Mattarella - Steinmeier © il Deutsch-Italia
Mattarella - Steinmeier © il Deutsch-Italia
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Mattarella – Steinmeier © il Deutsch-Italia

Visita di Stato in Germania per il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una due giorni impegnativa per il nostro Capo dello Stato durante la quale ha incontrato, oltre ai nostri rappresentanti diplomatici e quelli della comunità italiana presenti sul territorio tedesco, anche quelli istituzionali della Repubblica federale. Sì è incontrato infatti con il suo omologo Frank-Walter Steinmeier, con la Cancelliera Angela Merkel (CDU) è per finire con il Presidente del Bundestag Wolfgang Schäuble (CDU). Tutti gli incontri sono stati caratterizzati dalla cordialità e dalla reciproca stima. In particolare quello con il capo di Stato tedesco è stato l’occasione per ribadire da parte di entrambi la proficua collaborazione dei due Paesi, soprattutto nell’ottica del consolidamento dei valori dell’Unione Europea. «L’unione non è un comitato di affari, ma una comunità di valori, su cui si costruisce l’integrazione e la convivenza dei popoli europei», ha dichiarato il nostro Presidente, mentre Steinmeier ha sottolineato l’importanza dell’amicizia italo-tedesca di fronte alle correnti populiste e antieuropee. In particolare, hanno entrambi sottolineato, il ruolo essenziale dei giovani che rappresentano il futuro dell’Europa unita, dove non si deve dare per scontata la pace dalla Seconda guerra mondiale dopo tre secoli di guerre.

Bundestag © il Deutsch-Italia

Il Bundestag © il Deutsch-Italia

Ma qual è la Germania che ha accolto il nostro Capo dello Stato? Una volta le visite dei nostri rappresentanti politici nella “locomotiva d’Europa” erano all’insegna di un viaggio fatto in quello che, a torto o a ragione, veniva considerato un Paese granitico, un modello sociale ed economico per il resto del Vecchio continente e per il mondo intero. Oggi certamente non è più così.

La Germania che si affaccia su questo nuovo anno è sì un Paese ancora forte economicamente, ma non è più così stabile da un punto di vista sociale e politico. Il boom economico dovuto alle politiche sociali volute e messe in atto dalla sua classe politica (leggasi Agenda 2010 del Cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder e perpetuate dall’attuale Cancelliera), assieme al forte disavanzo di esportazioni dell’economia tedesca ne hanno fatto un Paese apparentemente insuperabile. Bisogna però, a questo proposito, ricordare che la Germania “sfora” regolarmente da 8 anni il limite imposto dalle, per noi in spesa interna, inflessibili regole sul rapporto deficit/Pil volute dalla Banca centrale europea sulle esportazioni, con un’eccedenza rispetto al limite consentito di oltre il 3 per cento (complessivamente dal 2001 la Germania ha accumulato un avanzo di bilancia dei pagamenti di 3.592 miliardi di dollari, pari a circa il 103 per cento del Pil). Il tutto con una moneta, l’Euro, che è a cambio fisso per tutte le economie dell’Unione, non consentendo dunque la svalutazione (e la conseguente maggiore appetibilità per le merci delle economie più deboli). Va detto, tuttavia, che le merci tedesche, di ottima qualità, vengono preferite senz’altro per tale ragione, ma su un “libero” mercato questo vincolo svantaggia di sicuro gli altri Paesi e fa marciare a gonfie vele la Germania. Per inciso, dal 2007 al 2017, tra i Paesi dell’Unione l’Italia ha sforato il parametro di Maastricht (deficit superiore al 3 per cento) in 3 anni, la Spagna in 10, la Francia in 9, il Portogallo in 8 e la Germania in 2 (Fonte Eurostat).

