angela-merkel-60603_1920A un anno esatto (era il 31 agosto 2015 per la precisione) dalla conferenza stampa in cui la Cancelliera Angela Merkel annunciava al mondo intero la sua intenzione di aprire le frontiere della Germania ai rifugiati con il famoso “Wir schaffen das” (ce la possiamo fare), molte cose sono cambiate in Europa e nel suo Paese.

La decisione infatti che stupì il mondo intero (solo fino a poco tempo prima sembrava, la Cancelliera, irremovibile sulle politiche di accoglienza) le è senz’altro valsa la gratitudine di molti disperati in cerca di un futuro migliore, ma la ha esposta alle bordate politiche tanto delle opposizioni, AfD (Alternative für Deutschland) in testa, quanto dei suoi alleati interni, la CSU bavarese.

wir schaffen das_04Durante quel periodo l’Europa vide nella decisione di Mutti Merkel, la mamma generosa che accoglie a braccia aperte, un deciso cambio di passo: da politica fredda e calcolatrice, a donna guidata dalle emozioni. Era il tempo della foto (volutamente “preparata”) di Aylan, il piccolo siriano annegato e riverso su una spiaggia della Turchia, ad uso e consumo dei fotografi; ma era anche il periodo in cui vennero trovati in Austria, asfissiati all’interno di un camion, 71 migranti che tentavano di varcare la frontiera.

barbed-wire-1199172_1280Quel che attende invece oggi la figlia del pastore protestante, cresciuta nella ex DDR, è una Germania che si prende le critiche di molti Paesi europei, come la Francia per bocca del Primo ministro Manuel Valls che ha dichiarato come “insostenibile” a lungo termine la politica dell’accoglienza, oppure i Paesi dell’Est Europa, come l’Ungheria, il cui premier Orban ha fatto erigere un muro di 175 chilometri al confine con la Serbia (con l’intenzione di farlo in seguito proseguire lungo il confine croato).

Tutto questo per non parlare dei rigurgiti di nazionalismo che si levano in mezza Europa, guidati da partiti più che disposti a cavalcare l’onda di rifiuto, fomentata dai recenti attentati. In Francia il Front National, guidato da Marine Le Pen, che ha raggiunto il 27,3 per cento alle elezioni regionali dello scorso anno, affermandosi come primo partito, con punte del 40,55 per cento nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra dove la leader francese era capolista, o in Austria dove l’FPÖ (Freiheitliche Partei Österreichs), il Partito della libertà austriaco, ha letteralmente spopolato con il suo candidato all’elezione presidenziale Norbert Hofer (che non ha vinto, a quanto pare, per presunti brogli elettorali). E le intenzioni nazionaliste di questa formazione politica sono ben note. In Italia non ci facciamo mancare niente, mettendo sul piatto la Lega ed il suo leader Matteo Salvini.

wir schaffen das_03Insomma la signora Merkel è circondata. I sondaggi la danno in caduta libera e le elezioni, quelle in Pomerania Anteriore di domenica prossima (dove l’AfD è dato in forte ascesa di consensi, giocando le sue carte non tanto sulla questione razziale, quanto più su quella degli aiuti economici dati agli immigrati a scapito dei tedeschi più poveri) e quelle nazionali l’anno prossimo l’attendono al giudizio dei suoi concittadini. E nonostante tutto questo, lei, la regina d’Europa, mantiene il punto e ripete: “Deutschland wird Deutschland bleiben, mit allem, was uns lieb und teuer ist”, cioè la Germania rimarrà la Germania, con tutto ciò che più amiamo e che ci è più caro.

Chissà se i tedeschi ricorderanno queste parole nel segreto dell’urna?

Deutschland wird Deutschland bleiben

Print Friendly, PDF & Email