Pergamon Museum © il Deutsch-Italia
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Peter Weiss 1982© Dietbert Keßler Flickr

Peter Weiss 1982© Dietbert Keßler Flickr

Il monumentale romanzo “Estetica della resistenza” (Die Ästhetik des Widerstands) dello scrittore tedesco Peter Weiss, ambientato tra Germania, Spagna e la Svezia negli anni Trenta del secolo scorso, si apre con una descrizione minuziosa della gigantomachia dell’altare di Pergamo, presso il Pergamon Museum di Berlino. In mezzo alla mischia che vede schierati Dei contro Titani, il gruppo di studenti che è solito ritrovarsi nella pinacoteca per discutere di politica e arte, individua un frammento della pelle di leone appartenente alla veste di Eracle. Inizia allora una discussione attorno alla figura dell’eroe: Eracle compie le sue imprese per liberare i mortali dalle minacce che incombono su di loro, per aiutarli, oppure le sue fatiche sono il biglietto da visita da presentare agli Dei per essere definitivamente accettato da loro? In altre parole Eracle è un leader rivoluzionario che ha a cuore il destino dei mortali e vuole migliorare la loro condizione, oppure è un opportunista che sfrutta lo stato di bisogno in cui versa la popolazione per ottenere ciò che vuole. È un liberatore o un potenziale tiranno?

Pergamon Museum © il Deutsch-Italia

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Il dilemma degli studenti berlinesi davanti all’altare di Pergamo si ripresenta ogni volta che in un Paese, ricco o povero che sia, emerge la figura del leader “carismatico” che dichiari di avere una missione storica da compiere. E naturalmente ogni Paese ha il leader che si merita. Che si tratti d’imprese nobili come liberare il popolo dalla schiavitù (Lenin), o di far diventare tutti come d’incanto ricchi e impuniti (Berlusconi), ciò che tiene in sella il leader è la fiducia che il popolo gli concede, almeno per un certo periodo. È grazie alla fiducia, che in certi casi degenera nella fede cieca, che il leader può agire nel mondo e influenzare il destino di un Paese. Ed essendo la fiducia qualcosa d’impalpabile, spesso generata da un’emozione difficilmente razionalizzabile, il legame tra leader e popolo non è mai stabilizzato del tutto, a meno che egli non eserciti una continua manipolazione delle emozioni, tale da fissarle per sempre a sé e diminuire così il rischio di venire respinto. Ma anche in questo caso la fiducia, per quanto manipolata, è messa a dura prova da un antagonista irriducibile: lo spirito critico.

Pergamon Museum © il Deutsch-Italia

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Se la fiducia eleva Eracle a eroe in virtù di ciò che egli promette di fare; liberare gli uomini dai pericoli che li minacciano, lo spirito critico lo aspetta al varco giudicandolo per le sue azioni. Diversamente dalle emozioni che si manifestano a prescindere dalle qualità e dalla mentalità dell’individuo, lo spirito critico è il prodotto di un pensiero, un ragionamento, una presa di coscienza che conferma l’autorità dell’individuo su sé stesso e con essa la responsabilità del suo agire nel mondo. Non si tratta quindi di un fenomeno che semplicemente accade, ma di qualcosa che va attivato tramite lo sforzo del pensare, l’analisi, l’impegno a stabilire relazioni di qualità e quantità tra le cose e la volontà di formulare un pensiero autonomo. In altre parole, mentre le emozioni si hanno a gratis, lo spirito critico è frutto di una sollecitazione, di una volontà di miglioramento, di uno sforzo e quindi comporta una certa fatica.

Smartphone

Smartphone

Che succede quando la maggioranza di un Paese si lascia guidare esclusivamente dalle emozioni, rinunciando a metterle alla prova dello spirito critico? Di solito l’abbandono alle emozioni non avviene d’emblée, ma è qualcosa di preparato nel tempo. Passa dal discreditare l’istruzione (studiare non serve per avere successo nella vita), a minare le fondamenta del pensiero (leggere non serve a nulla, è un inutile perdita di tempo) e finisce per condannare la riflessione (pensare è un atto inconcludente). I media moderni sembrano fatti apposta per conseguire questo scopo. Smartphone, computer e schermi onnipresenti hanno stabilito il primato della comunicazione per immagini. Il pensiero non corre più sulle parole che formano valori semantici, ma su immagini che stimolano emozioni. In questo modo il pensiero passa da facoltà complessa di astrazione, ad associazione semplice di immagini cariche di emozioni. Esattamente come per gli animali, i quali “pensano” per immagini e sono per questo facilmente manipolabili. La riduzione dell’umano a pet passa attraverso la dealfabetizzazione, spacciata come liberazione dall’ormai inutile sforzo intellettuale e il conseguente annientamento dello spirito critico. “Rinunciate a pensare e il mondo dei balocchi sarà vostro”, è lo slogan che potrebbe accompagnare questa riduzione dell’essere umano a ciuco. Va da sé che esiste una relazione diretta tra lo spirito critico di un popolo e il suo grado di libertà. Più un popolo inciuchito sprofonda nel “paese dei balocchi”, meno saprà che farsene della libertà e finirà per darla via per quattro soldi al primo magnaccia che passa.

Tornando agli studenti del Pergamon Museum, alcuni di loro pagarono a caro prezzo l’errore di valutazione. Soltanto pochi anni più tardi, nel 1939, il loro “Eracle” Stalin, sul quale avevano puntato come liberatore, si alleò con Hitler, e posò il macigno definitivo sul sarcofago delle loro illusioni.

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L’altare di Pergamo

© Youtube Ruptly

 

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Edoardo Laudisi classe 1967, laureato in Economia, scrittore e traduttore. Nel 2001 ha pubblicato il romanzo Zenone (Prospektiva Letteraria) nel 2014 l’ebook Superenalotto (self publishing) nel 2015 il romanzo Sniper Alley (Elison Publishing) e nel 2018 il romanzo Le Rovine di Babele (Bibliotheka Edizioni). Appassionato di poesia, nel 2007 ha diretto e prodotto il documentario Poesia Final con interviste ai maggiori poeti contemporanei. Attualmente vive a Berlino.

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