L'Ocean Viking 13 © Youtube Repubblica
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Horst Seehofer

Horst Seehofer © Kremlin.ru

Solo pochi giorni fa la polizia di frontiera tedesca ha rafforzato il controllo di tutti i confini della Repubblica Federale per impedire l’ingresso in Germania ai migranti senza permesso. E questo non solo al confine tra Austria e Baviera: lo ha riferito il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer (CSU) al quotidiano “Bild” a seguito di un’interrogazione parlamentare della Linke: «La polizia potrà eseguire controlli temporanei e flessibili su tutti i confini», ha detto il Ministro. La notizia è arrivata proprio poco tempo dopo che il “Conte bis” ha riaperto i porti, innescando di nuovo le partenze verso le coste italiane. Ma soprattutto, la mossa di Berlino conferma che l’accordo di Malta sulla redistribuzione degli immigrati non corrisponde realmente alle dichiarazioni d’intenti.

© il Deutsch-Italia

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Il quotidiano tedesco “Berliner Sonntagsblatt” ha dichiarato che l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV, ossia i servizi segreti interni tedeschi) respinge sempre più richieste di asilo avanzate dai migranti sbarcati in Italia e a Malta, dopo essere stati soccorsi nel Mediterraneo centrale. Secondo il quotidiano italiano “Il Giornale”, tra aprile e ottobre scorso, su 323 profughi interrogati dal BfV nei centri di accoglienza in Italia e a Malta, 47 casi hanno sollevato problemi di sicurezza che hanno portato alla bocciatura della richiesta di asilo. Tra marzo e aprile del 2018 gli interrogatori erano stati 324, con 10 casi in cui erano emerse questioni di sicurezza che hanno condotto al respingimento della domanda di protezione internazionale. Questo vuol dire che il fenomeno è in aumento. Il BfV svolge indagini preliminari sui richiedenti asilo al fine di valutare la sussistenza di possibili rischi di spionaggio o estremismo nel quadro dell’autorizzazione di sicurezza, “obbligatoria, prerequisito per l’avvio di una procedura di protezione internazionale”.

Gökay Akbulut © CC BY-SA 4.0 Andi Weiland WC

Gökay Akbulut © CC BY-SA 4.0 Andi Weiland WC

Sempre secondo il ministro Seehofer, gli interrogatori che portano al respingimento delle richieste di asilo si baserebbero sul regolamento di Dublino. Gli agenti del BfV e della polizia tedesca si sarebbero presentati come impiegati del Governo tedesco nei nostri centri di accoglienza, “impiegando per ciascun profugo tra le tre e le quatto ore” di interrogatorio “con alcune pause”. Alla BfV è affidato il compito di registrare i dati personali essenziali delle persone per cui risultino preoccupazioni in materia di sicurezza. Tuttavia per la deputata della Linke Gökay Akbulut l’impiego del BfV all’estero rappresenterebbe un’anomalia.

Per Roberto Calderoli, vice presidente del Senato, la stretta dei controlli sui confini tedeschi «significa una sospensione del trattato di Schengen». L’esponente leghista ricorda poi che la Francia ha da tempo ripristinato i controlli alle frontiere e proprio in questi giorni ha annunciato nuove misure restrittive. «Dunque Parigi e Berlino possono chiudere i propri confini per fermare i clandestini, ma se a farlo, fino a qualche mese fa, era l’Italia con il ministro Salvini partivano subito le critiche e ci definivano inumani? Alla faccia della coerenza, due pesi e due misure a seconda della convenienza», attacca il politico italiano. «Così adesso tutti hanno le frontiere blindate, Austria, Slovenia, la Svizzera extra-UE, tutti… tranne l’Italia delle porte e dei porti aperti».

L’iniziativa del governo tedesco conferma i timori per il possibile arrivo sul suolo europeo di jihadisti infiltrati e possibili minacce per la nostra sicurezza nazionale. Come riportato da Chiara Giannini sempre su “Il Giornale”, la recente offensiva turca in Siria ha fatto crescere la preoccupazione in Europa, ma soprattutto in Italia, dove fonti vicine all’intelligence fanno sapere che il rischio dell’arrivo di ex miliziani dell’Isis, soprattutto attraverso i canali migratori, si fa sempre più alto. I canali usati da eventuali combattenti in fuga potrebbero essere proprio quelli migratori, transitando dalla Turchia e arrivando fino in Tunisia o Libia, dove potrebbero avvalersi della collaborazione di trafficanti di esseri umani per raggiungere le coste italiane a bordo dei barconi.

James F. Jeffrey

James F. Jeffrey

Secondo James Jeffrey, inviato del presidente statunitense Donald Trump in Siria, sarebbero più di cento i jihadisti tornati a piede libero. Il numero dei prigionieri che sono fuggiti, ha precisato, «è superiore a cento». Si tratterebbe dei combattenti più pericolosi, quelli rinchiusi nelle prigioni di massima sicurezza. «Non sappiamo dove siano», ha poi aggiunto dopo essere stato interpellato sul tema.

