La questione dei profughi è molto dibattuta in Germania, soprattutto all’interno di alcuni partiti politici come Alternative für Deutschland (alternativa per la Germania) o la Csu bavarese (i cristiano sociali). E di pochi giorni fa l’accordo raggiunto fra la Cancelliera Merkel (Cdu) e il presidente della Csu Horst Seehofer circa un limite massimo annuo di 200mila persone da accogliere per motivi umanitari e per ricongiungimenti familiari.

La questione era stata oggetto di duri scontri durante la recente campagna elettorale, e il ministro degli Interni uscente Thomas de Maizìere (Cdu) ha annunciato a Bruxelles l’intenzione da parte tedesca di mantenere i controlli sul confine con l’Austria per altri sei mesi, cosa che non era in realtà prevista nell’ambito dell’accordo di Schengen. «Fintanto che le frontiere esterne della Ue non saranno abbastanza sicure, ci sarà anche la necessità di controlli alle frontiere interne», ha sottolineato. Questo soprattutto per il timore di infiltrazioni di estremisti islamici che si possono mescolare ai richiedenti asilo e ai Flüchtlinge in genere.

Il numero dei rifugiati richiedenti asilo è drasticamente aumentato nei tribunali amministrativi tedeschi: nella prima metà di quest’anno erano in attesa di responso più di 283mila persone. Quasi due volte di più della fine del 2016. Nei primi cinque mesi del 2017 sono state depositate 146mila nuove richieste. In tutto il 2016 erano state solo 175mila secondo l’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati (Bamf).

Da gennaio a maggio i casi esaminati sono stati 39mila e il tempo medio per esaminare le richieste è di sei mesi e mezzo. Fino alla fine di agosto sono state 480mila le domande esaminate in totale, di cui 190mila respinte. Due ricorsi presentati su tre sono stati accettati dal tribunale. Quattro siriani su cinque e tre afgani su cinque sono generalmente accettati. Sono circa 11mila le domande rifiutate dal tribunale. Secondo la deputata della Linke Ulla Jelpke, il “sovraccarico” dei tribunali è dovuto «alla dissuasione del Governo federale, che aumenta la burocrazia delle agenzie governative e dei tribunali», come ha dichiarato alla “Süddeutsche Zeitung”. Durante l’estate il presidente del consiglio della Confederazione dei tribunali amministrativi tedeschi, Robert Seegmüller, aveva avvertito: «Ci stiamo spingendo oltre i nostri limiti lavorativi».

Anche per queste ragioni numerosi fra i Primi ministri e i ministri degli Interni dei Länder tedeschi hanno richiesto maggiore sostegno da parte del Governo federale per mettere in atto più rapidamente i respingimenti dei rifugiati ritenuti pericolosi. Il ministro dell’Interno della Bassa Sassonia, il socialdemocratico Boris Pistorius (Spd), così si è espresso in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco “Bild”: «Nei riguardi dei richiedenti asilo che hanno commesso dei reati deve intervenire il governo federale. In tal caso l’Ufficio federale per le migrazioni e i rifugiati (Bamf) deve esaminare immediatamente se vi siano i requisiti legali per il rigetto della domanda d’asilo». E poi ha aggiunto: «Questo deve essere fatto in modo rapido ed efficace, affinché i soggetti respinti possano lasciare la Germania il più presto possibile». Stessa richiesta è stata avanzata dal Presidente dei ministri del Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Manuela Schwesig (Spd) e dal sindaco di Amburgo Olaf Scholz (Spd) che ha dichiarato: «Dobbiamo usare ogni occasione per rimpatriare quanti devono esserlo in quanto criminali. La tolleranza non è appropriata». Anche il Presidente della Conferenza dei ministri degli Interni nonché ministro dell’Interno della Sassonia Markus Uhlig (Cdu), si è espresso a favore del giro di vite sui rimpatri: «La riduzione del numero dei richiedenti asilo respinti in Germania richiede uno sforzo nazionale», ha dichiarato Uhlig. Ed ha poi sottolineato: «Questo è l’unico modo per garantire il successo e l’accettazione da parte dei cittadini della nostra politica di asilo». I Liberali  si sono espressi per bocca del ministro per l’Integrazione del Nord Reno-Vestfalia Joachim Stamp (Fdp), che ha messo in evidenza il fatto che più che la quantità conta la qualità dei rimpatri forzati: «Le persone ben integrate non devono essere esposte al rischio di prospettive di morte, mentre i criminali dovrebbero essere respinti in modo più deciso», ha dichiarato. L’esperto di politica interna della Csu, Stephan Mayer, ha dichiarato alla “Bild”: «Dobbiamo passare dagli attuali 400 ai 1.200 posti di detenzione complessiva. Altrimenti non saremo mai in grado di espellere i circa 230.000 stranieri che non hanno diritto a stare in Germania». Stessa opinione aveva espressa poche settimane fa Volker Kauder (Cdu) in un’intervista rilasciata alla “Passauer Neuen Presse”.

Insomma sembra proprio che la tornata elettorale nazionale, che ha visto l’esploit di partiti che della sicurezza legata al massiccio afflusso dei profughi ne hanno fatto un proprio cavallo di battaglia, abbia “sensibilizzato” tutto l’arco parlamentare tedesco.

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La questione dei rimpatri forzati nella politica tedesca

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