La Cancelleria tedesca © il Deutsch-Italia
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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Cancelliera Angela Merkel © il Deutsch-Italia

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Cancelliera Angela Merkel © il Deutsch-Italia

Germania e Italia raramente sono state più lontane: per orientamento politico, condizioni economiche ed occupazionali e sentimento europeista. Tuttavia c’è un dibattito che accomuna i due Paesi in questo momento di acque agitate che precedono le elezioni europee. Un dibattito che si concentra sull’uso nuovo di una parola antica: “patriottismo”.

Si tratta di un termine che sempre più viene usato nel dibattito politico nei due Paesi in opposizione a nazionalismo, populismo e sovranismo. Spesso combinato con aggettivi che ne specificano il significato, come “patriottismo democratico” o “patriottismo inclusivo”.

Angela Merkel © il Deutsch-Italia

Angela Merkel © il Deutsch-Italia

Senza aggettivi lo ha usato invece la Cancelliera Angela Merkel nel ricevere il premio “Fulbright” a Berlino il 28 gennaio scorso, e lo ha fatto in un’accezione che richiede un minimo sforzo di comprensione. «Patriottismo significa per me pensare ai propri interessi sempre insieme agli interessi degli altri. Per questo non mi stancherò di chiedere sempre e ancora un rafforzamento dell’ordine mondiale multilaterale orientato da valori e regole comuni», ha dichiarato la Cancelliera. Più chiara era stata nel definire il termine in un discorso al Bundestag, il 21 novembre 2018: «… O si appartiene a quelli che credono che possono risolvere tutto da soli e pensare solo a se stessi. E questo non è patriottismo. Perché il patriottismo è quando si accetta che l’interesse tedesco includa anche l’altro in una situazione win-win». Il concetto viene in questo caso definito dall’opposizione al nazionalismo, egoistico perseguimento degli interessi di un solo Paese contro gli altri, e come estensione del concetto chiave nella sua visione politica del mondo: il multilateralismo.

Il Presidente Steinmeier e la moglie Bürgerfest 2018© il deutsch-italia

Il Presidente Steinmeier e la moglie Bürgerfest 2018© il deutsch-italia

Anche il presidente della Repubblica federale, Frank-Walter Steinmeier, ha parlato di un “patriottismo democratico” e lo ha fatto avvicinandosi al tema più spinoso della storia tedesca, la Shoah. «Possiamo essere orgogliosi della nostra tradizione di democrazia senza spostare lo sguardo dalla Shoah», ha detto in occasione della commemorazione della “Kristallnacht” (La notte dei cristalli), il 9 novembre scorso. Qui il termine comprende l’idea di tradizione, ma non la componente di esclusione su base etnica. «Non dobbiamo permettere che alcuni di nuovo parlino in nome del popolo escludendo gli altri», ha detto Steinmeier nella stessa occasione. L’obiettivo è evitare che i colori della bandiera tedesca siano lasciati ai nazionalisti, ha proseguito, e per questo è necessario impegnarsi e partecipare. «Un patriottismo democratico non è un comodo cullarsi (wohliges Ruhekissen), ma un pungolo permanente» – ha continuato il Presidente – contro il “nazionalismo aggressivo”. Il bersaglio polemico è l’AfD e quell’estremismo di destra che è tornato a sfilare sotto la bandiera del “wir sind das Volk” (noi siamo il popolo).

Paolo Gentiloni con la Cancelliera Merkel © il Deutsch-Italia

Paolo Gentiloni con la Cancelliera Merkel © il Deutsch-Italia

In Italia la stessa accezione di Steinmeier l’ha usata l’ex presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nel corso della sua visita a Berlino per la “Vigoni Lecture”. «Dobbiamo essere orgogliosi delle nostre radici nazionali. Non possiamo lasciare ai populisti il monopolio del patriottismo, perché loro lo interpretano in un modo chiuso, costruendo muri, chiudendo le porte e combattendo stranieri, migranti e minoranze» ha detto l’ex presidente, durante l’incontro “Italia e Germania tra europeismo e sovranità” presso L’Allianz Forum della Capitale. «Possiamo essere completamente italiani ed europei, tedeschi ed europei», ha proseguito Gentiloni. «Non è necessario essere parte dell’élite cosmopolita, digitale, “english speaking” e senza radici per essere europei».

L’idea di un’élite cosmopolita e transnazionale che minaccia le realtà nazionali l’ha espressa chiaramente il leader dell’AfD, Alexander Gauland, in un articolo pubblicato sulla “Faz” il 6 ottobre scorso dal titolo programmatico “Warum muss es Populismus sein?” (Perché deve essere populismo?): «la nuova élite urbana, una classe globalizzata e culturalmente colorata» che siede «nelle multinazionali, nelle organizzazioni internazionali, nei media, nelle start-up, nelle Università, nelle Ong, nelle fondazioni, che controlla le informazioni” minaccia “due gruppi eterogenei che sono entrati in un’alleanza con l’AfD». Questi sono «la classe media» e «i cosiddetti ‘uomini semplici’ (einfache Menschen), i cui lavoretti sono pagati miseramente e quasi non esistono più», ha scritto Gauland. Per loro l’Heimat, la patria, è il luogo-rifugio dove cercare protezione dalla globalizzazione.

Carlo Calenda © Federico Tomassi Hariseldon 74 CC BY-SA 4.0

Carlo Calenda © Federico Tomassi Hariseldon 74 CC BY-SA 4.0

L’idea di patria è declinata a sinistra nel concetto di comunità, e in Italia l’ex ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha parlato di un “patriottismo inclusivo”, che deve tornare a puntare sulla comunità: «All’idea immobile e ostile dei nazionalisti va opposta un’idea di ‘patriottismo inclusivo’, capace di coniugare il bisogno di punti di riferimento culturali e identitari alla natura evolutiva di una società libera. La Comunità o le comunità sono il collante», ha scritto nel suo libro del 2018 “Orizzonti selvaggi”. Calenda, che punta a presentarsi alle elezioni europee di maggio con una lista europeista, cita esplicitamente il politologo tedesco-americano Yascha Mounk, il primo ad aver rilanciato il dibattito sul concetto di patriottismo inclusivo, fondato sulla base della cittadinanza e non dell’origine etnica, in grado di misurarsi con gli altri Paesi tramite accordi in grado di produrre situazioni “win-win”. È a lui che dobbiamo, in Italia come in Germania, l’uso nuovo di una parola antica.

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Il patriottismo secondo Fichte

© Youtube Diego Fusaro

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