La Grecia oggi © il Deutsch-Italia
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La Grecia è stata espropriata di tutto. La sua fragile economia è quasi interamente in mani straniere: spiccano tedeschi, francesi e cinesi. Sono stati svenduti i porti– l’antichissimo Pireo ha gli occhi a mandorla- gli aeroporti, gli immobili turistici, le ferrovie, le scarse industrie e il settore agricolo intensivo. La disoccupazione, al 10 per cento prima del governo Troika-Tsipras è adesso al 20 per cento: un successone, giacché si toccò il 28 per cento. Ma i numeri sono difficili da nascondere dietro le fumisterie contabili: solo il 35 per cento della popolazione è attiva, l’età media di chi lavora è salita per l’emigrazione massiccia dei giovani. Industria ed esportazione sono in modesta ripresa, ma ci vorranno decenni per risalire al dato pre-crisi. Lo stipendio medio di un dipendente del settore privato non supera i 500 euro, la contrattazione collettiva è stata abolita per legge. Le pensioni sono state tagliate ben 13 volte, e nel 2019 è prevista un’altra sforbiciata; la media è inferiore a 400 euro.

Olaf Scholz

Olaf Scholz

Mancano i farmaci per molte patologie e lo stesso sistema bancario, che la troika si vantava di aver risanato, ha un euro di impieghi su due a rischio di mancata restituzione. Tuttavia, il ministro francese Bruno Lemaire e il suo collega tedesco Olaf Scholz si congratulano con Tsipras: ha fatto un buon lavoro. Dipende da che punto di vista. L’Euro non è in discussione, esultano. Gioiscono assai meno i 200mila dipendenti tagliati nel settore pubblico e l’intera popolazione il cui potere d’acquisto si è eroso di oltre il 28 per cento. In compenso, crescono i profitti greci della Germania. Ma hanno fatto un ottimo lavoro e soffrono intensamente leggendo che il 35,6 per cento dei greci è oltre la soglia della povertà. Piangono ogni notte sapendo che nel 2017 ci sono state l’enormità di 133mila rinunce all’eredità, con un balzo del 333 per cento. Mancano i soldi per pagare le tasse relative, i beni vanno all’asta e capirete a chi finiscono.

La Grecia "strozzata" dal debito

La Grecia “strozzata” dal debito

Il debito pubblico era attorno al 100 per cento del PIL, adesso sfiora il 190, molti vivono di carità privata. Queste sono le macerie che lascia la dittatura quasi decennale delle “istituzioni finanziarie”. La Grecia è un morto che cammina, come ripete un farmacista ateniese impossibilitato a rifornire i suoi clienti. Oltre a chi non può più permettersi terapie e medicine, oltre le carenze di approvvigionamento e distribuzione e i tagli selvaggi alla sanità, sussiste l’obbligo di fornire i farmaci antitumorali soltanto a pochi pazienti. La legge prescrive che la fornitura sia legata all’aspettativa presunta di vita, che viene direttamente indicata sulla ricetta. Insomma, i greci devono morire, per di più soffrendo senza cure, affinché le istituzioni finanziarie si riprendano i soldi che avevano improvvidamente prestato.

Poi la verità è che la Troika non si ritira dalla Grecia. Ha infatti imposto ulteriori politiche di austerità e tagli, che troveranno ubbidienti esecutori nel prossimo governo. Tsipras perderà le elezioni contro “Nuova Democrazia”, ma nulla cambierà: la destra e la sinistra che hanno distrutto la Grecia si danno il cambio.

Alexis Tsipras © Kremlin.ru

Alexis Tsipras © Kremlin.ru

Ma ricordiamo un po’ la storia di questa tragedia di come il “NO” di un popolo contro l’austerity non così dura come era stata imposta da Tsipras viene trasformata in “SI” in un programma lacrime e sangue che ha “punito” il Paese. Vediamo iniziando dalla la Germania che ha guadagnato miliardi dalla crisi che ha colpito la Grecia e che ha portato il popolo greco nel baratro dell’indigenza. A rivelarlo non sono movimenti euroscettici, né leader populisti, né governi anti-tedeschi, ma direttamente il Governo di Berlino, in risposta a un’interrogazione parlamentare promossa dai Verdi. Da quanto si è potuto comprendere, le casse della Germania hanno guadagnato circa 2,9miliardi di euro come conseguenza indiretta della crisi greca. Guadagni scaturiti, in gran parte, come risultato del programma di acquisto di titoli di debito greci da parte della Banca Centrale Europea.

Il meccanismo funziona così. Dal 2010 la Germania ha acquistato obbligazioni di Atene come parte di un accordo dell’Unione europea per sostenere l’economia greca. Le obbligazioni furono acquistate dalla Bundesbank e poi trasferite al tesoro statale. L’accordo originale tra Berlino e Atene prevedeva che qualsiasi interesse guadagnato sulle obbligazioni sarebbe stato restituito alla Grecia quando avrebbe adempiuto ai suoi obblighi sulle riforme. Solo che è successo qualcosa che ha cambiato sensibilmente le carte in tavola.

