Sea-Watch-3-Carola-Rackete-©-Youtube-Euronews
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Sea Watch 3 © Youtube Euronews

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Carola Rackete, capitana della “Sea Watch 3”, è stata spesso presa di mira dai tanti utenti social che si sono sbizzarriti con insulti gratuiti e volgari. Ma lei se la prende solo ed esclusivamente con Matteo Salvini. La comandante ha infatti, come preannunciato, depositato alla procura di Roma una querela contro il ministro dell’Interno per “diffamazione aggravata” e “istigazione a delinquere”. Non solo, “La Repubblica” riferisce che nella denuncia la Rackete ha chiesto ai magistrati di sequestrare le pagine ufficiali di Facebook e Twitter del vicepremier leghista. O, quelli che lei definisce “i mezzi attraverso cui passa il messaggio dell’odio”. L’ennesimo atto di arroganza della comandante tedesca che non paga di aver infranto numerose leggi italiane, non paga di aver speronato la Guardia di Finanza, vuole anche zittire un ministro della Repubblica.

Matteo Salvini © Michele Novaga

Matteo Salvini © Michele Novaga

È lunga quattordici pagine la querela presentata dall’avvocato di Carola, Alessandro Gamberini, in cui riporta 22 offese che il Ministro avrebbe rivolto alla sua assistita. «Matteo Salvini – si legge nel documento – mi ha definito pubblicamente e ripetutamente sbruffoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, una che ha provato a uccidere dei finanzieri e ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, che ha deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati: la gravità della lesione al mio onore è in sé evidente».

Poi ancora: «La legittimità della mia condotta è stata riconosciuta allo Stato dall’autorità giudiziaria (la Gip di Agrigento Alessandra Vella, ndr) che l’ha valutata come adempimento di un dovere. Poi Salvini dice che la Sea Watch è un’organizzazione illegale e fuorilegge, sostenendo che i suoi rappresentanti sarebbero complici di scafisti e trafficanti. Tali affermazioni sono lesive della mia reputazione e mettono a rischio la mia persona e la mia incolumità, in quanto dipendente e rappresentate della Sea-Watch».

Carola Rackete © Der Spiegel

Carola Rackete © Der Spiegel

C’è chi la difende e chi no. Carola Rackete, la capitana della “Sea Watch 3”, ha gli occhi puntati addosso e se in molti sono a sostenerla, dandole dell’eroina che rischia gravi conseguenze pur di salvare la vita di 40 persone, altri puntano sull’illegalità del suo gesto. La Procura di Agrigento l’aveva accusata di resistenza e violenza contro una nave da guerra e tentato naufragio e lei, sbarcata a Lampedusa nei giorni scorsi, era stata arrestata, per i reati di resistenza e di violenza nei confronti di una nave da guerra (art. 1.100 cod. nav., che comporta una pena dai 3 ai 10 anni di reclusione) e di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.). Ora è in stato di libertà.

Le polemiche nel Governo sul caso

Elisabetta Trenta © CC BY-SA 4.0 Lucaosti WC

Elisabetta Trenta © CC BY-SA 4.0 Lucaosti WC

Il ministro della Difesa italiano, Elisabetta Trenta (M5S), ha commentato la vicenda della “Sea Watch 3” in un post su Facebook. «Quanto fatto da Carola Rackete, comandante della Sea Watch, è stato gravissimo», ha dichiarato il Ministro italiano. E ha proseguito: «Non solo perché ha disobbedito all’alt della Guardia di Finanza, violando le leggi dello Stato italiano, ma soprattutto perché lo ha fatto rischiando di arrecare danni irreparabili ai nostri uomini e donne in uniforme, che ogni giorno svolgono il loro lavoro sacrificando la loro vita, a tutela della nostra sicurezza. Quel che voglio dire è che l’episodio odierno e gli sviluppi di questi giorni ormai trascendono anche dall’emergenza migratoria in se’, di fronte alla quale l’Europa deve irrimediabilmente aprire gli occhi, bensì assumono la forma di una violenta provocazione alle nostre leggi e al nostro Paese. In questo senso, il Governo non abbasserà mai la guardia, condannando al contempo ogni forma di insulto!», ha poi concluso Trenta.

Vincenzo Spadafora © CC BY-SA 4.0 dati.camera.it WC

Vincenzo Spadafora © CC BY-SA 4.0 dati.camera.it WC

Il sottosegretario alle pari opportunità, Vincenzo Spadafora (M5S) ha attaccato il vicepremier Salvini. «L’’Italia» – denuncia Spadafora in un colloquio con “La Repubblica” – «vive una pericolosa deriva sessista e gli insulti alle donne arrivano proprio dagli esponenti più importanti della politica. Criminale, sbruffoncella, pirata», ha continuato Spatafora, «sono parole che hanno aperto la scia dell’odio maschilista contro Carola, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social». Durissima la replica del ministro leghista degli Affari Regionali e delle Autonomie Erika Stefani: «È vile usare il dramma delle donne per attaccare Salvini. Andrebbe ripensato l’incarico di Spadafora», ha dichiarato lapidaria. Le parole del Sottosegretario hanno scatenato un putiferio. Dal fronte leghista il coro è unanime: “Si scusi o si dimetta”. «Si può anche dissentire dal pensiero di un membro del Governo di cui si fa parte, ma c’è modo e modo e a tutto, comunque, c’è sempre un

