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Diffido sempre degli stereotipi di usi, costumi e abitudini dei popoli. Dal definire per raccontare.

Certamente il bagaglio culturale condiviso determina gran parte dei comportamenti del singolo: ma l’occasione, la circostanza, l’età e la contaminazione sono suadenti imprevisti che sbaragliano ogni tentativo di totale catalogazione. Insomma, natura e cultura (come si studia in psicologia) compongono il nostro io.

Particolare fu lo stupore che suscitò la curiosa classifica stilata dalla autorevole rivista italiana di motori, Quattroruote, secondo cui i tedeschi al volante guidano la classifica degli stranieri che non pagano il pedaggio autostradale in Italia.

Ecco come si comportavano i primi della classe quando erano in “gita” lungo lo Stivale. Il dato era questo: dal 2010 al 2014 (ultimi dati reperibili) i passaggi gratis erano aumentati del 28,2%, passando da 418mila a 536mila. In testa c’erano i tedeschi (21,9%), poi svizzeri (14,1%) e francesi (10,1%). In generale c’è chi si accoda ai veicoli su pista Telepass approfittando della sbarra alzata e chi, al momento di pagare, adduce le più svariate motivazioni per non farlo, ricevendo il ticket tramite cui pagare in un secondo momento con internet o al Punto Blu. Tre su quattro, a quel punto, non lo fanno. I furbetti del casello potremmo dire. Anche se ora rischiano una multa fino a 400 euro.

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E pensare che, proprio non molto tempo fa, in Baviera la proposta a favore dell’introduzione di un’imposta automobilistica ad hoc für die Ausländer era sostenuta dal fatto che quando i tedeschi vanno all’estero pagano.

Di che tedeschi parliamo, allora?

Quattro anni fa a Friedrichschafen, sul lago di Costanza, rimasi molto colpita dalla determinazione con cui un controllore ligio al dovere a bordo di un traghetto ha insistito per restituire a me e ai miei compagni di viaggio oltre 60 euro perché avevamo sbagliato l’acquisto del biglietto d’imbarco. Ci ha provato diverse volte a convircerci. Prima ricercando un tedesco base, venendo incontro alla mia comprensione incerta, poi con un inglese scolastico, per trovare ascolto tra l’intero gruppo incredulo e, infine, estraendo una calcolatrice adiuvato dall’universale linguaggio dei gesti. Noi intenzionati a non credere alla presunta burla, lui irritato della nostra resistenza. Alla fine l’ha vinta lui e alla sua salute, in un Biergarten nel delizioso centro di Costanza, ci siam bevuti 4 fresche birre Pils.

Mio fratello, che vive a Stoccarda da quasi 20 anni, commentando al telefono la classifica di Quattroruote disse: “Beh, sicuramente in Germania non esisterebbero mai caselli così facili da aggirare!”. Gli stereotipi sono duri a morire.

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Gli stereotipi e i pregiudizi

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Come gli elefanti in una cristalleria

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1 Comment

  1. Europa Comunitaria, tutto doveva diventare quasi uguale, allora si scelse minimi comuni denominatori: non potendo modificare i Sud europei a ordine, disciplina, pulizia, attaccamento al lavoro. Si passò anche in Germania a indisciplina, furberia, sporcizia, ritardo, menefreghismo e tedeschi impararono velocemente, anche lì Deutschland über all’estero divenne tedeschi sopra tutti. Lo dico da tedesco italiano o Italiano tedesco con ultracinquantenne esperienza da studente traduttore interprete viaggiatore, abitante di città italiane e tedesche. Non prendete tutto seriamente! Sono statistiche empiriche. L’importante è che viviamo in pace!

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