© Die Welt

«Tutta una gran confusione: è arrivato il tempo delle elezioni in Italia. Dozzine di partiti che vogliono sedersi in Parlamento, esiti assolutamente imprevedibili»: è quanto ha scritto in questi giorni il quotidiano tedesco “Die Welt”, che dalle pagine dedicate alla finanza avverte nel Belpaese un “nuovo sistema di voto complicato” e poca chiarezza circa le possibili alleanze e gli obiettivi dei singoli partiti. Buona parte dei media tedeschi non ha una grande considerazione della politica italiana, e questo si sa, ma la sfiducia, di per sé, non è sufficiente a giustificare l’impressione di “grande disordine elettorale” che passa oltralpe in questo caso.

Qualche giorno fa l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCom) ha richiamato le televisioni italiane per diverse violazioni della par condicio da osservare, ora più che mai, proprio in vista delle prossime politiche. Secondo quanto riportano diverse agenzie stampa, AgCom critica il “tempo di parola” dedicato ai vari soggetti politici, non proporzionato fra le forze in gioco: la maggior parte delle emittenti si difende spiegando che i notiziari seguono necessariamente l’agenda politica e la cronaca dei fatti, e che non possono quindi fare altrimenti. I minuti dedicati ai protagonisti della politica sono essenziali alla descrizione delle notizie, si giustificano le televisioni. Ma è proprio nella sovrapposizione tra fatti e opinioni che troviamo il maggior paradosso della politica mediatica in Italia, così come la ragione della confusione notata in Germania.

© Huffington Post.it

È dai commenti, dalle liti, dalle opinioni, dalle discussioni confuse che l’elettore deve estrapolare il fatto; nei dibattiti politici è più il tempo in cui le voci degli avversari si sovrappongono, rispetto a quello in cui le idee vengono espresse linearmente. Purtroppo è chi fa le notizie a confondere per primo i due piani. Le prime pagine dei giornali hanno titoli sensazionalistici e distruttivi: partiti che “si spaccano”, polemiche che “montano”, gli scenari tragicomici sono alla base di quasi tutte le notizie politiche più importanti. Sono le parole forti e connotate, che attirano l’attenzione, e i piccoli scandali a fare da protagonisti e a “nascondere” i fatti nudi e oggettivi.

Come di consueto, i partiti in corsa presentano i propri programmi basandosi su grandi temi e sonore promesse: pensione e occupazione giovanile da una parte, sicurezza dei cittadini e immigrazione dall’altra, tagli alle tasse e sotegno alle famiglie in primo piano. Tutti argomenti conosciuti, ripescati ciclicamente da diverse sessioni elettorali, presentati anche quest’anno da molte facce note e qualche homo novus: indipendentemente da chi vinca, in Europa non ci si aspetta comunque grandi riforme di base.

Eppure, i capisaldi dei programmi elettorali rimangono misteriosi e sembrano scomparire dietro notizie da rivista popolare. Un esterno avrebbe difficoltà a capire: è così che i nostri cugini tedeschi, che comunque non ci hanno mai ammirato per la nostra politica, esprimono i loro dubbi a ruguardo.

© Corriere della Sera

Prendiamo per esempio la vergognosa questione della “razza bianca”: «Troppi immigrati, la razza bianca va difesa». Le imbrazzanti parole dell’ex sindaco di Varese, Attilio Fontana, a Radio Padania hanno dominato per settimane le prime pagine di tutti i quotidiani, così come i titoli dei notiziari. Chi difende, chi accusa: fatto sta che di soluzioni concrete al tema immigrazione – destra, sinistra o centro che sia – non si sente parlare da nessuna parte, si percepiscono soltanto le polemiche e le opinioni dei politici, e gli elettori, da parte loro, sono talmente rassegnati a questo sistema che ormai non si aspettano soluzioni concrete. A questo proposito non possiamo evitare di ricordare che Angela Merkel (Cdu) ha ottenuto nelle elezioni del 2017 i risultati peggiori degli ultimi 60 anni, soprattutto a causa del tema immigrazione: i media tedeschi più autorevoli criticavano la mancanza di concretezza del programma della Cancelliera. I programmi poco consistenti ancora vengono segnalati dai media tedeschi; i sensazionalismi, in Germania, sono ancora da rotocalco popolare.

Il quotidiano conservatore “Die Welt”, in realtà, vede in Italia un problema di contenuti politici, e quindi molto più grave, poiché, sempre nello stesso articolo, presenta l’Italia come “il fanalino di coda assoluto dell’Eurozona, messo peggio della Grecia”. Noi preferiamo vedere per il momento ancora un problema formale e di confusione mediatica, e aspettiamo, positivi, i cambiamenti che porteranno le prossime elezioni. Sperando che il fumo attorno ai programmi elettorali sia solo un difetto dei media e non, appunto, della politica.

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Le elezioni del 4 marzo

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