Horst Seehofer

Horst Seehofer © Kremlin.ru

Infine, dopo giorni di Sturm und Drang, si è arrivati ad un accordo. Ma non stiamo parlando dei prodromi del romanticismo tedesco, bensì di una messa in scena consumata nel panorama politico teutonico, un “teatrino delle scimmie”, come lo ha definito l’autorevole quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, tra i due partiti dell’Unione, la CDU della Cancelliera Angela Merkel e la CSU e del suo ministro degli Interni Horst Seehofer. Ma non basta. Questo “dramma” in più atti si consuma contemporaneamente anche all’interno dei cristiano sociali bavaresi stessi, in una sorta di lotta per la sopravvivenza e per il potere, e al di fuori dei due partiti d’ispirazione cristiana, coinvolgendo anche l’altro alleato di governo, quella SPD che fino ad ora si era tenuta lontana dalla disputa per così dire “casalinga”. Insomma un vero e proprio “psicodramma” di governo del Paese più “stabile” d’Europa.

La storia

Alexander Dobrindt

Alexander Dobrindt © CC-BY-SA-3.0 Harald-Bischoff

La storia è presto detta, si è passati dalle minacce di crisi di governo precedenti il vertice europeo del 28 e 29 giugno scorsi, a quelle di un possibile licenziamento di Seehofer dalla carica di ministro degli Interni (a cui il 69enne bavarese aveva reagito dichiarando che non si sarebbe fatto dimettere da una Cancelliera che aveva contribuito a diventare tale per la quarta volta), alla sua di minaccia di dimissioni, ritornando così al punto di partenza, ossia ad una crisi di governo. Questa volta, oltre alla CDU che si è compattata intorno ad Angela Merkel, il presidente della CSU si è trovato contro praticamente tutto il suo stesso partito, che al contrario lo aveva spalleggiato all’inizio del “tira e molla”. Soprattutto l’ex ministro dei Trasporti, Alexander Dobrindt, ha consigliato il più esperto leader di trovare un accordo con la Cancelliera, ma non per altruismo disinteressato, bensì, ipotizza il settimanale “Der Spiegel” nella sua versione online, per un mero calcolo politico. Già, perché il 48enne politico dell’alta Baviera, aspira a prendere il posto di Seehofer e, se quest’ultimo avesse rassegnato le dimissioni ora, il Primo ministro bavarese Markus Söder sarebbe stato in grado di prendere il potere nel partito. Insomma non ragionevolezza e rispetto dei patti di governo, ma mero calcolo politico.

La stampella

Andrea Nahles

Andrea Nahles © Emilio Esbardo per il Deutsch-Italia

Poi c’è la stampella del quarto governo Merkel, quella SPD che i sondaggi danno sempre più in caduta libera. La presidente del partito, Andrea Nahles, che finora aveva tenuto un basso profilo nella disputa tutta interna ai due alleati di coalizione, ha iniziato a fare, si fa per dire, la voce grossa. Già perché l’accordo in tre punti trovato da CSU e CDU è contrario ai principi sempre professati dalla SPD. I cosiddetti “centri di transito” ai confini tedeschi con l’Austria, dove dovrebbero essere rinchiusi i richiedenti asilo già registrati in altri Paesi con cui la Germania ha stretto accordi bilaterali (per il momento Spagna e Grecia), la “finzione” del “non arrivo”, come se i profughi fossero in transito, in attesa di esame rapido delle richiesta d’asilo e, infine, il respingimento in Austria per quei profughi che provengono da Paesi che non hanno stretto accordi con la Germania, come l’Italia, sono il punto insuperabile. Soprattutto da parte della fronda interna dei cosiddetti Jusos, cioè i giovani socialdemocratici capeggiati dal turbolento Kevin Kühnert, che già tanto filo da torcere ha dato al suo partito quando bisognava decidere se partecipare nuovamente al soccorso della Mutti nazionale, dopo il ben servito dato dai liberali. Il che apre l’ennesima falla nella Große Koalition.

Gli altri

Sebastian Kurz

Sebastian Kurz © CC BY-SA 2.0 Flickr Franz Johann Morgenbesser

Ma fin qui i guai, per così dire casalinghi. Poi ci sono quelli internazionali. Il Cancelliere austriaco Sebastian Kurz (ÖVP) ha annunciato che se la Germania, come richiesto dall’accordo fra la CDU e la CSU, vuole allestire al confine centri di transito dall’Austria, il governo di Vienna vuole impedire l’ingresso dei richiedenti asilo che sono registrati altrove al suo confine meridionale, vale a dire con l’Italia, la Slovenia (dove erano state fatte giovedì scorso esercitazioni in grande stile con polizia ed esercito) e quello con l’Ungheria. Domani Kurz si vedrà con Seehofer per parlare della faccenda, e quest’ultimo incontrerà mercoledì 11 anche il nostro ministro degli Interni Matteo Salvini. Ieri il nostro ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in visita a Riga assieme al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha dichiarato in merito alla possibile chiusura del Brennero: «Il Consiglio europeo ha affermato che l’immigrazione è una questione europea e serve uno sforzo condiviso. Se questo è lo spirito, dovremmo entrare in una fase di cooperazione. Ma la decisione austriaca di chiudere il Brennero sarebbe contro questo spirito e allora chi la mettesse in atto se ne dovrebbe assumere le responsabilità». Ovviamente il “fido” Jean-Claude Juncker, Presidente della Commissione Europea, si è affrettato a definire l’accordo dei due partiti tedeschi «a prima vista conforme al diritto europeo». Faremo delle verifiche, ha aggiunto.

In tutto questo marasma politico, per il momento, assordante è il silenzio della Cancelliera che, nel giro di pochi giorni, è passata dall’essere la paladina dell’Europa di Schengen a quella dell’ognuno si tiene i profughi suoi. Potere del compromesso à la carte.

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La Cancelliera Merkel, soddisfatta, annuncia il raggiunto accordo con Seehofer

© Youtube Epoch Times Deutsch

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