Europa
Europa

Negli ormai lontanissimi anni Novanta del secolo scorso, l’italiano era il popolo più euroentusiasta del continente. I maligni sostenevano che in realtà quella euforia celasse la speranza che l’avvento dell’Europa potesse in qualche modo aggirare l’incapacità dei politici italiani di affrontare e risolvere i problemi del Paese e portare una ventata di aria nuova, soprattutto nel campo dell’etica politica. Tuttavia, dopo la tempesta passeggera di mani pulite, la successiva restaurazione dell’ordine sociale basato sul familismo amorale operata da Silvio Berlusconi sedò le timide voglie di miglioramento etico. Nel frattempo l’Europa era bella che fatta. Bella e incompiuta, sarebbe il caso di dire, visto che più che di un’entità geopolitica coerente dotata di una precisa visione, si trattava e si tratta di un meccanismo economico-giuridico instabile basato sui trattati (trattati economici, non valori costituzionali, da qui l’instabilità) di Maastricht, a loro volta ispirati alla più rigorosa ortodossia economica neoliberista, molto in voga negli anni Ottanta del secolo scorso. Inoltre, la costruzione europea fonda su diverse aporie che rischiano di mandarla in frantumi.

.

Prima aporia: una moneta comune, ma debiti non comuni

Nessuno Stato può operare senza indebitarsi. Il debito è necessario per garantire il funzionamento e l’amministrazione della cosa pubblica: ministeri, ospedali, scuole e Università, magistratura, forze di polizia, esercito ecc. Se uno Stato cede la sovranità monetaria per costruire una moneta comune, la gestione del suo finanziamento/indebitamento transita principalmente sui mercati finanziari internazionali, esponendo lo Stato a tutti i rischi speculativi del caso. In altre parole, in questo scenario europeo la speculazione finanziaria internazionale può mettersi a giocare alla roulette russa con qualsiasi Stato membro in qualsiasi momento, approfittando di alcune sue criticità. Oggi tocca all’Italia, per via della sua criticità irrisolta sul debito pubblico, ma domani potrebbe toccare a un altro Paese per via di altre criticità oggi sconosciute. Per esempio possiamo immaginare che, qualora lo scandalo di riciclaggio di denaro in cui è coinvolta la Danske Bank dovesse travolgere la Deutsche Bank, che della Danske è banca corrispondente, l’intero sistema bancario tedesco tremerebbe come le mura di Gerico al suono delle trombe. E così la speculazione internazionale avrebbe un nuovo obiettivo dove piazzare le sue scommesse al ribasso. Di conseguenza il debito tedesco potrebbe diventare instabile, il rapporto debito/Pil, anche in virtù di una frenata dell’economia tedesca già in atto, potrebbe

Deutsche Bank © il Deutsch-Italia

Deutsche Bank © il Deutsch-Italia

avvicinarsi a livelli latini, e alla Germania non rimarrebbe che invocare l’aiuto della Banca Europea per sostenere gli acquisti dei suoi Titoli di Stato. A quel punto si darà la colpa ai tedeschi pigri e indolenti che hanno voluto vivere al di sopra delle loro possibilità, oppure si metterà in discussione il sistema? Naturalmente si tratta di uno scenario improbabile, ma non impossibile. Mai come in questi casi vale il detto: oggi a me domani a te, e i tecnocrati di Bruxelles e di Berlino, nonché di Parigi, Vienna e Amsterdam farebbero meglio a tatuarsi questa frase sulla fronte. Perché una cosa è certa, il dubbio non è se un fatto del genere possa avvenire, ma quando avverrà. Meglio allora portarsi avanti con il lavoro, accettare il fatto che siamo sulla stessa barca e risolvere l’aporia della moneta unica con debiti separati. Il che significa riformare il mandato della Bce assegnandogli tutti i poteri e le responsabilità di una banca centrale e lanciare gli Eurobond. Perché un sistema monetario che non è sostenuto da una banca centrale prima o poi è destinato a crollare sotto i colpi della speculazione finanziaria. In alternativa, qualora il salto verso uno Stato federale fosse inaccettabile, non rimane che tornare di comune accordo, e senza rappresaglie, a un sistema flessibile dove i singoli Stati rientrino in possesso delle rispettive sovranità monetarie. Quello che non possiamo più permetterci è di rimanere fermi in mezzo al guado aspettando l’ondata di piena che ci spazzerà via.

