Tutto da rifare, si torna in Commissione. Il “tedesco”, il “flanum” (dal nome del relatore Emanuele Flano) e ancora la “funambolica” (così l’ha definita Giorgio Napolitano che non vede di buon occhio la corsa ad elezioni anticipate con il testo in discussione), in qualsiasi modo sia stata definita la legge elettorale/modello tedesco, che doveva nascere grazie ad un patto di ferro tra quattro dei principali partiti italiani (Pd, Forza Italia, Movimento 5 stelle e Lega Nord), è già morta.

Era stata licenziata dalla Commissione Affari costituzionali della Camera il 5 giugno scorso, ma a decretare l’8 giugno mattina la fine del testo è stato un emendamento di secondaria importanza della forzista Michaela Biancofiore (si estendeva il proporzionale anche alla regione speciale del Trentino Alto Adige, che in quanto tale si manteneva fuori dalle nuove regole) che è passato con il voto contrario della maggioranza. Il voto su questo emendamento avrebbe dovuto essere segreto, ma per un disguido tecnico sui tabelloni di Montecitorio – nella sorpresa generale – sono invece comparsi i voti in modo palese, rossi e verdi, rivelando così che diversi deputati dei partiti del patto avevano votato a favore: si è scatenata la bagarre, in particolare tra i grillini e il Pd; alla fine su iniziativa dei deputati di questi ultimi l’aula di Montecitorio ha votato perché il testo torni in Commissione alla Camera.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha seguito preoccupato il corso degli eventi della giornata, e ha subito avvertito: “niente decreti”. Si vedrà: certo senza legge elettorale le elezioni anticipate si allontanano e a gioire è solo la Borsa.

Ma torniamo indietro nella cronaca per delineare i contenuti di un testo, battezzato su tutte le pagine dei quotidiani italiani come la legge elettorale/modello tedesco, proprio perché si ispirava alle regole varate nel 1949 in Germania per eleggere il primo Bundestag.

Cosa prevede l’emendamento

L’emendamento di Micaela Biancofiore approvato l’8 giugno dalla Camera cancella in Trentino Alto Adige i collegi maggioritari, che invece erano stati preservati dalla legge elettorale in quella Regione a statuto speciale, introducendo il proporzionale dei collegi come nel resto del territorio nazionale.

Nella Regione è tuttora in vigore in “Mattarellum”; tale sistema prevede otto seggi maggioritari, il che significa che il candidato più votato ottiene il seggio; ad essi si aggiungono 3 seggi proporzionali.

Nella provincia di Bolzano questo sistema assicura alla Südtiroler Volkspartei (Svp) tutti i seggi, essendo il partito della minoranza di lingua tedesca più forte. Con l’approvazione dell’“Italicum” (che era un sistema con seggi plurinominali a riparto proporzionale) il “Matterellum” è stato confermato nella Regione a statuto speciale. La Corte costituzionale, con la sentenza 35 dello scorso 26 gennaio, ha tolto il ballottaggio dall’“Italicum”, ma ne ha confermato gli altri punti, compreso l’utilizzo del “Mattarellum” in Trentino Alto Adige.

Con l’emendamento della forzista Biancofiore anche per il Trentino Alto Adige dunque sarebbe stato introdotto il riparto proporzionale dei collegi, e la Svp ne perderebbe molti. Per altro Biancofiore non è nuova a questa iniziativa che propose anche al tempo dell’“Italicum”. Se l’accordo sulla legge elettorale/modello tedesco dovesse realmente essere archiviato si andrebbe a votare con il vecchio sistema; l’“Italicum”, mentre in Trentino rimarrebbe il “Mattarellum”.

L’approvazione dell’emendamento Biancofiore contro il parere della Commissione che lo aveva licenziato il 5 giugno scorso e blindato da un accordo a quattro costituisce un vero e proprio smacco per il Pd che si era fatto garante con la Svp (partito con il quale ha un’alleanza a Roma e a Bruxelles) del mantenimento in Trentino Alto Adige dello status quo.

In sostanza si sarebbe esser dovuti passare dal sistema maggioritario a quello proporzionale con sbarramento al 5 per cento. È un bene oppure è un male che si debba ricominciare? I pareri sono diversi, un riferimento particolare meritano le dichiarazioni del presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale non ha lesinato le critiche, affermando che la nuova legge elettorale sembrava destinata a rendere più difficile la governabilità del nostro Paese. Certo guardando a Berlino qualche perplessità sorge se è vero che, proprio in vista del voto di settembre, dalla Capitale tedesca si immagina un possibile cambiamento.

Mentre in Italia si parla di “modello tedesco”, in Germania – udite, udite – si parla da diversi anni di modificare la legge, preoccupati dai costi elevati di un Parlamento con una sovrabbondanza di parlamentari e anche dal rischio frammentazione: Ma le resistenze non mancano anche fra i politici tedeschi: in particolar modo da parte dei partiti di turno al potere, poco propensi a perdere i vantaggi che derivano loro dal sistema attuale. E così, se il prossimo voto tedesco è incerto proprio per l’esistenza di troppi partiti che hanno la possibilità di superare lo sbarramento, si tira in lungo.

Il testo italiano sul modello tedesco che ora dovrà tornare in Commissione prevedeva un sistema proporzionale con 112 collegi uninominali al Senato, e 225 alla Camera oltre a listini circoscrizionali. La soglia di sbarramento per accedere al Parlamento era al 5 per cento. Tra le modifiche apportate al testo originario, era previsto l’equilibrio di genere, sia alla Camera che al Senato, mentre erano stati aboliti i capilista bloccati e le pluri-candidature.

Nel dibattito che – sotto il tiro dei franchi tiratori – si è svolto mercoledì in aula alla Camera, i grillini chiedevano altri aggiustamenti: il voto disgiunto (una scheda per votare il candidato nel collegio e un’altra scheda per votare i candidati nei listini proporzionali) e la possibilità per l’elettore di esprimere un voto di preferenza per i candidati del listino. Secondo alcuni sondaggi comparsi sui quotidiani italiani, se si fosse andati a votare mercoledì con il modello tedesco il Movimento 5 stelle avrebbe preso 29 per cento, il Pd il 28, la Lega con Fdl il 16,5 per cento, e Forza Italia il 12,4 per cento: nessuna maggioranza possibile. Nessun pericolo, si ricomincia.

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Cosa è successo in aula

Quali le differenze fra i due sistemi (tedesco e italiano proposto)

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