Sondaggio © Inferatest-Dimap

Sondaggio © Inferatest-Dimap

Come dicevamo all’inizio, però, non sono tutte rose e fiori per la nazione leader in Europa. E lo si è visto a partire dalle scorse elezioni politiche e dalla difficoltà riscontrata dai diversi partiti nel formare una coalizione che permettesse la governabilità del Paese. Dopo un lungo travaglio durato ben 6 mesi, dal settembre del 2017 al marzo del 2018 (cosa che non era mai successa almeno dalla riunificazione ai giorni nostri), si è riusciti a mettere assieme una assai debole Grosse Koalition, formata dall’Unione (CDU-CSU) e dall’SPD, entrambe formazioni politiche in forte calo di consenso elettorale. La prima, infatti, non rappresenta più quel granitico baluardo di “centro” che per la maggioranza dei tedeschi ha sempre significato politiche di stabilità e di protezione, la seconda (la più antica socialdemocrazia del mondo, ricordiamolo) non sembra più in grado di suscitare i consensi di un elettorato che non si sente più rappresentato nella difesa dei propri diritti sociali ed economici. Secondo un recente sondaggio commissionato dalla prima rete televisiva tedesca “ARD” alla società Infratest-Dimap il consenso attuale degli alleati di Governo vede l’Unione al 29 per cento (con un calo di due punti rispetto all’ultimo sondaggio dello stesso tipo) e l’SPD al 15. Altre percentuali di quelle di qualche anno fa. Il terzo governo Merkel vedeva una rappresentanza parlamentare della medesima coalizione che si attestava sull’80 per cento (502 parlamentari su 630). Oggi siamo al 56 per cento (399 su 709 parlamentari). Il tutto con un’avanzata dei Verdi (Grüne), che se si votasse adesso sono dati al 20 per cento dei consensi. Tuttavia ciò che maggiormente colpisce è la costante ascesa di AfD (Alternative für Deutschland), partito di destra che dalla sua fondazione nel febbraio del 2013 è riuscito per la prima volta ad entrare nel Parlamento nazionale durante le scorse elezioni legislative con una percentuale del 12,64. Oggi il sondaggio della Infratest-Dimap lo attesta al 14 per cento, ossia un solo punto percentuale dalla SPD.

Andamento dei consensi fra i partiti politici © Inferatest-Dimap

Andamento dei consensi fra i partiti politici © Inferatest-Dimap

Il dato dell’ascesa di AfD è altrettanto interessante di quella dei Grüne. Gli analisti ritengono infatti che buona parte degli elettori fuggiti dai ranghi dell’Unione e della SPD siano andati a rimpinguare le fila di questi due partiti. E a ragione, ma a parer mio per motivi differenti. I Verdi tedeschi, tutt’altra cosa rispetto a quelli nostrani, hanno raccolto per lo più il malcontento degli elettori di “centro”, quelli che cercano stabilità nel Paese e certezze riguardo la propria sicurezza. Al contrario i voti arrivati all’AfD sono probabilmente giunti dalle frange più conservatrici dell’Unione, che mal hanno digerito la politica dell’accoglienza della Cancelliera Merkel, e da una grossa fetta dei transfughi dell’SPD che più non si sentono rappresentati e difesi nei loro diritti dal partito che più di altri, per lungo tempo, ha rappresentato le istanze degli strati sociali più deboli in Germania.

Annegret Kramp-Karrenbauer © CC BY-SA 3.0 Claude Truong-Ngoc Wikimedia C.

Non è un caso che la neoeletta presidente dei cristiano democratici, Annegret Kramp-Karrenbauer, sia data secondo alcuni sondaggi come la preferita possibile sostituta alla Cancelleria. AKK, come viene chiamata abbreviandone il nome, è una politica orientata all’economia di mercato e attenta alle esigenze del cosiddetto ceto medio. Tuttavia si distanzia da quella “Willkommen Politik” incondizionata nei confronti dei profughi che ha caratterizzato il cancellierato attuale. Secondo la Kramp-Karrenbauer, infatti, per quegli immigrati che siano sorpresi a commettere reati ci deve essere “tolleranza zero”, espellendoli non solo dalla Germania, ma da tutta l’area Schengen. Dunque riscalda gli animi soprattutto di quegli elettori della CSU che male vedono la gestione dei profughi nel Paese. Per lei i Verdi rappresentano tanto possibili alleati in una eventuale coalizione di Governo alternativa all’attuale, quanto avversari a cui sottrarre nuovamente gli elettori scontenti.