Riccardo Molinari © CC BY-SA 4.0 dati.camera.it WC

Riccardo Molinari © CC BY-SA 4.0 dati.camera.it WC

limite», ha tuonato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. E a chiedere un passo indietro del Sottosegretario è stato lo stesso titolare del Viminale: «Cosa sta a fare al Governo con un pericoloso razzista e maschilista? Se pensa che sono così brutto e cattivo, fossi in lui mi dimetterei e farei altro, ci sono delle Ong che lo aspettano». Ha poi continuato: «Per me il Governo dura altri 4 anni, spero. Certo se ogni giorno c’è un Sottosegretario del Movimento 5 Stelle che si alza la ‘spara’, diventa impegnativo… Lavorassero, se invece hanno voglia di fare polemica io son qua a fare il mio lavoro e vado a fare un giro nel centro liberato», ha concluso durante una dichiarazione rilasciata in conferenza stampa al “Cara” di Mineo.

Altre prese di posizione politiche

Giorgia Meloni © Presidenza della Repubblica

Giorgia Meloni © Presidenza della Repubblica

Anche Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) si è lamentata del rilascio della capitana tedesca: «Ha violato i nostri confini e decine di nostre leggi, ha favorito l’immigrazione clandestina e speronato una motovedetta della Guardia di Finanza dopo che le era stato negato lo sbarco sia dall’Italia che dall’Europa: subito libera. Ma quale Nazione seria permetterebbe mai che costei venga rimessa in libertà dopo tutto questo? Sono veramente sconcertata. P.S. Capitano ed equipaggio liberi, possiamo almeno smantellare la Sea Watch o ce la dobbiamo ritrovare qui tra qualche giorno carica di clandestini?».

L’Anpi (l’Associazione dei partigiani italiani) ha ribaltato le accuse, sostenendo che «chi ha violato la Costituzione è stato il Governo italiano», ma da Fratelli d’Italia è arrivata la controreplica all’associazione: «Gli atti di pirateria vanno combattuti arrestando gli equipaggi, prendendo in custodia i clandestini e poi affondando le navi illegalmente entrate nelle nostre acque

Federico Mollicone © CC BY-SA 4.0 dati.camera it

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territoriali», ha affermato Federico Mollicone, deputato e capogruppo di FdI in Commissione Cultura. «Quali valori costituzionali avrebbe difeso Carola con le sue manovre illegali? Chiediamo che l’Anpi, finanziata con soldi pubblici, smetta di far politica e diventi un archivio storico di una parte della storia della Repubblica. Va eliminata la possibilità dell’iscrizione dei non combattenti, altrimenti rischiamo una deriva partitica dell’associazione, che si esprime su temi di attualità, ma percepisce finanziamento pubblico. Chiediamo sia ristretta la possibilità di iscrizione fino ai parenti affini al primo grado». Intanto, in audizione alla Camera, il procuratore di Agrigento ha evidenziato sul caso “Sea Watch 3” che: “Non è stato fino ad ora provato il preventivo accordo tra trafficanti di esseri umani ed Ong. Che non deve essere limitato ad un semplice contatto, tipo una telefonata, ma deve esserci una comunicazione del tipo: ‘stiamo facendo partire migranti, avvicinatevi e prelevateli’“.

