Le destre italiane e l'Europa © il Deutsch-Italia
Le destre italiane e l'Europa © il Deutsch-Italia
Europa Kaputt Mundi © il Deutsch-Italia

Europa Kaputt Mundi © il Deutsch-Italia

Ormai a grandi passi si avvicinano le elezioni europee e la destra italiana sta andando rapidamente contro l’Europa e contro uno dei suoi maggiori punti di riferimento storici e culturali come la Germania. Naturalmente questo distacco non è di oggi, ma parte già in era berlusconiana. Infatti, il primo strappo nei confronti della Germania avviene quando «il premier Silvio Berlusconi è arrivato a Baden Baden e, invece di dirigersi verso la Cancelliera tedesca Angela Merkel, si e appartato sulla riva del fiume per telefonare. La Merkel ha ricevuto nel frattempo gli altri leader senza stringere la mano al premier italiano»; questo fatto accadde il 4 aprile del 2009 (come riportato dal “Corriere della Sera” dell’epoca).

In questo futuro incerto si apre sempre di più la forbice politica e culturale da quelli che erano i referenti storici e intellettuali della destra italiana come Beppe Niccolai, Adriano Romualdi o Pino Rauti da quelli odierni come Matteo Salvini, Giorgia Meloni fino ad arrivare agli esponenti dell’ultradestra come “CasaPound”.

Ormai si sta sviluppando all’interno dell’Europa una parola che definirebbe il ruolo politico delle destre in chiave “sovranista”, ponendo l’accento sulle evidenti difficoltà a sviluppare un rapporto politico con il Partito Popolare Europeo. Infatti, Matteo Salvini, come riportato in un articolo di Lettera 43, Rivista Studio del 14 gennaio scorso a firma di Francesco Maselli «sta faticando a rendere il suo schieramento politico tanto competitivo da riuscire a negoziare un accordo con il PPE. Infatti recentemente Matteo Salvini ha incontrato a Varsavia Jaroslaw Kaczyński, leader del partito nazionalista polacco “Legge e Giustizia” (PiS), proprio con l’obiettivo di ampliare gli aderenti al suo futuro gruppo parlamentare. A dimostrazione delle grandi differenze che esistono tra i vari partiti nazionalisti europei, l’incontro non è stato un gran successo: i polacchi non si fidano di chi è considerato vicino alla Russia di Vladimir Putin». Inoltre, il Primo ministro austriaco Sebastian Kurz, leader del centrodestra e tradizionale alleato dell’ultra destra austriaca e tedesca, è stato categorico nella sua affermazione politica ed economica, dicendo che è «impossibile» una eventuale alleanza in sede europea. Ha poi continuato nella sua dichiarazione sul “Financial Times”, dicendo che «la chiusura non ha soltanto ragioni culturali e politiche, ma anche economiche, come dimostra la legge di bilancio approvata dal Parlamento austriaco: per la prima volta dal 1995 l’Austria avrà un deficit dello 0 per cento e il suo debito pubblico continuerà a calare, dal 78,3 per cento nel 2017 arriverà al 70,5 per cento nel 2019».

Non bisogna dimenticare che Marcello Veneziani nel suo blog fa una domanda legittima e allo stesso tempo inquietante: “Dove è finita la destra sociale?”, poi continua sullo stesso tenore e arriva a dire che «la destra da cui siamo partiti è sempre stata nazionale, ma non è mai stata anti-europea. Ha creduto all’Europa nazione o ha accolto l’idea di De Gaulle di un’Europa delle Patrie, ma non ha più pensato in termini di nazionalismo introverso e chiuso. Il tema forte per una destra del futuro sarà salvare l’Europa dagli europeisti; i tecnici, eurocrati, i più europeisti. Una destra vera deve perorare la sovranità nazionale dentro la sovranità europea, richiamare l’Europa come civiltà e come risposta al mondo globalizzato».

Il ruolo politico delle destre in chiave “sovranista”

Ormai la destra italiana sembra aver perso quella vocazione europea che l’ha sempre contraddistinta nello scontro con i nazionalismi vecchio stampo. Adesso il movimento leghista e “Fratelli d’Italia” prevedono, come dice l’economista Mario Seminerio, che «le forze nazionaliste probabilmente si imporranno in Europa, in particolare quelle dell’Europa dell’Est con cui vorrebbe allearsi, ma queste ultime non solo non sostengono affatto delle politiche lassiste dal punto di vista della finanza pubblica. Al contrario.». Infatti propendono più per le politiche economiche legate al rigore e ciò le rende più vicine alla Germania che all’Italia.

Inoltre, risulta anomala questa destra che sposa l’America di Trump, America che ha un preciso scopo che è quello di giocare «sui particolarismi, sui sedicenti sovranismi, per alimentare tensioni e caos in Europa e favorire così gli interessi americani nella ricomposizione internazionale in Medioriente e nell’intesa con la Cina. Nella pratica politica allontanare la Russia dalla Germania e frenare il riarmo europeo».

Inoltre, la destra italiana salutò in maniera entusiastica con uno dei primi segretari del Movimento Sociale Italiano degli anni ’50 e ‘60, Arturo Michelini, la fondazione dell’attuale Unione Europea.

Poi bisogna dire che una gran parte dei punti di riferimento politici e culturali sono legati alla Germania e all’Europa, e che uno dei massimi esponenti ideologici della destra come Julius Evola ha attinto dalla Germania la formazione dottrinale e in genere dal mondo della cultura tedesca. Cosi come Carl Schmitt, politologo che definì le “categorie politiche”, caro alla destra rautiana, e Oswald Spengler autore del “Il tramonto dell’Occidente”, testo basilare nel mondo culturale dei cosiddetti conservatori rivoluzionari. Uno dei pochi esponenti della destra radicale in Italia che ha una interpretazione filo europeista e filo tedesca, è Gabriele Adinolfi. Infatti Adinolfi in un articolo del 2016 affermava che «non sono da considerare positive implosioni della UE, almeno nell’ottica delle prospettive…e sono un convinto sostenitore del ruolo tedesco e da ritenere che l’Euro è meglio del No Euro», e poi continuava sostenendo che «la scelta tra le due posizioni segna un vero e proprio spartiacque antropologico» e, aggiungiamo noi, anche uno spartiacque culturale.

mm
Maurizio Massari giornalista dal 2005 si occupa di sport, economia, politica, recensioni ed eventi culturali. È stato addetto stampa dal 2008 al 2011 presso l’ufficio sport del Comune di Roma. Ha collaborato con il “Secolo d’Italia”, “L’eco di Bergamo” e con vari settimanali.

    La fortuna del Werther di Goethe in mostra a Roma

    Articolo precedente

    La fotografia come testimonianza

    Articolo successivo

    Ti potrebbe piacere anche

    Commenti

    Lascia una risposta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *