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Un po’ di tempo fa mi sono recato nel quartiere orientale berlinese di Marzahn per raccogliere delle opinioni da parte dei suoi abitanti sullo stato del loro Bezirk. Ho detto orientale poiché Marzahn faceva parte di Berlino Est, ed ancora oggi per molti tedeschi esso è sinonimo di grigiore socialista ed alienazione. Ragion per cui avevo pensato di recarmi sul posto e chiedere di persona ai loro abitanti se questo pregiudizio diffuso corrispondesse o meno a realtà. Caso aveva voluto che mi imbattessi in una coppia di ciclisti di mezza età, Christine ed Udo il loro nome, che dopo alcuni brevi, ma cordiali, scambi d’opinione avevano deciso in maniera del tutto inaspettata di invitarmi a casa loro per un caffè e per continuare l’intervista al caldo delle mura, viste le temperature esterne non propriamente miti. Quello che leggerete è un resoconto della piacevole ed interessante chiacchierata di un’ora intercorsa tra il sottoscritto e i due reduci della DDR i quali, avendo vissuto di persona il periodo del Muro, hanno del quartiere un’idea leggermente diversa da quella che passa sul mainstream tedesco.

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Da quanto tempo vivete a Marzahn? Quali sono stati cambiamenti negli ultimi decenni?

«Ci siamo trasferiti a Marzahn nel 1984 dalla città di Erfurt (odierna Turingia) per motivi di lavoro. Dalla caduta del Muro ci sono stati diversi cambiamenti: in primo luogo sono aumentate le zone verdi e le piste ciclabili. In secondo luogo, se prima la popolazione del quartiere era formata essenzialmente da famiglie e da anziani, ora c’è un maggiore mix: se è vero che molti giovani se ne sono andati in cerca di lavoro dopo il crollo della DDR, dall’altra parte un numero sempre crescente di studenti si è trasferito qui per via degli affitti più bassi. Inoltre il quartiere è diventato molto più multiculturale rispetto ad un tempo data la considerevole presenza di vietnamiti, russi ed arabi che a loro volta hanno contribuito a ringiovanire la popolazione».

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Quali sono tuttora i punti critici?

«Negli ultimi tempi sono aumentate le manifestazioni pubbliche dell’estrema destra (NPD). In alcune zone del quartiere che gravitano intorno a Märkische Allee è visibile la presenza di giovani skinhead che girano per il quartiere; la cosa inquietante è che di questi estremisti non fanno parte solamente cittadini tedeschi, ma anche russo-tedeschi o semplicemente russi che hanno spesso preso parte a cortei contro gli stranieri e la costruzione di centri d’accoglienza per profughi. I media concentrano la loro attenzione sui neonazisti tedeschi e sulla recente ascesa di Pegida (movimento xenofobo contro la presunta islamizzazione d’Europa nda), ma vi sono estremisti anche tra i russi; tuttavia non ci sembra che il livello di razzismo a Marzahn sia maggiore o minore rispetto a quello presente in altri quartieri. Noi personalmente non abbiamo per ora avuto notizie di aggressioni a sfondo razziale e la situazione è tutto sommato ancora tranquilla; comunque sia quella intorno alle vie di Märkische Allee e Mehrower Allee, dove più alta è la concentrazione di giovani disoccupati e russi, è una zona che non ci piace per niente e, se ci è possibile, cerchiamo di evitarla».

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Quali sono, secondo voi, le cause dell’ostilità verso gli stranieri?

«Onestamente non ne abbiamo idea. La cosa veramente che ci infastidisce è che quelle stesse persone che scendono in piazza contro gli stranieri sono poi le stesse che vanno a mangiare al ristorante greco o al kebab turco. Probabilmente la paura preconcetta gioca un ruolo importante, visto e considerato che molte di queste persone si sono trovate per la prima volta a confrontarsi con elementi a loro estranei. Infatti, se molti Ossis (termine canzonatorio, ma a tratti anche dispregiativo utilizzato per designare i tedeschi dell’Est) hanno deciso di emigrare nelle regioni occidentali per trovare un lavoro, altri sono rimasti qui anche per una ragione culturale dal momento che non volevano confrontarsi con un mondo considerato fino a ieri come un’entità nemica. Ad ogni modo, come già detto, le vere cause di questa ostilità non le conosciamo nemmeno noi».

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Quali erano gli aspetti positivi della vita quotidiana nella DDR?

