Marcel Fratzscher © SPÖ Presse und Kommunikation CC BY-SA 2.0 Flickr

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In un lungo articolo apparso sul sito Die Welt online qualche tempo fa, l’economista Marcel Fratzscher esperto in macroeconomia e politica finanziaria presenta la sua posizione, decisamente fuori dal coro, sulla situazione economica italiana.

Il presidente dell’Istituto tedesco di ricerca economica DIW, con sede a Berlino, chiarisce alcuni punti importanti sulla manovra in deficit annunciata dal Governo italiano. «Sebbene», esordisce Marcel Fratzscher nel suo intervento, «venir meno agli accordi sull’indebitamento non sia mai una bella cosa, bisogna ammettere però che un’analisi onesta della situazione mostra che il Governo italiano ha ragione a programmare un aumento della spesa anche se, come detto pocanzi, esso viola i patti. Infatti, prosegue Fratzscher, l’Italia è in una situazione molto rischiosa e il pericolo è enormemente maggiore di quello costituito dalla crisi greca. L’Italia è un gigante economico (lo dicono i tedeschi mentre i media italiani continuano a descrivere lo Stivale come un Paese senza peso specifico in Europa), se la sua crisi peggiorasse si trascinerebbe dietro tutta l’eurozona. Quindi anche la Germania».

Prodotto interno lordo nel mondo 2017 © JackintheBox CC BY-SA 4.0 WC

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Il presidente dell’DIW evidenzia i due problemi principali dell’economia italiana: il rapporto debito / pil al 132 per cento, e i crediti in sofferenza del sistema bancario. Entrambi però, afferma, «sono meno pericolosi di quanto sembri in apparenza. Difficilmente assisteremo a un acuirsi della spirale del debito, come pronosticato dalla commissione Europea e dalle agenzie di rating, perché grazie ai tassi di interessi relativamente bassi dell’ultimo decennio, lo Stato italiano ha potuto allungare i termini di scadenza del debito, potendo cosi contare su finanziamenti a tassi vantaggiosi. Mentre l’aumento recente dei tassi di interesse sui titoli italiani è collegato alla bassa fiducia riscontrata dal Governo italiano e non intacca la capacità di pagamento dello Stato». Come a dire, il problema è politico, non economico. «Per quanto riguarda l’instabilità del sistema bancario, che le agenzie di rating pongono al centro delle loro critiche, prosegue l’economista, esso non è peggiore di altri (ad esempio Germania, per non parlare della Francia), dal momento che negli ultimi anni l’Italia ha sanato molto in questo settore».

Il vero problema italiano, secondo Marcel Fratzscher, è la depressione economica, l’alta disoccupazione giovanile e il calo della produzione industriale degli ultimi due decenni dovuto al crollo della domanda interna, ma fortunatamente non a quello dell’export. In altre parole, l’economia italiana è l’unica a non essere ritornata ai livelli precrisi 2008, e si trova in stagnazione dagli inizi degli anni duemila. E proprio per risolvere questi problemi che affliggono il Paese come piaghe, il Governo italiano potrebbe giocare con pensieri pericolosi, teme l’economista di Berlino. Un’uscita dell’Italia dall’Euro, che qualcuno in Italia continua a vedere di buon occhio, sarebbe un disastro non solo per l’Italia, ma per tutto il continente europeo. Solo l’annuncio di uscita provocherebbe un terremoto tale sui mercati finanziari da far sembrare la crisi del 2008 uno scherzo. La Germania sarebbe colpita in modo particolarmente duro perché le banche tedesche hanno investito molto in Italia e per parecchie imprese tedesche il mercato italiano è strategico. Basti pensare che l’export tedesco verso l’Italia nel periodo gennaio – luglio 2018 ha raggiunto un valore di 41.577mln di euro, con un incremento del 10 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017, mentre l’import dall’Italia è stato di 35.101mln di euro, con un incremento del 5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017 (dati Istat). Questo fa dell’Italia il quarto mercato di destinazione per l’industria tedesca, e il sesto di importazione (dati: Statistisches Bundesamt). Una crisi di queste relazioni metterebbe a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro altamente qualificati in tutta Europa.

Di conseguenza, conclude l’economista del DIW, nell’interesse di tutti bisogna concentrarsi sul problema del lavoro e della crescita economica italiana, perché l’unica via per risolvere il nodo gordiano dell’indebitamento nel lungo periodo passa attraverso la crescita economica. L’Europa dovrebbe consentire all’Italia di operare in deficit temporaneo, con la garanzia che le misure attuate servano effettivamente a stimolare crescita e investimenti e non a finanziare assistenzialismo. Il caso italiano poi, dovrebbe suonare come l’ultima campana per l’Unione Europea per spronarla a fare finalmente quelle riforme strutturali necessarie a completare il progetto europeo in senso democratico. Lo scenario che ci troviamo di fronte oggi è completamente diverso rispetto a quello degli anni Ottanta del secolo scorso, quando furono concepiti i meccanismi economico-legali sottostanti gli accordi di Maastricht.

Si tratta in sostanza di abbandonare l’ottuso paradigma di austerità a qualsiasi costo, incentrato sul Superstato tecnocratico portato avanti da Merkel- Schäuble, ENA francese, Monti (+ PD residuale), burocrati UE e Troika, per approdare a regolamenti più intelligenti e adatti agli scenari odierni. Una soluzione tutto sommato di buon senso, come spesso sono le soluzioni intelligenti, che perfino lo “Spiegel” online inizia a comprendere, come dimostra questo articolo. L’economista Marcel Fratzscher è la prova che il buonsenso esiste in Europa. Il problema del Governo italiano semmai, è legato all’incapacità di Roma di creare consenso attorno a un obiettivo ambizioso di riforma europea. Fino ad oggi i politici italiani sono stati molto bravi a crearsi dei nemici, ma la politica della contrapposizione noi-loro, per serrare le fila e compattare il fronte interno, è fallimentare sul medio e lungo periodo se non è accoppiata ad una politica europea propositiva. Bisogna trovare delle alleanze e per queste alleanze essere pronti a scarificare qualcosa della propria identità. Altrimenti ci sarà sempre un Kurz qualsiasi che da buon free rider austriaco proverà ad accaparrarsi il suo posto al sole in Europa avvalendosi dei peggiori pregiudizi nei confronti dell’Italia e speculando sulle sue debolezze.

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La manovra economica italiana non è cambiata dopo gli avvertimenti di Bruxelles

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