scuola_01Ricordate le lunghe e interminabili ore passate incollati a una sedia in una piccola aula soffocante, ad ascoltare senza interruzione fuor di monologo un professore che correva dietro al programma e agli orari da rispettare? All’Evangelische Schule Berlin Zentrum (ESBZ) non vi è spazio per un tale scenario. In questo istituto privato di 500 studenti sono i ragazzi a scegliere quali corsi seguire, oltre ai quattro di base (matematica, inglese, tedesco e studi sociali), tra materie come “sfide”, per la quale i ragazzi ricevono 150 euro da investire in un progetto (ad esempio kayak o trekking all’estero) e “responsabilità”. La preoccupazione per i voti non turba i sogni di questi pupilli, perché non ne ricevono fino ai 15 anni. E l’esame? Quando sono pronti lo sostengono. A loro scelta. È il cosiddetto metodo Rasfeld, dal nome della preside dell’ESBZ.

scuola_06Viene da chiedersi se tutta quest’autonomia sia come un eccesso di corda dato ai ragazzi, con cui è fin troppo facile impiccarsi. La risposta è no: come per il metodo Montessori, anche in questa scuola gli alunni, venendo stimolati e scoprendosi appassionati. Alla Gesamtschule (una sorta di liceo generico) ottengono in media un punteggio di 2.0 (ricordiamo che in Germania il punteggio più alto corrisponde ad 1 ed il più basso a 6), anche se al 40 per cento di loro, prima di iniziare a frequentare l’ESBZ era stato consigliato di non proseguire negli studi. L’istituto, del resto, utilizza questo metodo proprio per adeguare l’educazione che i giovani ricevono alle nuove esigenze del mercato lavorativo. La filosofia della preside si concentra sul fatto che oggi tante delle informazioni, un tempo da conescere a memoria, si trovano rapidamente su internet: il metodo così non si deve concentrare su uno studio eccessivamente nozionistico, ma sul carattere dello studente, perché una personalità forte, dinamica e curiosa non la si può comprare su Amazon o Ebay, va costruita e incoraggiata.

scuola_03Nel sistema scolastico è facile perdersi. Spesso si punta alla velocità più che alla qualità, ma la corsa a gambe levate verso l’inserimento nel mondo universitario e lavorativo non è l’atteggiamento giusto per formare persone di spessore e talento, e la professoressa Rasfeld lo sa. I centometristi dell’educazione competitiva non tengono conto dell’importanza della passione e della preparazione metodologica dello studente, che arriva prima all’università, ma che poi presenta conoscenze lacunose e incapacità strutturale grave. Matricole di 17-18 anni non sono necessariamente un bene, se per correre verso la meta si sono perse le basi per strada.

Il metodo Rasfeld potrebbe esser un buon antidoto contro la competizione sfrenata, perché punta su quella volontà genuina che gli studenti possiedono all’inizio del percorso di scuola, quella curiosità che viene spesso ammazzata sull’altare sacrificale dell’educazione istituzionale, del voto, dell’esame e del successo. L’“ansia”, quella che sempre più ragazzi dicono di “avere”, non si genera in questo istituto. I giovani studiano perché lo vogliono, non perché lo devono fare. E funziona, tanto che più di 40 istituti in Germania stanno adottando o adotteranno parti o l’intero metodo.

germany-804548_1280Questo è possibile anche perché, nella Repubblica Federale di Germania, dove sono i Länder a scegliere il proprio sistema educativo, le regole generali permettono l’esistenza di questo “libero insegnamento” fuori dalle righe, dal momento che esso non si scontra con le direttive imposte alle scuole; come gli altri più conosciuti metodi Sudbury, Montessori e Steiner, anche il Rasfeld viene incoraggiato e apprezzato.  Non sono gli studenti, però, a faticare per abituarsi alla filosofia della preside Rasfeld, ma gli insegnanti: è difficile trovare del personale disposto ad insegnare secondo le metodologie di questa innovativa realtà.

Quello dell’ESBZ, comunque, non presenta la stessa rigidità strutturale dei metodi sopracitati, ha un minor numero di regole, ma severe: se i ragazzi si distraggono, per esempio, dovranno tornare a scuola il sabato mattina.

scuola_02La ESBZ è una delle 5000 scuole private presenti in Germania e sta affermando sempre più il suo nome, tanto che sono aumentate notevolmente le richieste di iscrizione e c’è coda nella lista di attesa.

Non mancano le critiche, che accusano il metodo di portare risultati ottimi solo perché i ragazzi provengono da famiglie progressiste e intellettuali del ceto medio-alto, ma la preside smentisce: il corpo studentesco è eterogeneo, il 7 per cento degli studenti proviene da case dove nemmeno si parla il tedesco, il 30 da famiglie con storie d’immigrazione.

La professoressaa ha dichiarato che questo è solo l’inizio e che il cambiamento si diffonde piano, ma che già si sta creando un laboratorio educativo per formare degli insegnanti pronti ad accettare la sfida; per il futuro di una scuola innovativa, che metta la curiositas, il desiderio umano di conoscenza dal potenziale sconfinato, al centro, come incentivo per un futuro di successi e passione. Che sia questo, il futuro dell’educazione?

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Margret Rasfeld: come possiamo cambiare le nostre scuole

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