Cos’hanno contro di noi? © “Die Zeit”

La tesi sostenuta dal settimanale tedesco, e amplificata dai suoi volonterosi portatori d’acqua italiani, dice grosso modo così: ma perché ci odiano tanto? Che colpa abbiamo noi (tedeschi) se produciamo ottimi prodotti (vero) che tutto il mondo ci chiede (di nuovo vero) e che sappiamo venere a ottimi prezzi? (ancora più vero) Risposta: a parte il fatto che nessuno vi odia, nessuna. I tedeschi non hanno nessuna colpa a fare bene il loro lavoro, ci mancherebbe. In questo caso c’è solo da prendere appunti e imparare. Però c’è un “ma”.

Escludendo per motivi di spazio le relazioni commerciali con gli Usa, e rimanendo sul continente europeo, quello che l’articolista tedesco omertosamente omette, e suoi solidali italiani tristemente ignorano, è che nessuno rimprovera ai tedeschi di essere troppo bravi. Nessuno si lamenta perché fanno bene il loro lavoro, esportano tanto o hanno meno debiti. Ciò che gli si rimprovera è in realtà molto più grave.

L’unione Europea non è un’area dove gli Stati nazionali competono in modo convenzionale secondo la teoria dei vantaggi comparati alla David Riccardo, ma un non luogo dove gli Stati membri hanno rinunciato a sovranità decisive, come quella monetaria e valutaria ad esempio, senza ottenere in cambio meccanismi di integrazione e bilanciamento a compensazione di tali perdite. Ora è bene che si sappia che in uno scenario del genere a vincere è sempre il più forte.

L’Europa dovrebbe cambiare ali © Die Zeit

L’attuale sistema europeo, basato sulla moneta comune e in assenza di Stato federale, crea delle distorsioni per cui le aree con una struttura economica forte e omogenea, che sono in grado di supportare un sistema monetario forte (Euro), come la Germania, sono dominanti rispetto ad aree meno omogenee, o discontinue o inefficienti in senso strutturale, come l’Italia. Ed è questa disfunzione a creare ed ampliare disequilibri di import-export all’interno dell’area comune. Disequilibri che una volta erano regolati dalle politiche valutarie degli Stati e che oggi, in una situazione di cambi fissi, finiscono per cannibalizzare le economie più frangibili. In sostanza, tutto il contrario del progetto europeo basato sul principio democratico della solidarietà tra Stati e non certo sullo slogan alla Highlander: ne rimarrà uno solo.

Per questo gli Stati federali prevedono dei meccanismi di compensazione (politiche fiscali, trasferimenti, riforme strutturali ecc.), mirati a correggere le distorsioni tra le diverse aree economiche. In Europa non c’è nulla di simile e fino ad oggi l’opposizione più forte a introdurre i meccanismi correttivi, e accelerare così l’integrazione in direzione di uno Stato federale, è arrivata proprio dalla Germania, oltre che dalla Francia. E qui il sospetto che i nostri amici tedeschi pratichino alla grande il “chiagni e fotti” è più che lecito.

La prossima crisi europea è dietro l’angolo e potrebbe mandare in frantumi quello che resta dell’UE. Per evitare che ciò avvenga è necessario che i media inizino a parlare di Europa in modo chiaro, spiegando il funzionamento dei suoi meccanismi. Solo in questo modo, forse, sarà possibile evitare il peggio.

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Ma che colpa abbiamo noi? Cantavano i Rokes

© Youtube UnGrandeAmore12

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