Travaglio contro Rackete

Marco Travaglio © CC BY-SA 3.0 Niccolò Caranti WC

Marco Travaglio © CC BY-SA 3.0 Niccolò Caranti WC

Il direttore de “Il Fatto Quotidiano”, Marco Travaglio, in un suo editoriale in prima pagina, è intervenuto sulla vicenda della “Sea Watch 3”, criticando le scelte della Ong che, nonostante un divieto di ingresso in acque italiane, ha deciso ugualmente di entrare sfidando i limiti posti dal Governo. «Nessuno ci venga a dire che da una parte ci sono gli italiani cattivi e xenofobi, e dall’altra l’eroica capitana. O che un Governo non ha il diritto-dovere di difendere i propri confini da chi vorrebbe decidere sulle sue politiche migratorie dalla tolda di una nave con bandierina olandese», ha scritto Travaglio. «Il natante, guidato dalla capitana tedesca Carola Rackete ha violato una serie innumerevole di norme italiane e internazionali, il che non le verrebbe consentito da alcuno Stato di diritto del mondo libero. Nel 2017 non ha firmato il Codice di autoregolamentazione del ministro dell’Interno PD Marco Minniti, regolarmente siglato da altre Ong, per farla finita col Far West nel Mediterraneo. S’è addentrata nella zona di ricerca e soccorso libica, competenza della Guardia costiera di Tripoli», ha proseguito. La Rackete, sostiene il giornalista, avrebbe dovuto far rotta sul porto sicuro più vicino: cioè in Tunisia o a Malta. Invece ha deciso di proseguire fino a Lampedusa, per creare l’ennesimo incidente in polemica con le politiche migratorie del Governo italiano, secondo il copione collaudato da altre navi della stessa Ong. La capitana ha calpestato due ordini, uno di un Tribunale italiano e uno dato dalla Guardia Costiera che le ha intimato di fermarsi. «E s’è affacciata su Lampedusa sventolando una causa di forza maggiore già esclusa da Strasburgo: la salute dei migranti dopo 14 giorni di navigazione, che sarebbero stati molti meno se fosse andata dove doveva: Tunisia o Malta», ha rimarcato il giornalista italiano. La stessa idea l’ha ribadita anche da Lilli Gruber, ospite ad “Otto e mezzo”: «Non esiste al mondo un Paese che consente a un’organizzazione privata di comportarsi come si sta comportando la Capitana Carola. Un atto di disobbedienza civile. Sappiamo benissimo che non lo fanno per soldi, lo fanno per creare un incidente, il terzo che crea questa Ong che non condivide le politiche migratorie in Italia». Poi è sembrato addirittura spezzare una lancia in favore di Salvini: «Ci sono due propagande opposte sulla pelle di 40 disperati usati come scudi umani, ostaggi di una guerra politica che non c’entra niente con la soluzione al problema immigrazione. Andare a recuperare i migranti per portarli in Italia non è la soluzione», ha concluso.

Sergio Mattarella © il Deutsch-Italia

Sergio Mattarella © il Deutsch-Italia

La capitana della Sea Watch 3, sapeva che il Decreto, entrato in vigore con la firma di Mattarella il 15 giugno, prevede che il ministro dell’Interno possa “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica”, oppure quando si concretizzino le condizioni per ritenere il passaggio “non inoffensivo” in base alla Convenzione di Montego Bay. Il provvedimento è adottato dal ministro dell’Interno, di concerto con i ministri della Difesa e dei Trasporti, e dopo aver informato il Presidente del Consiglio. La sanzione per non ottemperanza, come segnalato da “La Repubblica”, varia da 10.000 a 50.000 euro. A emettere le multe è il prefetto territorialmente competente, quindi, nel caso della “Sea-Watch 3”, quello di Agrigento. Il Decreto prevede che, in caso di reiterazione del divieto, scatti “la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare”. È compito del prefetto irrorare la sanzione. “Sea-Watch 3” è la prima volta che viola il divieto, perché il prima non c’era il provvedimento legislativo. Secondo l’interpretazione del Ministro, invece, ci sarebbero già i presupposti per il sequestro, perché entrando in acque italiane la comandante ha disobbedito per due volte allo stop imposto dalle motovedette della Finanza.

“Die Welt” ironico

L'ironia di Die Welt © Die Welt

L’ironia di Die Welt © Die Welt

«Se Matteo Salvini si trovasse alla deriva in alto mare, nessuna nave interverrebbe in suo soccorso. Ogni comandante temerebbe, infatti, di venire arrestato in esecuzione del decreto sicurezza bis, come accaduto a Carola Rackete, capitano della “Sea Watch 3”, attualmente agli arresti domiciliari a Lampedusa». È la “provocazione” del quotidiano tedesco “Die Welt” nella sua rubrica satirica. «Il problema maggiore è impedire alle navi delle Ong di prendere a bordo Salvini», sostiene il giornale di Amburgo, secondo cui «la Guardia costiera di Lampedusa auspica che un gommone carico di migranti abbia pietà» e salvi il titolare del Viminale. Piccolo dettaglio che sembra sfuggire a Berlino e dintorni: il caso Sea Watch non riguarda il soccorso dei migranti né l’accoglienza, quanto piuttosto la “redistribuzione” tra i Paesi della UE dei profughi stessi e la violazione della legge da parte di un’organizzazione privata che vorrebbe imporre la propria volontà (quella di attraccare e far sbarcare migranti a piacimento) a uno Stato sovrano.

Un profugo a favore di Salvini

«Conosco Matteo Salvini, penso che su certe cose abbia anche ragione». Uno dei 42 migranti a bordo della Sea Watch 3, sbarcato dopo l’approdo a Lampedusa, sorprende così in una breve intervista ai microfoni di “Stasera Italia”. «Carola Rackete non si è mai arresa e ci ha sempre dato coraggio, sollevando il nostro morale durante tutti quei giorni» – ha spiegato l’uomo, intervistato dalla trasmissione di Rete 4 – «Penso che Salvini abbia in parte ragione: è giusto che tutta l’Europa faccia la sua parte. La Germania e la Francia, così come gli altri Paesi, devono accogliere la loro quota di migranti. Non si può lasciare sola l’Italia, c’è crisi ovunque e non è facile per nessuno».

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