.

Seconda aporia: né Stato federale, né Stati sovrani

Il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo

L’Europa non è uno Stato federale, ma non è nemmeno più un’unione di Stati in pieno possesso delle loro sovranità. Oltre a quella monetaria, l’integrazione giuridico – economica europea va avanti da molti anni su molti fronti, e ha creato vincoli e regolamenti così stretti che è impossibile pensare possano sparire da un giorno all’altro. Si pensi a Schengen o alla regolazione dei flussi commerciali import/export o le normative sull’ambiente. La fatica di trovare l’accordo sulla Brexit è solo un antipasto di quello che potrebbe succedere se la UE si spaccasse. Anche in questo caso è necessario decidere da che parte andare: riformare le istituzioni europee per metterle in grado di esprimere un governo democraticamente eletto dai cittadini e formare uno Stato federale funzionante che abbia come scopo lo sviluppo e il sostenimento della sua popolazione, oppure tornare alla situazione degli anni Novanta, con tutto ciò che ne consegue. Anche in questo caso la cosa peggiore sarebbe non fare nulla, rimanere fermi e attendere l’apocalisse.

Che si resti o che si vada, ci sarà comunque un prezzo da pagare che oggi è impossibile stimare. La scelta quindi non può fondarsi su un’analisi costi/benefici, ma deve essere il prodotto di una visione politica, una spinta ideale, una volontà disposta a correre dei rischi per realizzare un’idea condivisa. Altrimenti sarà impossibile accettare i costi di tale scelta.

Il presidente Junker © Flickr Unione Europea CC BY-SA 4.0

Il presidente Junker © Flickr Unione Europea CC BY-SA 4.0

Qualcuno oggi in Europa parla di queste cose? Esiste un partito politico, un movimento, un’associazione culturale, un gruppo di intellettuali che ponga la questione del senso e dello scopo dell’idea europea? Com’è possibile credere che sia possibile mantenere in vita una costruzione così complessa come l’Unione Europea, che decide sul destino di 500milioni di individui di nazionalità e culture differenti, senza dargli senso e profondità storica, politica e culturale, pretendendo invece che essa si regga esclusivamente su meccanismi economici e tecnicismi giuridici di tipo punitivo? E questa inadeguatezza a fornire delle risposte vere è colpa dei populisti, oppure essi sono piuttosto la conseguenza di questa desolazione culturale? Nel frattempo il popolo più euro-euforico è diventato il più ostile, e con esso l’idea europea perde una riserva di energia e creatività impareggiabile. Non sarà facile recuperarla. Soprattutto quando l’aria che tira è di questo tipo: «L’Italia è completamente isolata, e a ragione. Il motivo non è solo la preoccupazione per la stabilità della Comunità Europea. Negli Stati ove sono presenti partiti populisti forti si teme che sarebbe un segnale fatale lasciare che la strategia italiana abbia successo: gli elettori potrebbero pensare che votare populista sia utile».

Soltanto un’ottusità ideologica senza fine può ritenere giusto forzare la mano a una democrazia rappresentativa per dare una lezione ai suoi elettori, perchè los populistas no pasaran. Ma le persone intelligenti, e per fortuna in Europa ce ne sono, sanno che la posta in gioco è altissima e che se l’Europa deve abbassarsi a minacciare rappresaglie e sanzioni per mettere in riga gli Stati membri, significa che il suo appeal, il suo charme, la sua capacità di attrarre e creare consenso è esaurita. E questo è molto peggio di qualche punto percentuale di debito in più.

.