Intanto i rapporti dell’ONU fotografano una realtà che impone una riflessione: in tutto il mondo più di una persona su trenta è considerata migrante, cioè vive al di fuori del Paese in cui è nata. In totale sono 258milioni: circa il 3,5 per cento della popolazione mondiale stimata in 7,6miliardi di individui. E questa immensa folla di persone, obbligate a cambiare Paese per cause che vanno dalle violenze in patria al variare delle condizioni climatiche, aumenta in misura di 14milioni ogni anno. Dopo il picco di immigrazione irregolare verso l’Europa tra il 2014 e il 2017, molti Paesi dell’Europa occidentale hanno cominciato a restringere i diritti riservati ai richiedenti asilo. La Svezia ha dato un giro di vite già nel 2016. La Francia ha adottato provvedimenti restrittivi a inizio 2018. E due settimane fa si è diffusa la notizia che la Danimarca starebbe valutando di relegare i richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta, ma che non possono essere rimpatriati, in un’isola remota. Ma cosa succede quando un governo riduce il livello di protezione riservato ai richiedenti asilo, pur non essendo capace di aumentare i rimpatri verso i Paesi di origine? La risposta è semplice: aumentano gli stranieri senza permesso di soggiorno presenti sul territorio. Ed è esattamente ciò che succederà in Italia nei prossimi due anni stando ai numeri. In breve. Tra giugno 2018 e dicembre 2020, il numero degli irregolari in Italia aumenterà di almeno 140.000 unità. Parte di questo aumento (circa 25.000 unità) si è già registrato nei mesi passati. Ma l’aumento maggiore verrà registrato tra questo periodo e la fine del 2020.

L'Ocean Viking 14 © Youtube Repubblica

L’Ocean Viking © Youtube Repubblica

Nello “scenario base”, quello in cui l’Italia avrebbe mantenuto tutti e tre i livelli di protezione internazionale (status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione umanitaria), gli irregolari in Italia sarebbero aumentati di circa 60.000 unità. Ma il decreto-legge dello scorso ottobre (da poco convertito in legge) potrebbe aggiungere al numero dei nuovi irregolari previsti dallo scenario base ulteriori 70.000 irregolari, più che raddoppiando i nuovi irregolari presenti nel nostro Paese. Ai ritmi attuali, i rimpatri dei migranti irregolari nei loro Paesi di origine avranno un effetto solo marginale: per rimpatriarli tutti sarebbero necessari 90 anni, e solo a condizione che nel prossimo secolo non arrivi più nessun irregolare. In totale, entro il 2020 il numero di migranti irregolari presenti nel Belpaese potrebbe superare quota 670.000. Si tratta di un numero più che doppio rispetto ad appena cinque anni fa, quando i migranti irregolari stimati erano meno di 300.000. Sarebbe anche il record di sempre se si esclude il 2002, quando in Italia si stimavano presenti 750.000 irregolari.
I recenti episodi della Ong francese, la “Sos Mediterranée”, e della nave norvegese “Ocean Viking”, nave battente bandiera olandese, sembrerebbero essere una presa di posizione netta del Governo italiano a favore delle organizzazioni non governative, che in base ai dati riportati sopra potrebbe incoraggiare gli scafisti ad aumentare le loro attività criminali. Dall’inizio del mese, tanto per dare un’idea, si sono registrati 1.854 arrivi di immigrati contro i 1.007 di tutto ottobre 2018. E ancora: a settembre gli stranieri arrivati sulle nostre coste sono stati 2.498, contro i 947 arrivati nello stesso periodo dell’anno scorso.

Il ministro Luciana Lamorgese © CC BY-SA 3.0 Interno.gov.it WC

Il ministro Luciana Lamorgese © CC BY-SA 3.0 Interno.gov.it WC

Le linee guida illustrate nelle scorse ore dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, davanti alla commissione antimafia della Camera, sono di mettere mano, “nel giro di poco”, ai decreti Sicurezza voluti dall’ex ministro Matteo Salvini quando sedeva al suo posto al Viminale. «Sui decreti sicurezza c’è stato un intervento del capo dello Stato – ha confermato Lamorgese – quindi noi certamente in prima battuta opereremo quelle modifiche per renderli conformi alle osservazioni che erano venute dal Quirinale». Anche a Bruxelles, secondo un’indiscrezione pubblicata dal quotidiano “Die Welt” dopo aver sentito fonti del Bundestag, il premier Giuseppe Conte avrebbe accettato un piano che prevede il rientro nel nostro Paese dei “dublinanti” presenti in Germania. Va detto che queste espulsioni forzate vanno avanti da sempre. Anzi, nei mesi scorsi era venuto anche alla luce che le autorità tedesche sono solite stordire con medicinali gli immigrati prima di imbarcarli su voli che li riportano nel Paese di primo approdo, ossia l’Italia. Quando al Viminale sedeva Salvini, la Cancelliera Angela Merkel non era mai riuscita a far sottoscrivere un accordo per un rientro sistematico dei “dublinanti”. Adesso, invece, si parla di due voli al mese dalla Germania verso l’Italia con a bordo un massimo di 25 migranti.

Il Governo tedesco sostiene di essere alle prese con una pressione straordinaria. Nei primi otto mesi dell’anno in corso sono stati registrati in Germania quasi 26.500 ingressi illegali. Solo nel mese di agosto, stando ai dati riferiti dall’agenzia stampa “Dpa”, sarebbero entrate clandestinamente 3.300 persone, di cui 929 solo dal confine con l’Austria. I Verdi hanno criticato il prolungamento dei controlli su quella frontiera parlando di “un pericoloso segnale anti-europeo” che per giunta sovraccarica la polizia oltre le proprie capacità. E c’è chi chiede un intervento della UE per fermate la nuova stretta ai confini.

Lo scontro politico, dunque, non è presente solo in Italia.

 

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