«Innanzitutto tutti avevano un lavoro; le persone disoccupate lo erano solamente per propria scelta. La disoccupazione a Marzahn, così come nelle altre realtà ex socialiste, è un fenomeno relativamente recente che si è sviluppato solo dopo la riunificazione tedesca. Altro aspetto positivo era la totale gratuità del sistema sanitario e di quello scolastico: lo Stato forniva gratuitamente i libri di testo a partire dalle scuole elementari fino all’Università. L’accesso all’istruzione superiore era aperto a tutti i cittadini, a prescindere dalla loro provenienza sociale. Inoltre sempre lo Stato erogava un servizio gratuito di assistenza e di accompagnamento per i bambini di quelle famiglie che non potevano prestare loro la dovuta attenzione poiché lavoratrici (nella Germania Est il tasso di occupazione femminile era altissimo, superiore a quello di diversi Paesi occidentali tra cui l’Italia). Infine altri servizi fondamentali tra cui la sanità e le mense scolastiche erano anch’essi kostenlos. Per quanto riguarda il sistema formativo della DDR, che prevedeva una classe unica di formazione generale della durata di 10 anni, ultimamente tale parte è stata addirittura presa come punto di riferimento per la riforma dell’organizzazione scolastica di alcuni Länder».

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Quali erano invece gli aspetti negativi?

«Sicuramente la paranoia dei vertici governativi ed il pervasivo controllo sulla popolazione. Alcune libertà individuali, come l’appartenenza ad un circolo religioso o culturale non filo-governativi, erano sostanzialmente rispettate, ma c’era spesso diffidenza nei confronti del vicino di casa che non potevi sapere se era un tuo amico fidato oppure un confidente della Stasi (la polizia politica della DDR). Quando poi ci capita di guardare alla tv vecchi filmati di propaganda della DDR, ci rendiamo conto di quanti fossero ridicoli e falsi. Un altro punto dolente era l’estrema difficoltà nel trovare libri, dischi musicali e altri beni di consumo occidentali, se non al mercato nero».

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C’è ancora un sentimento nostalgico verso il passato socialista? E se sì, perché?

«Non è un segreto che ancora oggi molte persone che hanno vissuto quei tempi provino nostalgia (la cosiddetta Ostalgie) verso il passato socialista. Non è una reazione così strana viste le difficoltà che essi hanno dovuto attraversare dopo la riunificazione. La cosa triste è che permangono tuttavia pregiudizi da una parte e dall’altra: nei nostri rispettivi ambienti di lavoro conosciamo diversi colleghi che non sono mai andati ad Est e viceversa. Riteniamo inspiegabile questa diffidenza. Quando chiediamo loro i motivi, essi ci rispondono che tali luoghi sono noiosi e non hanno niente da offrire il che non fa che confermarci la presenza di barriere mentali tra alcuni, e non sono pochi, cittadini tedeschi. In ogni caso le prime delusioni si erano verificate con lo smantellamento delle industrie orientali da parte del governo federale; la maggior parte di esse erano di sicuro antieconomiche ed altamente inquinanti, ragion per cui i costi per un’eventuale conversione erano troppo esosi da sostenere per l’erario tedesco. Tuttavia vi è chi sostiene che la scelta di chiudere le industrie, una volta fiore all’occhiello del regime socialista, sia stata più ideologica e di carattere politico che economica. Un altro caso controverso è stato la letterale distruzione del vecchio palazzo dei congressi, nonché sede principale del partito socialista che lo utilizzava per le proprie assemblee, situato nel celeberrimo viale cittadino Unter der Linden: la scusa ufficiale era la presenza di amianto al suo interno, ma nonostante la sua rimozione, nel 2006 il Parlamento Federale (il Bundestag) optò per un totale smantellamento della struttura. Molti ex cittadini della DDR hanno ritenuto, e non a torto, che in verità si volesse cancellare dal centro turistico i segni di un passato ormai ingombrante. Forse è anche da queste politiche che è nata la cosiddetta Ostalgie».

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Parlando di attualità: cosa pensate del problema dei profughi?

«Sarebbe bene distinguere tra chi richiede asilo politico perché scappa da guerre e violenze, verso cui è doveroso garantire una protezione, e chi invece viene qui ufficialmente come rifugiato, ma in verità cerca un sussidio e, solo in un secondo momento, un’occupazione. Il problema è capire se ci sono soldi sufficienti per aiutare queste persone visto e considerato che i sussidi li paghiamo noi che lavoriamo. L’atteggiamento poi di alcuni governi europei come quello ungherese e polacco, i quali hanno più volte dichiarato di non voler accogliere nessun profugo di religione musulmana, non aiuta di certo a migliorare la situazione: se si è parte dell’Unione Europea, bisogna anche dare oltre che ricevere».

Vi ringrazio per la vostra intervista e per l’ottimo caffè.

Ascolta il file audio dell’articolo

Lettura di Leopoldo Innocenti

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Marzahn, uno dei quartieri dove AfD ha avuto più successo a Berlino

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