Sea Watch 3 © Youtube Euronews
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L'articolo del Tagesspiegel

L’articolo del Tagesspiegel

La mattina dopo le sbornie si pagano caro. Soprattutto quelle causate da un liquore scadente. Lo ha scoperto il quotidiano tedesco “Der Tagesspiegel” che prova a riprendersi dalla sbornia Ong che ha investito le istituzioni tedesche dopo il caso Carola Rackete, e torna a parlare sobrio senza fare sconti a nessuno.

Il più importante quotidiano berlinese, che rappresenta l’area della sinistra illuminata, quella parte della sinistra liberale dove rimane ancora qualche traccia di capacità concettuale – merce rara nel paesaggio dominato da attivisti e aspiranti rivoluzionari della morale- si interroga sul caso Sea Watch 3 e sul supporto incondizionato dato dalle istituzioni tedesche a Carola Rackete, la capitana della nave Ong che ha forzato il blocco navale di Lampedusa.

Sea Watch 3 © Youtube Euronews

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«Qui non assistiamo soltanto alla collisione tra concezioni del diritto e le concezioni morali di alcuni, qui si toccano punti fondamentali dell’ordine europeo così come si è venuto a creare dopo la Seconda guerra mondiale. Questo è pericoloso». Scrive l’autrice dell’articolo Fatina Keilani. La critica maggiore è diretta al ministro degli Interni tedesco Horst Seehofer, «il quale, ostentando una superiorità morale intollerabile, trova normale dare istruzioni via Twitter a un Paese amico e alleato fin dai tempi dei trattati di Roma, quando si decisero insieme le basi del diritto e le regole della comunità europea, su come ci si debba comportare con un’attivista militante scrivendo testuali parole: Dal nostro punto di vista un procedimento conforme a uno Stato di diritto non potrà che portare al rilascio di Carola Rackete. Questo intendo farlo ben presente all’Italia».

Mattarella - Steinmeier © il Deutsch-Italia

Mattarella – Steinmeier © il Deutsch-Italia

Ce n’è anche per il Presidente della Repubblica Federale Frank-Walter Steinmeier che, secondo la giornalista, non avrebbe resistito «a vantare la superiorità morale tedesca nei confronti di un altro Paese dichiarando che “da un Paese come l’Italia possiamo aspettarci che in un caso del genere si comporti in modo appropriato. Chi salva vite umane non è un criminale”».

Ciò che colpisce, prosegue l’articolista, è la superficialità con la quale i politici tedeschi mettono a rischio i fondamentali dei rapporti diplomatici ponendo le proprie concezioni morali sopra il diritto di uno Stato democratico amico. «Perché», scrive la Keilani, «sul fatto che Carola abbia o meno infranto il diritto italiano e come debba essere trattata, loro (i politici tedeschi) non hanno nulla da dire. Qui non si può argomentare usando la morale perché (n.d.r. in uno Stato di diritto) il diritto è l’incarnazione della morale».

«Ancora una volta», scrive il “Tagesspiegel”, «il Governo tedesco si permette di dare lezioni di etica ai partner europei, come nel 2015, quando decise di aprire le frontiere per far entrare centinaia di migliaia di migranti pretendendo che anche i partner europei accogliessero quelli che loro avevano fatto entrare con un atto unilaterale. Il che portò alla crisi di Brexit».

L'articolo di Christoph von Marschall

L’articolo di Christoph von Marschall

In un secondo articolo sull’argomento, il redattore Christoph von Marschall si spinge oltre, criticando aspramente il concetto del “salvare vite” tanto caro alle Ong. «Il comportamento delle Ong deve essere messo radicalmente in discussione in quanto le loro dichiarazioni sono piene di cose che non tornano. Le normative internazionali sul salvataggio dei naufraghi», scrive von Marschall, «sono state concepite per soccorrere barche in difficoltà e non per gestire casi in cui dei migranti si sono volontariamente imbarcati in battelli di fortuna per raggiungere l’Europa, e nemmeno per servire come regole d’ingaggio a imbarcazioni che si mettono a stazionare in determinate zone del mare in attesa delle barche dei migranti. Inoltre, sarà lecito mettere in discussione il tabù di riportare i migranti sulle coste africane? Giuristi internazionali e perfino l’Agenzia dei Rifugiati delle Nazioni Unite reputano infatti che la Tunisia sia dotata di porti sicuri».