I protagonisti della firma del trattato di Maastricht nel 1991

© Youtube Agenzia Vista

 

Negli ormai lontanissimi anni Novanta del secolo scorso, l’italiano era il popolo più euroentusiasta del continente. I maligni sostenevano che in realtà quella euforia celasse la speranza che l’avvento dell’Europa potesse in qualche modo aggirare l’incapacità dei politici italiani di affrontare e risolvere i problemi del Paese e portare una ventata di aria nuova, soprattutto nel campo dell’etica politica. Tuttavia, dopo la tempesta passeggera di mani pulite, la successiva restaurazione dell’ordine sociale basato sul familismo amorale operata da Silvio Berlusconi sedò le timide voglie di miglioramento etico. Nel frattempo l’Europa era bella che fatta. Bella e incompiuta, sarebbe il caso di dire, visto che più che di un’entità geopolitica coerente dotata di una precisa visione, si trattava e si tratta di un meccanismo economico-giuridico instabile basato sui trattati (trattati economici, non valori costituzionali, da qui l’instabilità) di Maastricht, a loro volta ispirati alla più rigorosa ortodossia economica neoliberista, molto in voga negli anni Ottanta del secolo scorso. Inoltre, la costruzione europea fonda su diverse aporie che rischiano di mandarla in frantumi.

.

Prima aporia: una moneta comune, ma debiti non comuni

Nessuno Stato può operare senza indebitarsi. Il debito è necessario per garantire il funzionamento e l’amministrazione della cosa pubblica: ministeri, ospedali, scuole e Università, magistratura, forze di polizia, esercito ecc. Se uno Stato cede la sovranità monetaria per costruire una moneta comune, la gestione del suo finanziamento/indebitamento transita principalmente sui mercati finanziari internazionali, esponendo lo Stato a tutti i rischi speculativi del caso. In altre parole, in questo scenario europeo la speculazione finanziaria internazionale può mettersi a giocare alla roulette russa con qualsiasi Stato membro in qualsiasi momento, approfittando di alcune sue criticità. Oggi tocca all’Italia, per via della sua criticità irrisolta sul debito pubblico, ma domani potrebbe toccare a un altro Paese per via di altre criticità oggi sconosciute. Per esempio possiamo immaginare che, qualora lo scandalo di riciclaggio di denaro in cui è coinvolta la Danske Bank dovesse travolgere la Deutsche Bank, che della Danske è banca corrispondente, l’intero sistema bancario tedesco tremerebbe come le mura di Gerico al suono delle trombe. E così la speculazione internazionale avrebbe un nuovo obiettivo dove piazzare le sue scommesse al ribasso. Di conseguenza il debito tedesco potrebbe diventare instabile, il rapporto debito/Pil, anche in virtù di una frenata dell’economia tedesca già in atto, potrebbe

Deutsche Bank © il Deutsch-Italia

Deutsche Bank © il Deutsch-Italia

avvicinarsi a livelli latini, e alla Germania non rimarrebbe che invocare l’aiuto della Banca Europea per sostenere gli acquisti dei suoi Titoli di Stato. A quel punto si darà la colpa ai tedeschi pigri e indolenti che hanno voluto vivere al di sopra delle loro possibilità, oppure si metterà in discussione il sistema? Naturalmente si tratta di uno scenario improbabile, ma non impossibile. Mai come in questi casi vale il detto: oggi a me domani a te, e i tecnocrati di Bruxelles e di Berlino, nonché di Parigi, Vienna e Amsterdam farebbero meglio a tatuarsi questa frase sulla fronte. Perché una cosa è certa, il dubbio non è se un fatto del genere possa avvenire, ma quando avverrà. Meglio allora portarsi avanti con il lavoro, accettare il fatto che siamo sulla stessa barca e risolvere l’aporia della moneta unica con debiti separati. Il che significa riformare il mandato della Bce assegnandogli tutti i poteri e le responsabilità di una banca centrale e lanciare gli Eurobond. Perché un sistema monetario che non è sostenuto da una banca centrale prima o poi è destinato a crollare sotto i colpi della speculazione finanziaria. In alternativa, qualora il salto verso uno Stato federale fosse inaccettabile, non rimane che tornare di comune accordo, e senza rappresaglie, a un sistema flessibile dove i singoli Stati rientrino in possesso delle rispettive sovranità monetarie. Quello che non possiamo più permetterci è di rimanere fermi in mezzo al guado aspettando l’ondata di piena che ci spazzerà via.

.

