Biblioteca universitaria © il Deutsch-Italia
La biblioteca della Humboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia
La Umboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

La Umboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

Le biblioteche universitarie a Berlino sono da diverso tempo chiuse la domenica. Questo a causa di una sentenza del locale Tribunale del Lavoro, il quale aveva dato ragione ad una studentessa impiegata per compiti amministrativi presso la Humboldt Universität. Nello specifico il Tribunale, prendendo come riferimento la legge regionale (quindi valida solo a Berlino) sull’impiego di studenti presso le Università, aveva confermato come a quest’ultime fosse del tutto precluso di assumere forza studentesca in ambiti amministrativi, e quindi non meramente accademici. Risultato dell’avversa sentenza per questa e per le altre Università berlinesi è stato il taglio di alcuni servizi essenziali, come appunto l’apertura delle proprie biblioteche la domenica, ed il mancato rinnovo dei contratti di lavoro per centinaia di studenti, fino a quel momento illegalmente impiegati.

Ciò significa che ancora adesso nella Capitale “alternativa” della “locomotiva d’Europa” non vi sono biblioteche universitarie aperte la domenica. Anzi, se si esclude la Gedenkbibliothek a Kreuzberg, possiamo dire, senza tema di essere smentiti, che nessuna biblioteca nella metropoli da 4milioni di abitanti è aperta la domenica. Ed anche nella biblioteca (fondata dagli americani durante la Guerra Fredda) citata sopra, non è affatto agevole concentrarsi e studiare bene, perché in quelle sei ore scarse, nelle quali è possibile entrare ogni domenica, vengono organizzati rumorosi concerti dentro l’emeroteca, tavole rotonde a voce alta in sala lettura, perfino corsi di yoga e giocate a ping-pong. Non è certo il massimo per uno studente che desideri prepararsi per gli agognati esami semestrali, tenendo anche conto che sei ore di studio non sono poi così tante.

Un momento dell'intervista © il Deutsch-Italia

Un momento dell’intervista © il Deutsch-Italia

Noi de “il Deutsch-Italia” abbiamo intervistato il rappresentante dei ricercatori – in tedesco wissenschaftliche Mitarbeiter – impiegati presso la Humboldt Universität Marc Brüssel, con il quale abbiamo fatto il punto della situazione, oltre a parlare di alcuni punti poco conosciuti dell’intero sistema universitario tedesco.

Sig. Brüssel, qual è il suo ruolo presso la Humboldt Universität?
Innanzitutto bisogna specificare che all’interno della Humboldt, così come nelle altre Università berlinesi, vi sono 3 diversi Personalräte (consigli del personale): uno per i lavoratori impiegati secondo un normale contratto tariffario, di cui io sono il rappresentante, uno per gli studenti che collaborano presso l’Università, che è quello che sta giocando un ruolo attivo nella recente controversia legale, ed infine un consiglio di rappresentanza che si occupa di domande e richieste generali. Io sono il rappresentante dei Tarifbeschäftigen, ossia quei lavoratori regolari che, al contrario degli studenti, possono lavorare con contratti a tempo indeterminato e paghe più alte. Questa suddivisione in 3 differenti consigli è presente a Berlino, mentre negli altri Länder la situazione può essere la medesima, ma anche no. Questa struttura varia infatti da regione a regione, a causa del federalismo presente in Germania.

Humboldt Univesität © il Deutsch-Italia

Humboldt Univesität © il Deutsch-Italia

Perché tutte le biblioteche della Humboldt Universität a Berlino sono da diversi mesi chiuse la domenica?
Questo è dipeso da 2 sentenze di due diversi organi. La prima è stata emanata dal cosiddetto Einigungsstelle (commissione arbitrale), che è un organo non giudiziario presente all’interno delle Università (ma non solo) che permette ad organi collettivi di rappresentanza, come quello che raggruppa gli studenti, di esporre le proprie rimostranze di fronte al datore di lavoro. Esso ha un ruolo consultivo e di risoluzione amichevole delle controversie tra il consiglio accademico e gli altri attori in causa. La seconda sentenza che, al contrario della prima meramente consultiva, ha valore legale, è stata emessa dal locale tribunale del lavoro presso il Land di Berlino. Entrambi gli organi hanno accertato quanto già previsto nella locale legge regionale sulle realtà accademiche (Hochschulgesetz), valida solo all’interno della Capitale tedesca, secondo la quale è vietato per le Università assumere e far lavorare i propri studenti in attività amministrative, che nulla hanno a che vedere con l’ambito accademico e di ricerca. Tuttavia “wo kein Kläger, dann keine Strafe”, che significa che finché nessun ricorrente denuncia la situazione di illegalità, non ci può essere nessun pena. Tutto questo è cambiato con il ricorso di una studentessa presso il suddetto tribunale, da lei vinto anche perché la situazione giuridica era chiara da anni.

La Umboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

La Umboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

Chi ha fatto ricorso contro l’Università, e perché?
Nel ricorso individuale presso il tribunale del lavoro era stata coinvolta una studentessa, che aveva denunciato il trattamento riservatole dall’Università, dal momento che riteneva che la sua paga fosse troppo bassa per i compiti amministrativi da lei svolti. In particolare la ricorrente aveva richiesto che la sua tariffa fosse paragonata a quella di un normale lavoratore, il quale per le medesime mansioni veniva pagato di più. Al contrario dell’Einigungsstelle, presso cui aveva fatto ricorso collettivo l’intero comitato rappresentante gli studenti, il suo era stato un ricorso individuale. Oltre al discorso salariale, la causa verteva anche sulla richiesta da parte della studentessa di avere un contratto a tempo indeterminato invece che a scadenza, riservato solo agli studenti al contrario di quanto avveniva per i lavoratori scientifici. La studentessa, oltre ad aver vinto la causa, non è stata licenziata com’è poi successo con gli altri studenti, che non potevano più lavorare in ambiti amministrativi. Nel suo caso specifico ha trovato un accordo col datore di lavoro, grazie al quale potrà continuare a lavorare, ma con un contratto a tempo indeterminato e con un salario più alto rispetto a prima.

Ma se la Humboldt Universität da anni era a conoscenza della totale illegalità dell’impiego di studenti in campi amministrativi, come mai ha continuato a farlo?
A tal proposito tutti noi non possiamo fare altro che delle mere congetture. In ogni caso è chiaro che per l’Università la possibilità di impiegare per molti anni studenti in campi amministrativi e tecnici, pagandoli di meno rispetto ad un lavoratore a normale contratto tariffario, è stata una soluzione vantaggiosa. È stata un’idea attrattiva ed il rischio poteva esserci solamente nel caso in cui qualcuno avesse deciso di protestare, ricorrendo individualmente presso un’aula giudiziaria. La prima volta in cui c’è stata una protesta si è verificata appunto con il ricorso individuale della studentessa, da lei vinto dal momento che il suo impiego era chiaramente non conforme alla legge. Prima di lei, nessun studente o studentessa aveva pensato minimamente di denunciare l’Università presso la quale erano illegalmente impiegati.

Qualcuno ha avvertito l’Università del rischio di perdere una causa giudiziaria?
Certamente, da quasi 2 anni il Personalrat degli studenti aveva avvertito la direzione dell’Università che si stavano comportando in maniera sbagliata e non conforme alla legge. L’organo di rappresentanza degli studenti aveva diverse volte chiesto di aprire un dibattito per poter discutere e trovare delle soluzioni alternative. Questo per evitare, cosa purtroppo avvenuta all’indomani della sentenza, che dall’oggi al domani si verificasse una situazione catastrofica in merito all’impiego di personale studentesco e non presso i servizi col pubblico. Hanno chiesto per tanto tempo di parlare al fine di evitare che la biblioteca potesse rimanere chiusa, oppure che il “computer service” venisse ridotto. Queste offerte, che secondo me erano ragionevoli e moderate, non sono mai state accettate dall’Università, che per due anni ha sprecato questa possibilità di dialogo. Ci sono due interpretazioni, a mio parere, che possono spiegare questo rifiuto al confronto: la prima è che sapessero fin dall’inizio che la situazione lavorativa degli studenti era del tutto illegale, ma hanno sperato che nessuno facesse loro causa, al tempo stesso giustificando la loro politica con l’esigenza di risparmiare soldi, pagando di meno gli studenti e restando nel loro billigem Universum (universo economico); la seconda interpretazione fa riferimento ad un’errata consulenza giuridica da parte dei legali dell’Università, che fino all’ultimo hanno creduto che non fosse possibile perdere una causa giudiziaria in merito all’assunzione di studenti in ambito non accademico.

La Umboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

La Umboldt Universität di Berlino © il Deutsch-Italia

Solamente per la Humboldt quanti studenti sono stati coinvolti nel mancato rinnovo dei loro contratti a seguito della sentenza?
Non abbiamo nessun dato preciso in merito, dal momento che noi siamo i rappresentanti dei lavoratori tariffari (v. prima domanda). Dati più dettagliati sono di sicuro presenti presso il consiglio del personale degli studenti, che sta ora seguendo il caso. Tuttavia vi sono delle stime attendibili, che noi abbiamo ricevuto e che possono dare un’idea del numero degli studenti coinvolti. A tal proposito abbiamo due fonti: la prima è quella che proviene dal Personalrat degli studenti, che ha stimato come ad almeno 600 studenti non sia stato rinnovato il contratto di collaborazione a seguito della sentenza avversa, e la seconda che proviene invece dal consiglio direttivo della Humboldt, che abbassa la cifra a 500 unità. Quindi tra i 500 e 600 studenti sono coinvolti in questa diatriba legale, che ha acclarato l’illegalità del lavoro studentesco presso gli ambiti amministrativi e tecnici di tutte le Università, non solo la Humboldt, operanti nel Land di Berlino. Per centinaia di studenti i contratti non sono stati rinnovati. Questo spiega inoltre il taglio dei servizi essenziali, tra cui la riduzione degli orari delle biblioteche e del tutorato, per citare solo due dei campi più sensibili.

-continua e finisce domani

Matteo Corallo
classe 1987, laureato in Giurisprudenza a Trieste, sua città natale, blogger. Dal dicembre 2013 vive in pianta stabile a Berlino, dove si diletta a scrivere di Germania e dintorni tentando di verificare se è vero quanto si dice sul mito tedesco della “locomotiva d’Europa”. Dal febbraio 2018 collabora con il Deutsch – Italia, per il quale scrive di politica, attualità ed anche piccole curiosità berlinesi, a suo modesto parere non analizzate a sufficienza dai media cosiddetti mainstream. Per contatti: m.corallo@ildeutschitalia.com.

La primavera tragica del ’68: Rudi Dutschke

Articolo precedente

Leonardo: il genio dell’homo novus

Articolo successivo

Ti potrebbe piacere anche

Commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *