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Di Berlino si può dire tutto e il contrario di tutto, ma non di certo che le cose rimangano immutabili. Da un paio di mesi a Neukölln al posto del “Rock n Schröder Bar” ha fatto capolino l’ennesima sala scommesse. Nella roccaforte degli alternativi di sinistra era stato aperto il 2 settembre 2016 un pub che, secondo i “democratici”, avrebbe avuto la colpa imperdonabile di essere stato fondato e gestito da un cantante di una band rock, denominata “Berserker Berlin”. Steffen Schröder (questo il nome del cantante) secondo i critici avrebbe espresso nelle sue canzoni sentimenti d’odio e razzisti. Subito dopo la sua apertura il pub ha subito un’operazione di boicottaggio in piena regola, tramite volantini incollati nei pressi del locale nei quali si invitava la popolazione militante a rifiutarsi di prendere una birra o mangiare un hamburger presso di esso. Non è tuttavia della diatriba tra bande che vorremmo parlare; in fondo il pub nazi metal è andato in fallimento a causa del boicottaggio e per la gioia degli autonomi, spesso figli di benestanti che vivono nei quartieri sempre più chic di Berlino. Interessante, però, è quello che è accaduto dopo.

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Come dicevamo, dopo la chiusura del pub si è insediata l’ennesima sala scommessa. Gli attivisti di sinistra, ma anche i semplici cittadini che non si interessano di politica, dovrebbero forse iniziare a porsi delle semplici domande. Come mai infatti quartieri tradizionalmente poveri e a presenza capillare di percettori di sussidi sociali hanno visto negli ultimi anni triplicare la presenza di sale scommesse, oltre che di venditori di kebab a prezzi risibili, shisha bar, bar gestiti da turchi o arabi, e ristoranti semivuoti nella maggior parte dell’anno?

Per rispondere dovremmo prenderla larga e spostarci qualche chilometro verso Nord, nel parco cittadino di Hasenheide, sempre a Neukölln. Così come nel più rinomato Görlitzer Park, questo parco, oltre ai ciclisti e alle famiglie che vi si stendono sui prati per i pic nic domenicali, vede la presenza 24 ore su 24 di giovani africani che vendono qualsiasi tipo di sostanza stupefacente. La merce più richiesta è l’hashish, anche se la domanda dei clienti è varia. Gli africani sono mera manovalanza; a controllare il traffico di droga sono per lo più clan libanesi e turchi che da decenni dominano la vita economica di Neukölln ed altri quartieri. Gli enormi ricavi vengono subito reinvestiti nell’apertura di bar, sale scommesse, pizzerie, ristoranti e vendite di kebab che spuntano come funghi. Berlino può essere dunque considerata come un santuario intoccabile per i traffici mafiosi di questo tipo. Il medesimo discorso può essere però fatto per l’intera Germania a causa della totale assenza di leggi contro il sequestro dei beni di provenienza mafiosa e l’assenza dello stesso reato di associazione mafiosa.

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Un alto magistrato come Scarpinato, che aveva lavorato a stretto contatto con il pool di Palermo di Falcone, e che si era interessato nelle sue inchieste ai rapporti tra mafia e politica, durante un’intervista al “Fatto Quotidiano” ebbe e dichiarare che «la mafia in Germania vuole che i tedeschi pensino che non esista. Non ha più bisogno di essere violenta. Può sedurre con il capitale (…) Quando non si cerca di capire la fonte dei soldi, e si accetta l’ingresso indiscriminato di capitale nel proprio Paese, allora è la moralità stessa di un popolo che è a rischio. In tempi di crisi come oggi, il potere del denaro e della corruzione possono diventare un’epidemia che scuote una società dalla fondamenta. La Germania deve decidere se accogliere la mafia, o combatterla». Parole chiarissime che non hanno bisogno di ulteriore commento. Un metodo efficace per riciclare i soldi sporchi, descritto anche da Umberto Eco nel suo romanzo Numero Zero, è quello che vede l’apertura di pizzerie o ristoranti – nel caso berlinese le rivendite di kebab a prezzi ridicoli – che possono permettersi di essere sempre semivuoti; l’importante è che a fine giornata vengano compilati scontrini come se fossero stati pieni di clienti. In questo modo si possono portare i soldi ripuliti nelle banche, aprendo diversi conti ed intitolandoli a prestanome, o magari vendere il locale ricavandone a propria volta dei profitti. Il pericolo, già da anni diventato una realtà, di infiltrazioni mafiose non viene quasi mai discusso in Germania e i cittadini della strada non possono nemmeno immaginare che la pizzeria sotto casa o lo slot bar del quartiere, dove qualche volta scoppia una rissa, possano essere ricettacolo di traffici illeciti. Berlino attira capitali mafiosi anche per un secondo motivo legato alla crescita tumultuosa della metropoli; in qualsiasi quartiere è impossibile non notare la presenza di gru e cantieri per nuove abitazioni in costruzione, che siano di lusso o meno non importa. Ciò che dovrebbe sensibilizzare gli attivisti, a parte le contromanifestazioni contro l’Afd, è l’infiltrazione di clan nei cantieri a Berlino che negli ultimi anni hanno conosciuto un boom destinato a non calare.

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Concludo citando un episodio a cui ho assistito l’anno scorso. Mi trovavo al “Check Point Charlie”, luogo di confine durante la guerra fredda ed ora “non luogo” turistico. All’improvviso sono giunte BMW, Mercedes ed altre auto di una certa cilindrata dalle quali sono scesi turchi danzanti ed imbellettati di tutto punto che festeggiavano un matrimonio sventolando le loro bandiere nazionali. Fin qui niente di male, per carità; il problema è che i festeggianti e festeggiati avevano pensato bene di parcheggiare le loro automobili di lusso in mezzo all’incrocio bloccando il traffico cittadino. I clacson e le urla di rabbia degli sfortunati autisti di turno non sono riusciti a fermare la loro musica e le loro danze. Dopo un quarto d’ora di stallo giunse finalmente la Polizei, con due camionette che si fermano a cento metri di distanza e si limitò a comunicare attraverso dei megafoni. “Ve ne dovete andare”, questo è il succo del discorso. Il particolare che mi ha colpito è che nessun poliziotto ha avuto il coraggio di avvicinarsi ai turchi per farli sloggiare in malo modo, o chiedere le loro generalità; si sono infatti limitati ad esortarli tramite i loro megafoni. Dopo qualche minuto i turchi danzanti se ne sono andati con la dovuta calma. Qualche loro macchina in ritirata si è perfino fermata qualche minuto a parlare con la polizia che, a quanto pare, non ha preso alcun provvedimento. Lungi da me pensare che quelle persone eleganti appartenessero a dei clan criminali, o Dio non voglia mafiosi, e che fossero ben conosciuti da anni dalla polizia che ha avuto paura di intervenire per timore di rappresaglie. Vi chiedo solo di provare a fare lo stesso, ossia bloccare il traffico con le vostre auto in qualsiasi città tedesca, e poi scrivetemi in privato se avete subito lo stesso trattamento di riguardo, senza multe draconiane o manganellate di rito.

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Il riciclaggio del denaro sporco, tra il faceto e il serio

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