Fino al 2017, la Bundesbank aveva guadagnato utili su quegli interessi pari a 3,4miliardi di euro. Ma ne ha trasferiti molti di meno alla Grecia. Per l’esattezza 527milioni nel 2013 e 387milioni nel 2014, lasciando un utile di 2miliardi e mezzo. A questi, si devono poi aggiungere 400milioni di interessi maturati grazie a un prestito della “KfW Bankengruppe” (KfW), la Banca per lo sviluppo.

La Grecia oggi © il Deutsch-Italia

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Dati che hanno provocato la rabbia dei Verdi, i quali da sempre chiedono alla Germania di allentare la morsa sul debito greco come gesto per far ripartire l’economia di Atene. «La Germania ha tratto notevoli benefici dalla crisi greca, non è accettabile che il Governo consolidi il bilancio tedesco con i benefici della crisi greca», ha detto il portavoce del gruppo parlamentare verde Sven-Christian Kindler. Secondo quest’ultimo, i greci hanno mantenuto le loro promesse sulle riforme facendo tagli dolorosissimi, ma «ora è il momento del gruppo euro di mantenere le sue promesse». Ed è un attacco rivolto soprattutto alla Germania che, insieme ad altri Paesi dell’Europa settentrionale, ha sempre voluto mantenere il pugno duro nei confronti della Grecia.

Secondo il “Wall Street Journal”, Washington pubblicherà un rapporto, per ora “strettamente confidenziale”, in cui il Fondo ammette di avere sottovalutato i danni delle misure di austerità prescritte nel piano di salvataggio concesso alla Grecia nel 2010, insieme alla Commissione Europea e alla Banca Centrale Europea.

Christine Lagarde FMI

Christine Lagarde FMI

Per Atene, il fondo ha pagato 47miliardi di dollari, il più grande prestito che l’FMI abbia mai fatto in base alle dimensioni dell’economia di un Paese. Gli analisti già ipotizzano: eventuali salvataggi futuri non richiederanno condizioni tanto distruttive quanto quelle con cui la Grecia ha dovuto fare i conti. Ma la sorta di pentimento da parte del fondo sarà oggetto di critiche, anche perché il fondo stesso ammette di essere stato troppo ottimista sulle prospettive non solo economiche di Atene, ma anche sulla capacità del Governo locale di tornare ad accedere al mercato dei capitali. Due esempi: il FMI aveva stimato che l’economia della Grecia si sarebbe contratta del 5,5 per cento tra il 2009 e il 2012, contro il -17 per cento poi registrato. Il piano di salvataggio prevedeva un tasso di disoccupazione al 15 per cento, ma in realtà è arrivato al 25 per cento.

Non solo. In più occasioni membri del fondo, come il numero uno Christine Lagarde, avevano detto apertamente che il debito pubblico era “sostenibile”. Ma dal documento confidenziale emerge che le incertezze legate al salvataggio greco erano “così significative che lo staff era incapace di garantire che il debito pubblico fosse sostenibile con una probabilità alta”. Con il senno di poi, il fondo dichiara che la ristrutturazione del debito greco è arrivata tardi, nel maggio 2012, due anni dopo dal primo salvagente lanciato dalla Troika da 110miliardi di euro. Una mossa immediata sarebbe costata meno ai contribuenti europei.

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Nella sua ammissione di errori, il fondo tenta comunque di porre l’accento sugli effetti positivi del salvataggio per l’Eurozona: “ha dato più tempo all’area euro per costruire una parete di protezione a beneficio di altri Paesi membri vulnerabili evitando effetti potenziali gravi per l’economia globale”. Nel documento confidenziale il fondo non risparmia critiche per la Commissione Europea e per il Governo greco. Sul primo fronte, l’organo esecutivo della UE “non aveva avuto esperienza nella gestione di crisi” e ha “riscontrato successo limitato nell’implementazione delle condizioni di prestito”. Inoltre, la Commissione era focalizzata più “sul rispetto delle norme della UE piuttosto che sull’impatto alla crescita” e “non era in grado di contribuire nell’identificazione di riforme strutturali volte a sostenere l’“espansione” economica. Non a caso, sostiene il FMI, nella Troika c’erano “differenze sostanziali di punti di vista soprattutto sulle stime di crescita”. Quanto al Governo greco, non ha saputo implementare riforme economiche strutturali che avrebbero potuto dare sostegno al settore privato. In aggiunta, i sacrifici degli aggiustamenti sono stati “spalmati in modo non equo nella società”.

Qui la prima parte dell’articolo

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“Il grande successo dell’Euro”

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