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Uno dei ritornelli più ricorrenti inerenti il mercato immobiliare tedesco è la cronica carenza di alloggi. Questa cosa porta con sé una serie di disagi che si riversano sugli utenti finali, ossia quanti sono in cerca di una soluzione abitativa o per l’acquisto di un immobile, oppure per l’affitto di un appartamento o, almeno, di una stanza in una WG (Wohngemeinschaft, ossia un’abitazione collettiva).

L’anno che sta per finire, secondo il Deutscher Mieterbund (l’Associazione degli inquilini tedesca), ha visto un ennesimo aumento dei prezzi degli affitti, e secondo il direttore Lukas Siebenkotten «non ci sono fattori che possano frenarli». L’aumento previsto per il prossimo anno si attesta nelle grandi città in media dal 3 al 5 per cento. E questo nonostante il fatto che non si prevede ci siano aumenti significativi dei cosiddetti Nebenkosten, ossia i costi aggiuntivi, metà dei quali sono dovuti al riscaldamento. Questi ultimi, secondo gli ultimi dati disponibili che sono del 2016, per fare un esempio, in un mese per un appartamento di circa 80 metri quadri, erano di 176 euro.

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Secondo il GEWOS (l’Istituto di Amburgo per la ricerca urbana, regionale e residenziale) lo scorso anno l’aumento del costo degli alloggi in città come Berlino, Amburgo e Monaco è stato in media di circa il 6,4 per cento. Tuttavia le previsioni fatte dall’Istituto tedesco di ricerca economica di Colonia (IW) affermano che il prossimo anno ci dovrebbe essere un rallentamento del caro affitti nelle aree urbane, mentre si dovrebbe verificare un aumento in quelle extra urbane, perché a causa della penuria di offerta la gente tende a spostarsi nelle aree periferiche dei grandi conglomerati urbani.

Ma a cosa sarebbe dovuta questa carenza di offerta? Sostanzialmente ai pochi permessi dati per costruire nuovi edifici. Il fabbisogno annuo oscillerebbe tra i 350 e i 400mila nuovi appartamenti per soddisfare la domanda del mercato, ma il ritmo di crescita si aggira sulle 320mila unità. Questo per l’aumento del costo dei terreni, anche dovuto alla loro scarsità, e, incredibile a dirsi, la scarsità di manodopera specializzata da impiegare nella costruzione di nuove abitazioni. In particolare sarebbero scarsi gli idraulici e gli operai specializzati nell’impiantistica da riscaldamento.

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Ci sono poi le colpe direttamente attribuite alla politica degli alloggi, che vede sempre più in calo l’edilizia sociale. Inoltre le tasse per l’edilizia residenziale costituiscono a parere di molti un freno all’espansione del settore. Le misure prese dalla Grosse Koalition per facilitare l’acquisto di una casa attraverso il cosiddetto Baukindergeld, ossia un sussidio di 12.000 euro a bambino per un periodo di dieci anni approvato dal Parlamento tedesco lo scorso luglio (provvedimento retroattivo a partire dal primo gennaio e valido fino al dicembre 2020), sono state criticate, anche per via del fatto che non favorirebbero la ristrutturazione di edifici già esistenti. Secondo Andreas Mattner, presidente del ZIA (Zentralen Immobilien Ausschuss, il comitato centrale immobiliare), ancor più che le facilitazioni per il prezzo di acquisto di un appartamento, maggior peso avrebbero facilitazioni per i costi aggiuntivi a tale operazione (Kaufnebenkosten).

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Sempre secondo l’IW, dal 2010 l’aumento dei prezzi di affitto per gli studenti è salito fino al 51 per cento a Monaco di Baviera, mentre a Berlino ha subito un aumento di ben il 67 per cento. Nella Capitale tedesca nella prima metà dell’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, l’aumento registrato è stato del 9,8 per cento, mentre in altre città universitarie come Heidelberg, Francoforte e Bamberga l’incremento è stato di più del 6 per cento. Per 30 metri quadrati a Monaco si possono pagare tranquillamente 634 euro mensili, mentre a Francoforte ce la si può “cavare” con soli 500. Meglio va in città più piccole come Lipsia e Magdeburgo dove la cifra richiesta si mantiene attorno ai 300 euro. Il bello, si fa per dire, è che gli studenti stanno diventando gli antagonisti di anziani, persone in cerca di lavoro e pendolari che si trovano nella medesima situazione in quanto a ricerca di un alloggio.

Sembra dunque evidente che il cerino per il nuovo anno ce l’avranno in mano la politica nazionale e le amministrazioni locali.

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Abitazioni da incubo

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