La Brexit
La Brexit
parlamento inglese

Westminster il Parlamento UK

Quest’oggi la Camera dei Comuni inglese avrebbe dovuto decidere il futoro della Brexit ma il Primo ministro May ha deciso di rinviare il voto a giovedì prossimo perché, vista l’esigua maggioranza di cui dispone, l’accordo faticosamente trovato con le Istituzioni europee sarebbe in pericolo e aprirebbe la strada o per una hard Brexit oppure per il ritorno alle urne, o magari per un nuovo referendum popolare che, con tutta probabilità, boccerebbe ogni volontà secessionista della Gran Bretagna, costretta a quel punto a rientrare nei ranghi.

Nel caso britannico l’uscita automatica in mancanza di intesa scatterebbe il 29 marzo del prossimo anno. Un’uscita non concordata potrebbe comportare come extrema ratio l’introduzione di dazi e tariffe da entrambe le parti, ossia UK e UE, che determinerebbe a sua volta come effetto immediato il crollo degli scambi commerciali. Il Paese maggiormente danneggiato da una potenziale hard Brexit e dalla possibile applicazione di dazi contro l’import di beni sarebbe la Germania. Nello specifico quali sarebbero le entità dei danni per l’economia tedesca?

David Folkerts-Landau © Youtube Bloomberg Markets and Finance

David Folkerts-Landau © Youtube Bloomberg Markets and Finance

Ne ha parlato durante un’intervista rilasciata al canale tv della multinazionale mediatica Bloomberg, specializzata in temi economici e finanziari, il capo del settore economico della “Deutsche Bank” David Folkerts-Landau. L’economista della maggiore banca tedesca (le cui azioni negli ultimi 12 mesi hanno perso il 52 per cento del loro valore) ha studiato economia e matematica alla prestigiosa Università americana di Harvard, oltre a completare un dottorato di ricerca in Filosofia alla non meno ambita Princetown Universiy. In un inglese impeccabile Folkerts-Landau ha spiegato che secondo lui «ci sarà comunque un accordo (deal) tra i rappresentanti della Gran Bretagna e dell’Unione Europea, dal momento che conviene ad entrambe le parti. La storia non li perdonerà qualora non saranno stati capaci di trovarlo. Concedere del tempo aggiuntivo significa non risolvere i problemi di fondo».

Grafici finanziari

Grafici finanziari

L’economista è sicuro che ci sarà una recessione e un prezzo alto da pagare per l’economia britannica, poiché gli aggiustamenti saranno dolorosi, ma – attenzione – secondo lui l’economia della Gran Bretagna riuscirà a fare bene, o perfino meglio nei prossimi anni rispetto a quella dell’Unione Europea. Scendendo nei dettagli, egli ha calcolato che il Prodotto Interno Lordo del Regno Unito calerà a breve termine di circa il 2/3 per cento, ma quello medio dei Paesi UE subirà delle perdite molto maggiori. Tuttavia le soprese non finiscono qui: l’esperto tedesco ammette che nell’arco di una generazione l’economia britannica dimostrerà di avere le energie e la flessibilità necessarie per poter prosperare (to thrive), anche perché non dovrà più sottostare a quei lacciuoli burocratici che invece legheranno ancora i Paesi europei rendendone conto a Bruxelles. Inoltre il potere negoziale di Londra sarebbe rafforzato dal fatto che gli inglesi si erano dotati di un mercato finanziario internazionale ben prima che nascesse la democrazia nel Vecchio Continente.

Queste parole non provengono, diciamo, da un nostro economista come Bagnai, che dal 2011 si era battuto contro la moneta unica ed il ruolo predominante della Germania, bensì da un economista tedesco di punta che lavora presso quella che viene considerata la quindicesima banca più importante al mondo, anch’essa tedesca. Tra le varie cose David Folkerts-Landau è quella stessa persona che dalle pagine del Financial Times del 12 novembre invocava una maggiore cooperazione da parte della Commissione Europea nei confronti del Governo italiano, altrimenti un’altra crisi del debito sovrano dentro l’eurozona sarà inevitabile. Il sottotitolo del suo editoriale sul prestigioso organo finanziario londinese è “Roma deve riformare, mentre Bruxelles dovrebbe accettare che l’austerità non è la risposta”. Più chiaro di così, si muore.

