Recep Tayyip Erdogan © Kremlin.ru

Un po’ di tempo fa abbiamo preso in considerazione quanto la predominanza economica tedesca a base di export record venga sempre di più minacciata dalla reazione delle potenze anglosassoni, le quali, con l’elezione di Trump e la Brexit, stanno tentando di mettere un limite al dominio economico tedesco. Guarda caso lo stesso Trump, dopo aver “stracciato” l’accordo sul nucleare iraniano ed avvertito la Germania tramite il suo nuovo ambasciatore a Berlino di non continuare a fare affari con Teheran, ha dichiarato recentemente di voler fissare dei dazi al 20 per cento all’importazione di auto straniere negli USA. Chissà se alla Volskwagen, alle prese in questo momento con un amministratore delegato condannato da un tribunale statunitense per lo scandalo delle emissioni manipolate, il messaggio sia arrivato forte e chiaro. Se ad Ovest la battaglia a base di dazi e guerre commerciali è appena iniziata, mentre ad Est le sanzioni europee contro la Russia potrebbero subire un ammorbidimento in seguito alla seconda visita in 15 giorni della Merkel a Mosca, un altro fronte per il governo tedesco potrebbe riaprirsi pericolosamente a Sud.

Nello specifico il “terzo fronte”, che poi sarebbe il quarto se consideriamo come la Germania stia combattendo politicamente anche contro il cosiddetto “Gruppo di Visegrad” composto da Paesi mitteleuropei governati dalle destre locali anti – politiche migratorie à la Merkel, è quello che vede un continuo braccio di ferro tra il governo tedesco ed Erdogan. Quest’ultimo da diverse settimane ha ordinato l’invasione di quei territori settentrionali della Siria popolati dalle minoranze curde, le cui milizie militari hanno combattuto prima contro l’Isis ed ora contro i militari turchi. In verità l’incubo geopolitico di Erdogan è quello di vedere realizzarsi l’antico sogno dei curdi di avere un proprio Stato indipendente, anche considerando che nella stessa Turchia ne vivono a milioni. Se ci si chiedesse cosa c’entri la guerra combattuta in Siria dai militari turchi con la situazione interna in Germania bisognerebbe innanzitutto considerare che le milizie curde ed i militari turchi invasori stanno in questo momento combattendosi tra di loro con armi leggere e panzer prodotti in Germania, e da qui regolarmente esportati in Turchia o venduti ai miliziani curdi. Questo export nei confronti della Turchia, avvenuto alla luce del sole, aveva fatto segnare già l’anno scorso un livello stabile rispetto allo stesso periodo del 2016. Infatti a settembre 2017 l’export di armi verso la Turchia aveva realizzato un valore di 25,36milioni di euro, nonostante la crisi diplomatica che aveva caratterizzato i rapporti tra i due Paesi. Per crisi diplomatica intendiamo l’arresto e la detenzione di decine di giornalisti tedeschi o turco – tedeschi, tra cui il caso più eclatante era stato quello del giornalista Deniz Yücel rilasciato lo scorso febbraio, senza contare il divieto da parte delle autorità tedesche di far tenere dei comizi in Germania ad Erdogan e al suo ministro degli Esteri durante l’ultima campagna elettorale per il referendum sul presidenzialismo in Turchia.

Quindi nonostante le facce feroci tra i due Paesi, gli affari e la vendita di armi utilizzate anche nel recente assedio di Afrim in Siria, che per inciso ha causato migliaia di morti e 200mila profughi tra la popolazione civile curda, sono andati avanti a meraviglia. A mettere l’accento ancor di più sulle pericolose relazioni condotte dal governo tedesco è stato l’addestramento militare che i combattenti curdi, i cosiddetti peshmerga, hanno ricevuto nel corso degli ultimi anni da unità della Bundeswehr (le Forze Armate tedesche) di stanza nell’Iraq del Nord. Queste unità combattenti curde hanno poi dato man forte ai loro “fratelli” in Siria nel combattere i militari turchi. Per essere precisi il governo tedesco vendette già nel 2014 armi al governo centrale iracheno, che poi a sua volta le distribuì alle milizie e alle polizie locali curde situate nel Nord del Paese. Inoltre mentre pubblichiamo questo articolo, nuovi modelli di Panzer fabbricati in Germania, come per esempio il Typ Leopard 2 A4 prodotto dalla Rheinmetall AG e Kraus-Maffai Wegmann GmbH & CO. KG, sono utilizzati dalle truppe invasori turche nella Siria del Nord.

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Tuttavia il terzo fronte è anche interno, e per questo ancor più pericoloso per la tenuta del modello Germania. Negli ultimi giorni i rapporti tra l’opinione pubblica tedesca ed Erdogan sono tornati al calor bianco per la decisione di due popolari giocatori di calcio tedeschi, di origine turca, di posare in foto con il Presidente turco. Le immagini dei VIP del calcio che sorridenti si sono fatti immortalare assieme ad Erdogan hanno fatto subito rizzare i capelli a molti cittadini tedeschi, anch’essi amanti del calcio come noi caciaroni italiani, che secondo un sondaggio del 15 maggio vorrebbero a maggioranza la cacciata dei due “traditori” dalla nazionale. Al di là delle polemiche balneari, che tuttavia rivelano tensioni etniche reali, il vero rischio per la tenuta interna potrebbe essere dato dal continuo clima di odio tra comunità turche e curde presenti in Germania. Ciò comporta frequenti scontri nelle strade e nelle piazze tedesche, nelle quali le rispettive fazioni si fronteggiano e si picchiano senza risparmio di colpi. Se non vi fosse sempre la Polizei a dividere i manifestanti turchi e curdi, non crediamo di esagerare nell’affermare che ci scapperebbe con tutta probabilità il morto. Questo clima di guerriglia urbana non viene spesso riportato dai media tedeschi, probabilmente per timore di gettare ulteriore benzina sul fuoco, ma ancora una volta Youtube ci viene in soccorso con centinaia di video nei quali si vedono giovani manifestanti picchiarsi ed insultarsi a vicenda nelle strade di Berlino, Stoccarda, Colonia, Amburgo e delle altre città tedesche. Se la stessa Merkel nel 2010 affermò durante unintervista al Guardian che il multiculturalismo in Germania era completamente gescheitert/fallito, per poi cambiare rotta nell’estate del 2015 con l’accoglienza incondizionata di 1milione di migranti siriani, forse sarebbe il caso di aprire un dibattito serio in merito.

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Gli scontri fra turchi e curdi a Stoccarda

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