Sea Watch 3 © Youtube Euronews

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Interessanti i commenti dei lettori. La maggioranza accoglie gli articoli come una boccata di ossigeno nell’aria irrespirabile del «populismo più stupido che si sia mai visto», scrive un utente. Alcuni invece fanno notare che il magistrato italiano Alessandra Vella ha scarcerato Carola Rackete, e quindi non ci sarebbe alcuna violazione della legge da parte della “capitana”. Probabilmente l’utente tedesco non conosce l’ordinamento giuridico italiano e quindi non sa che un giudice per le indagini preliminari (Gip) quale è Alessandra Vella, non emette sentenze, ma istanze. Il fatto che Carola sia stata scarcerata non significa né che sia innocente, né che sia colpevole, ma vuol dire solo che mentre il pubblico ministero ha riscontrato gravi indizi di colpevolezza e almeno uno dei tre pericoli che giustificano una restrizione della libertà in fase d’indagine (fuga, inquinamento delle prove, ripetizione del reato), il giudice per le indagini preliminari è stato di parere diverso, e ha deciso per la scarcerazione. Nel frattempo l’indagine prosegue e potrebbe culminare in un processo, oppure no.

E poi naturalmente ci sono i fanatici dell’immigrazione con la schiuma alla bocca, che si esprimono in toni sempre più aggressivi e minacciosi verso chiunque non la pensi esattamente come loro. Per fortuna sono una minoranza, ma si tratta di una minoranza che lascia intendere, nemmeno troppo velatamente, di non escludere il ricorso alla violenza pur di affermare le proprie convinzioni. Il che è quantomeno curioso per gente che dichiara di voler salvare vite. A tale proposito scrive ad esempio un commentatore del “Tagesspiegel” che non appartiene a questo gruppo: «La Keilani ha espresso la sua opinione con un articolo che può essere accolto oppure no. E fin qui nulla di male, quello che spaventa però, è la violenza con la quale certi commentatori esprimono la loro rabbia nei confronti di un’opinione che non gradiscono».

La reazione di questa gente alle critiche rivolte a uno dei loro feticci, sia esso Rackete, Saviano o chi per esso, è simile a quella dei fondamentalisti islamici quando qualcuno osa mettere in discussione Maometto. Ma se l’amore per qualcosa, sia essa una persona, un’idea, un’opera d’arte, una religione, produce odio nei confronti di chi quella cosa la critica, probabilmente non si tratta di amore, ma di un calesse, per citare il grande Massimo Troisi. Purtroppo non ci si deve fare troppe illusioni, perché in casi come questi rabbia e predisposizione alla violenza non nascono da un senso di ingiustizia, ma dalla frustrazione generata dal non riuscire a precisare le proprie convinzioni in enunciati sensati e dall’impossibilità di sintetizzare informazioni complesse e impulsi emotivi in parole e frasi compiute. Alla base di questo cortocircuito c’è un deficit intellettivo che viene superato con il blackout della violenza. Per il momento verbale, più avanti si vedrà.

Gerd_Müller © CC BY-SA 3.0 Conrad Nutschan WC

Gerd_Müller © CC BY-SA 3.0 Conrad Nutschan WC

Nel frattempo qualcuno prova a uscire dal ricatto morale delle Ong, e pone la questione in termini di intervento concreto. In quest’ottica le parole del ministro tedesco dello Sviluppo economico Gerd Müller, secondo il quale «è possibile evacuare le persone dai campi libici e portarli in salvo nei loro Paesi di origine, rendendo possibile la loro integrazione nel Mali, Senegal e in tutta l’Africa Occidentale» rappresentano una novità accolta positivamente anche dall’UNO-Flüchtlingshilfe, associazione tedesca legata alla “Un Refugee Agency” dell’Onu. Si tratterebbe di agire su due livelli: salvare le persone a rischio naufragio e iniziare a riportare i migranti nei loro Paesi di provenienza. Per poterlo mettere in pratica però, bisogna prima risolvere il nodo gordiano rappresentato dalla Libia. Da dove si inizia? Molto semplice, da chi quel nodo l’ha legato: Francia e Gran Bretagna con back-up Usa del Presidente buono Barack Obama.

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Il rilascio di Carola Rackete

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Edoardo Laudisi classe 1967, laureato in Economia, scrittore e traduttore. Nel 2001 ha pubblicato il romanzo Zenone (Prospektiva Letteraria) nel 2014 l’ebook Superenalotto (self publishing) nel 2015 il romanzo Sniper Alley (Elison Publishing) e nel 2018 il romanzo Le Rovine di Babele (Bibliotheka Edizioni). Appassionato di poesia, nel 2007 ha diretto e prodotto il documentario Poesia Final con interviste ai maggiori poeti contemporanei. Attualmente vive a Berlino.

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