prime domande rispetto all’anno precedente (+ 96 per cento, con 15mila domande in più), seguita da Francia (+ 19 per cento, ossia 14mila domande in più), Grecia (+ 14 per cento, ossia 7mila domande in più) e Italia (+ 4 per cento, ossia 5mila domande in più). Il calo maggiore, al contrario, lo ha registrato proprio la Germania (- 73 per cento, ossia 520mila richiedenti asilo alla prima domanda in meno nel 2017 rispetto al 2016), seguita dall’Austria (- 44 per cento, ossia 18mila domande in meno), dai Paesi Bassi (- 17 per cento, ossia 3mila domande in meno) e per finire dal Regno Unito (- 15 per cento, ossia 6mila domande in meno).

Per capire meglio la proporzione delle domande fatte nei Paesi sopra citati, in termini percentuali sulla popolazione le domande presentate rappresentano rispettivamente lo 0,24 per cento in Germania (su 82milioni di abitanti circa), lo 0,21 in Italia (60milioni circa), lo 0,13 in Francia (67milioni circa), lo 0,06 in Spagna (47milioni circa), lo 0,05 nel Regno Unito (66milioni circa) e, udite udite, lo 0,51 per cento per la piccola e povera Grecia (11milioni di abitanti circa).

Dein Land, deine Zukunft! Jetzt! © il Deutsch-Italia

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Di tutte le domande ricevute bisogna poi fare il conteggio dei cosiddetti respingimenti. Secondo i dati del ministero federale degli Interni tedesco, come riporta il quotidiano “Die Welt”, nel 2017 in Germania sono stati 23.966, mentre le cosiddette partenze volontarie (previo pagamento di 1.200 euro se la richiesta viene presentata prima della conclusione dell’esame della domanda di asilo e 800 euro se presentata dopo l’eventuale rifiuto della stessa, ve ne avevamo parlato qui e qui) sono state 29.522. Di quanti si vedono respingere la domanda in prima istanza, circa il 90 per cento fa appello, sovraccaricando i tribunali amministrativi tedeschi e, molto spesso vanno a far parte delle cosiddette “persone tollerate”, quindi parzialmente integrate. In ogni caso la Germania è il Paese che prende il maggior numero di decisioni in merito alle domande di prima istanza (con il 54 per cento di tutte le richieste presentate nella UE), seguita dalla Francia e dall’Italia. Piccolo particolare è che dall’anno di riferimento di Eurostat, ossia il 2014, le richieste di asilo rigettate a seguito dell’assunzione di responsabilità da parte di un altro Stato membro di esaminarle, ai sensi del regolamento (UE) n. 604/2013 (“Dublino”), non sono incluse nei dati sulle decisioni negative. Questo ha abbassato il numero dei rigetti. Conseguentemente la proporzione delle decisioni positive sul totale delle decisioni di primo grado è aumentata, secondo le stime, di circa 5 punti percentuali.

I migranti della Sea Watch 3 © Youtube Euronews

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Inoltre c’è da rimarcare che da noi, al contrario che in altri Paesi, fino al Decreto approvato dal Parlamento italiano lo scorso 28 novembre che lo ha abolito, c’era, oltre all’asilo politico, cioè lo status di rifugiato, e alla protezione sussidiaria (per quei soggetti che dimostrino il rischio di subire un danno grave se tornassero nel loro Paese di origine), anche quella “umanitaria” (motivi di salute o di età, il rischio di trovarsi in situazioni di grave violenza o instabilità politica, o in mezzo a carestie o altri disastri ambientali), introdotta nel 1998.

Secondo i dati della Fondazione ISMU, in Italia delle circa 81mila richieste di asilo politico esaminate nel 2017, il 16,8 per cento è risultata in una protezione internazionale: l’8,4 per cento dei richiedenti asilo ha ottenuto lo status di rifugiato, un altro 8,4 per cento ha ricevuto la protezione sussidiaria, mentre ben il 24,7 per cento dei richiedenti asilo ha ottenuto la protezione umanitaria. Circa 4 domande su 10 hanno dunque ottenuto una risposta positiva. Secondo i dati del Viminale anche nel 2018 queste cifre sono state confermate.

Ultimo dato interessante: di tutti i richiedenti asilo nella UE nel 2017 nella fascia di età 14-17 anni o 18-34 anni circa i ¾ erano uomini, mentre le donne hanno superato il numero degli uomini solo nella fascia d’età superiore ai 65 anni, ma hanno rappresentato solo lo 0,6 per cento delle domande di prima istanza.

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