Bmw © il Deutsch-Italia

Le auto tedesche © il Deutsch-Italia

Ma qual è l’entità degli scambi commerciali tra la Gran Bretagna e la Germania? Le statistiche governative tedesche ci vengono in aiuto, rivelandoci come con 85miliardi di euro annui il Regno Unito sia il quarto Paese al mondo verso cui si dirigono i beni e le merci esportate dalla Germania. Al primo posto troviamo gli Stati Uniti, seguiti dalla Francia e dalla Cina. L’Italia invece è il sesto Paese al mondo destinatario dei beni made in Germany. Di questi 85miliardi, a fare la parte del leone sono – tanto per cambiare – le auto con quasi 25miliardi di fatturato annuo, a seguire con cifre minori, ma comunque nell’ordine di diversi miliardi all’anno, i prodotti chimici, i software, i macchinari industriali ed altro. Dall’altra parte l’export UK verso la Germania ammonta a 37miliardi all’anno; in questo modo rileviamo come la Gran Bretagna, considerata la seconda potenza economica dopo la Germania all’interno dell’Unione Europea, sia un importatore netto nei confronti della cosiddetta locomotiva tedesca.

Joachim Lang © BDI Christian Kruppa

Joachim Lang © BDI Christian Kruppa

Tuttavia dal 2016 al 2017, complici i timori per la Brexit, l’export tedesco verso il “Paese secessionista” è calato di poco meno del 2 per cento. Qualora si dovesse arrivare all’introduzione di dazi, volti a limitare il commercio tra l’Unione Europea ed il Regno Unito, il calo dell’export tedesco e non solo sarà di sicuro più ampio. Questo scenario orrendo per l’economia tedesca, che già quest’anno ha sfiorato per un soffio l’entrata tecnica in recessione crescendo l’economia comunque solo dello 0,1 per cento, è ben presente nella mente degli imprenditori. In un’intervista rilasciata ancora nel marzo di quest’anno al quotidiano finanziario “Handelsblatt, Joachim Lang, amministratore delegato dell’associazione dell’industria BDI (la Confindustria tedesca), aveva dichiarato che «se l’UE e il Regno Unito non riuscissero a fare chiarezza entro le prossime settimane, le società tedesche dovrebbero prendere delle misure. Alcune di loro saranno quindi costrette a concentrarsi su piani di emergenza nel caso peggiore che nessuno vuole e che danneggerà tutti». Per worst-Case-Scenario il capo della Confindustria tedesca intendeva una hard Brexit senza agreement, e con la possibile introduzione di dazi commerciali da entrambe le parti.

Il 17 aprile avevamo citato lo Spiegel che così scriveva: «Non solo la stessa Gran Bretagna, ma anche l’economia tedesca pagherà conseguenze costose per la Brexit. Secondo uno studio attuale i costi saranno superiori ai 9miliardi di euro all’anno nel caso in cui il commercio con l’UK dopo l’uscita di quest’ultima dalla UE tornerà ad essere regolato secondo le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Ciò significa dazi, barriere commerciali e tempi d’attesa al confine, che comporteranno appunto dei costi per le imprese. Questi costi sono stati calcolati dal consigliere per le aziende Oliver Wyaman e dalla società legale Clifford Chance».

L’eventualità di una hard Brexit, unita alle violente proteste in Francia contro il governo Macron che fino ad ora era stato il partner europeista più fedele della Cancelliera Merkel, potrebbe seriamente porre in pericolo l’intera architettura economica che tanti vantaggi ha portato alla Germania, in special modo negli ultimi 10 anni. Senza dimenticare che la scorsa settimana i big boss delle maggiori case automobilistiche tedesche si sono recati alla Casa Bianca per tentare di convincere l’odiato Trump ad ammorbidire le misure protezionistiche da lui ideate contro l’export tedesco di milioni di Volkswagen e BMW verso gli Stati Uniti. Qualora Trump tiri dritto e il Regno Unito si stacchi in maniera disordinata e senza un accordo, a quel punto la recessione economica all’interno della Germania sarebbe solo una delle numerose conseguenze, alcune delle quali imprevedibili, che il futuro governo tedesco dovrà affrontare.

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Le proposte di Theresa May per la Brexit

© Youtube TLDR News

Matteo Corallo
classe 1987, laureato in Giurisprudenza a Trieste, sua città natale, blogger. Dal dicembre 2013 vive in pianta stabile a Berlino, dove si diletta a scrivere di Germania e dintorni tentando di verificare se è vero quanto si dice sul mito tedesco della “locomotiva d’Europa”. Dal febbraio 2018 collabora con il Deutsch – Italia, per il quale scrive di politica, attualità ed anche piccole curiosità berlinesi, a suo modesto parere non analizzate a sufficienza dai media cosiddetti mainstream. Per contatti: m.corallo@ildeutschitalia.com.

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