© il Deutsch-Italia

Il mondo moderno e il consumismo causano una serie di problemi diretti ed indiretti all’ambiente le cui conseguenze ricadono, attraverso la catena alimentare, anche sugli esseri umani. Fra le tante componenti ce ne è una che potrebbe sicuramente aiutare in breve tempo a diminuire tale rischio, ossia quella della produzione degli imballaggi dei cibi e dei prodotti in genere che compriamo. In particolar modo ciò che è venduto da supermercati e farmacie rappresenta una larga fetta di questa tipologia di rifiuti.

Secondo un’indagine pubblicata dal ministero dell’Ambiente tedesco, la Germania è la nazione in Europa che più di tutte produce rifiuti da imballaggio. Gli ultimi dati disponibili sono del 2015 e se ne evince che il Paese della Cancelliera Merkel ha prodotto due anni fa ben 17,9 milioni di tonnellate di questo genere di rifiuti, con un aumento percentuale di ben il 30 per cento rispetto al 1997, quando le tonnellate prodotte erano 13,7. Per fare un confronto l’Italia nello stesso periodo ne ha prodotte 11,9 milioni di tonnellate ed è passata dalle 190mila tonnellate di riciclo di tali materiali del 1998 (anno d’entrata in vigore del Decreto Ronchi che regolamenta la materia) ai 4 milioni del 2016.

© il Deutsch-Italia

Ogni tedesco ha prodotto 218 chili di rifiuti da imballaggio, il 20 per cento in più della media europea. I francesi ne hanno prodotti 185 chili, 150 gli austriaci e 109 gli svedesi. Il volume dei rifiuti da imballaggio in Germania è cresciuto costantemente dal 2009, e negli ultimi anni sono aumentati di un terzo gli imballaggi in plastica: ogni produttore tedesco ne crea 36 chili all’anno. Solo per fare un esempio, le capsule del caffè, che tanto vanno per la maggiore negli ultimi anni, causano gravi conseguenze per l’ambiente. Per sei grammi di capsula ci sono circa tre grammi di alluminio o plastica per l’imballaggio individuale, e altri due grammi di carta per l’involucro esterno. In pratica su sei grammi di caffè, cinque grammi sono di imballaggio. La plastica la fa da padrona.

Ogni anno in Germania sono prodotte tante bottiglie di plastica da misurare accatastate 16 volte la distanza dalla terra alla luna, e più di 500mila tonnellate di plastica sono necessarie per la produzione annua di 17miliardi di bottiglie usa e getta. Ben il 63 per cento della frutta e verdura presenti sugli scaffali dei supermercati tedeschi sono imballati in confezioni di plastica (sempre dati del 2015), stando ai risultati di un’indagine effettuata dalla Gesellschaft für Verpackungsmarktforschung, ossia la società che effettua indagini di mercato sugli imballaggi per conto della Società (non governativa) per la protezione della Natura e della Biodiversità (Nabu). L’anno prima erano state consumate oltre 31.000 tonnellate di plastica e circa 10.500 tonnellate di carta o cartone, sempre per “proteggere” frutta e verdura. Un altrettanto esteso consumo di plastica e carta viene fatto per le confezioni dei medicinali.

© il Deutsch-Italia

Il più delle volte i materiali non risultano riciclabili e devono essere distrutti. Il riciclaggio inizia già con il design del prodotto. Chi usa mono-materiali o confezioni facilmente smontabili rende il riciclaggio più facile. Inoltre un forte risparmio di produzione d’imballaggi si potrebbe ottenere dalla produzione di prodotti concentrati, come ad esempio i detergenti, arrivando fino ad un risparmio del 50 per cento. Il consumo assoluto di risorse di ogni tedesco in un anno è di più di 50 tonnellate, il che vuol dire circa 6 tonnellate al di sopra del consumo calcolato come sostenibile per l’ambiente. Il consumo dei beni è in rapida evoluzione ed ammonta a 10 tonnellate per persona. A titolo di confronto, il consumo annuo di materiali pro capite in Africa è in media di sole 5 tonnellate. In Germania nel corso del 2014 sono state venduti prodotti da imballaggio per merci per un controvalore di 124 miliardi di euro, 106 miliardi dei quali erano per il settore alimentare.

L’Associazione tedesca per l’ambiente (DUH) ha lanciato nel marzo 2016, la campagna “Weniger ist mehr-Schluss mit dem Müll! (Di meno è di più-Chiudi con la spazzatura), con lo scopo di ridurre il consumo di risorse attraverso prodotti ecologici e imballaggi sostenibili. Più di 214mila persone che frequentano le catene di supermercati “Lidl” hanno firmato la richiesta perché l’azienda non favorisca tale genere di sprechi. Più di 83mila persone hanno invece firmato la petizione di Katharina Lehmann, una giovane mamma di Berlino, affinché anche la catena “Dm” aderisca ad un tipo di vendite di prodotti maggiormente eco-compatibili: «Sono molto felice della grande approvazione ricevuta dalla mia iniziativa.», ha dichiarato la signora Lehmann. «Questo mi dimostra che non sono sola con il mio desiderio di prodotti e confezioni più ecologiche», ha precisato speranzosa.

© il Deutsch-Italia

Quasi i due terzi dei clienti tedeschi ritengono di essere male o per niente informati circa il consumo di materie prime di prodotti e imballaggi che vengono offerti nei supermercati e nelle farmacie. Secondo loro il commercio ha una grande responsabilità nel rendere i prodotti, e l’imballaggio degli stessi, rispettosi dell’ambiente. La catena “Rewe” ha iniziato nel 2017 un progetto pilota, in 800 supermercati dal marchio “Rewe” e “Penny” nel Nord Reno-Vestfalia, per la produzione in proprio di frutta e verdura. Ciò dovrebbe far risparmiare materiale d’imballaggio. Così come dovrebbe farne risparmiare anche l’utilizzo di bottiglie riutilizzabili per i liquidi, siano essi da bere o per il consumo esterno.

Infine c’è da notare che la nuova legge sugli imballaggi, approvata dal Bundestag il 30 marzo di quest’anno, si concentra essenzialmente sul riciclaggio dei rifiuti esistenti, senza evitarne l’imballaggio in anticipo. Le tariffe per le licenze sono diminuite significativamente negli ultimi 10 anni, non vi è pertanto alcun incentivo ad evitare sprechi per i produttori di imballaggi e per i commercianti. L’obiettivo della legge a dire il vero sarebbe anche quello di raggiungere il 70 per cento di riciclo dei prodotti, ma questa non è che un’indicazione, senza alcun obbligo coercitivo. Fino ad adesso siamo arrivati a quota 40 per cento.

© il Deutsch-Italia

Una volta tanto l’Italia è all’avanguardia in questo campo. Come dicevamo prima, a regola01mentare il settore ci sono le linee guida del Dlgs 22/97 (cosiddetto Ronchi, dal nome del ministro dell’Ambiente dell’epoca), dunque di ben 20 anni fa. Nonostante la normativa sia vecchia, il nostro Paese ricicla già in media il 67,1 per cento degli imballaggi, mentre le normative europee prevedono che se ne debba riciclare il 65 per cento entro il 2025 e, successivamente (entro il 2030), occorrerà arrivare al 75 per cento. L’attuazione del decreto Ronchi ha permesso all’Italia di non costruire 130 discariche dove, tuttavia, attualmente va a finire il 30 per cento del totale dei nostri rifiuti. L’Europa in proposito ha stabilito che entro il 2030 solo il 5 per cento dei rifiuti potrà essere smaltito in discarica. Ad occuparsi del riciclo nel nostro Paese c’è il Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, a cui aderiscono più di 1.000 imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi. Fu istituito all’indomani dell’entrata in vigore del decreto e da allora ha fatto risparmiare 50 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio, tra acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro. Il che equivale a 40,6 milioni di tonnellate di produzione di anidride carbonica risparmiata (in 20 anni), e a 19 Terawatt-ore di energia non sprecata, pari al consumo di 11 centrali termoelettriche di potenza superiore a 1 Gigawatt-ora (sempre nell’arco dello stesso periodo). In 20 anni il risparmio economico è stato di circa 1miliardo e 200milioni di euro.

Riciclare fa bene, non solo all’ambiente, ma anche al portafoglio.

.

Weniger ist mehr-Schluss mit dem Müll!

 

Print Friendly, PDF & Email