Sahra Wagenknecht © Youtube die Linke

Sahra Wagenknecht © Youtube die Linke

L’SPD sembra invece un caso disperato. Non si vedono all’orizzonte leader in grado di tornare a far scaldare i cuori di un elettorato deluso. Le riforme del mercato del lavoro tedesco hanno sì, nel breve-medio periodo, dato un forte impulso all’economia tedesca, ma hanno altresì impoverito una larga fetta di lavoratori che per tirare avanti sono costretti a fare due o anche più lavori, senza garanzie sociali e tutele sul posto di lavoro. Dunque non proprio il paradiso della politica. A venire in soccorso, paradossalmente, al partito della Cancelliera Merkel potrebbe essere una frangia di quello all’opposizione della Linke. Con un consenso più o meno stabile attorno al 9 per cento, il partito considerato di “estrema sinistra” sta vivendo proprio in questi giorni la possibile scissione operata da Sahra Wagenknecht, moglie di uno dei suoi leader storici nonché fondatore, Oskar Lafontaine. Ebbene, la deputata di Jena ha fondato un movimento dal nome abbastanza evocativo, Aufstehen ossia alziamoci (nel senso di ribellarsi), con il quale potrebbe a breve affrontare una nuova avventura politica separata dagli attuali compagni di partito. Molte sono infatti le cose che oramai la separano dalla politica portata avanti dalla Linke, ad iniziare dal problema dell’accoglienza dei profughi che la Wagenknecht interpreta come voluta dalle élite industriali tedesche per sfruttare manodopera a basso costo. Da qui la sua proposta di aiutare i profughi a casa loro, per permettere lì lo sviluppo necessario alla loro emancipazione. Ricordiamo che la deputata nata in Turingia (ex Germania Est), dopo aver studiato Filosofia e Letteratura tedesca presso

Mattarella Merkel © il Deutsch-Italia

Mattarella Merkel © il Deutsch-Italia

le Università di Jena e Berlino, ha poi conseguito un dottorato di ricerca in Economia presso la TU di Chemnitz, cittadina della Sassonia (sempre ex-DDR) salita alla ribalta della cronaca in tempi recenti per manifestazioni di protesta e supposti pestaggi da parte di estremisti di destra (a seguito dell’uccisione di un cittadino tedesco ad opera di un rifugiato iracheno). Se Aufstehen si staccasse dalla Linke, con la quale è in dissonanza su questa e su molte altre cose, potrebbe intercettare molto dell’elettorato deluso della sinistra, soprattutto degli ex- Länder dell’Est, che, sentendosi abbandonato tanto dai socialdemocratici che dalla Linke stessa, ha votato come reazione l’AfD, che si è fatta paladina della rivendicazione dei diritti perduti (ovviamente anche cavalcando l’estremismo di taluni). Un assaggio dell’andazzo politico ci sarà durante le elezioni regionali, che quest’anno si terranno a Brema, in Brandeburgo, in Turingia e in Sassonia, quest’ultima regione roccaforte dell’AfD.

Insomma una Germania, quella che ha accolto il Presidente Mattarella, che è in un momento storico molto delicato, pieno di avvenimenti in divenire. Motivo in più per seguirla bene da vicino ora che il destino dell’Europa si fa sempre più incerto.

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Gli onori militari per il Presidente Mattarella a Schloss Bellevue

© Youtube “il Deutsch-Italia”

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Nato a Roma, laureato in Filosofia all'università "la Sapienza", è giornalista professionista. Ha collaborato con ilSole24Ore, con le agenzie stampa Orao News e Nova e in Germania con il magazine online ilMitte.

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