Seconda aporia: né Stato federale, né Stati sovrani

Il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo

L’Europa non è uno Stato federale, ma non è nemmeno più un’unione di Stati in pieno possesso delle loro sovranità. Oltre a quella monetaria, l’integrazione giuridico – economica europea va avanti da molti anni su molti fronti, e ha creato vincoli e regolamenti così stretti che è impossibile pensare possano sparire da un giorno all’altro. Si pensi a Schengen o alla regolazione dei flussi commerciali import/export o le normative sull’ambiente. La fatica di trovare l’accordo sulla Brexit è solo un antipasto di quello che potrebbe succedere se la UE si spaccasse. Anche in questo caso è necessario decidere da che parte andare: riformare le istituzioni europee per metterle in grado di esprimere un governo democraticamente eletto dai cittadini e formare uno Stato federale funzionante che abbia come scopo lo sviluppo e il sostenimento della sua popolazione, oppure tornare alla situazione degli anni Novanta, con tutto ciò che ne consegue. Anche in questo caso la cosa peggiore sarebbe non fare nulla, rimanere fermi e attendere l’apocalisse.

Che si resti o che si vada, ci sarà comunque un prezzo da pagare che oggi è impossibile stimare. La scelta quindi non può fondarsi su un’analisi costi/benefici, ma deve essere il prodotto di una visione politica, una spinta ideale, una volontà disposta a correre dei rischi per realizzare un’idea condivisa. Altrimenti sarà impossibile accettare i costi di tale scelta.

Il presidente Junker © Flickr Unione Europea CC BY-SA 4.0

Il presidente Junker © Flickr Unione Europea CC BY-SA 4.0

Qualcuno oggi in Europa parla di queste cose? Esiste un partito politico, un movimento, un’associazione culturale, un gruppo di intellettuali che ponga la questione del senso e dello scopo dell’idea europea? Com’è possibile credere che sia possibile mantenere in vita una costruzione così complessa come l’Unione Europea, che decide sul destino di 500milioni di individui di nazionalità e culture differenti, senza dargli senso e profondità storica, politica e culturale, pretendendo invece che essa si regga esclusivamente su meccanismi economici e tecnicismi giuridici di tipo punitivo? E questa inadeguatezza a fornire delle risposte vere è colpa dei populisti, oppure essi sono piuttosto la conseguenza di questa desolazione culturale? Nel frattempo il popolo più euro-euforico è diventato il più ostile, e con esso l’idea europea perde una riserva di energia e creatività impareggiabile. Non sarà facile recuperarla. Soprattutto quando l’aria che tira è di questo tipo: «L’Italia è completamente isolata, e a ragione. Il motivo non è solo la preoccupazione per la stabilità della Comunità Europea. Negli Stati ove sono presenti partiti populisti forti si teme che sarebbe un segnale fatale lasciare che la strategia italiana abbia successo: gli elettori potrebbero pensare che votare populista sia utile».

Soltanto un’ottusità ideologica senza fine può ritenere giusto forzare la mano a una democrazia rappresentativa per dare una lezione ai suoi elettori, perchè los populistas no pasaran. Ma le persone intelligenti, e per fortuna in Europa ce ne sono, sanno che la posta in gioco è altissima e che se l’Europa deve abbassarsi a minacciare rappresaglie e sanzioni per mettere in riga gli Stati membri, significa che il suo appeal, il suo charme, la sua capacità di attrarre e creare consenso è esaurita. E questo è molto peggio di qualche punto percentuale di debito in più.

mm
Edoardo Laudisi classe 1967, laureato in Economia, scrittore e traduttore. Nel 2001 ha pubblicato il romanzo Zenone (Prospektiva Letteraria) nel 2014 l’ebook Superenalotto (self publishing) nel 2015 il romanzo Sniper Alley (Elison Publishing) e nel 2018 il romanzo Le Rovine di Babele (Bibliotheka Edizioni). Appassionato di poesia, nel 2007 ha diretto e prodotto il documentario Poesia Final con interviste ai maggiori poeti contemporanei. Attualmente vive a Berlino.

    Benvenuti a Berlino

    Articolo precedente

    Alla SR Contemporary Art di Berlino i “ricordi” in immagini di Alessandra Baldoni Atlas, eine “Erinnerung” von Alessandra Baldoni zur SR Contemporary Art

    Articolo successivo

    Ti potrebbe piacere anche

    Commenti

    Lascia una risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *