© il Deutsch-Italia
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In Germania ci sono tantissime cose belle, ma anche alcune situazioni che risultano quantomeno strane per noi italiani. Un esempio concreto ci viene fornito da una tassa con cui, nel bene o nel male, tutti hanno avuto a che fare: stiamo parlando della Kirchensteur, gioia e dolore del contribuente del fisco tedesco.

La “tassa sulla Chiesa”, fu introdotta per la prima volta nel 1827, non è altro che un’imposta sul reddito obbligatoria per tutti i fedeli che siano battezzati o si considerino appartenenti a una religione. Questa tassa ha lo scopo di finanziare la Chiesa stessa, utilizza il guadagno per pagare i salari degli impiegati e finanziare progetti di aiuto sociale. Il modulo della Kirchensteuer, viene spedito a casa dopo essersi registrati come residenti. Se dichiarate di appartenere a una religione riceverete un bollettino che vi chiederà di pagare una determinata cifra proporzionata al vostro reddito dichiarato. Questo meccanismo, nel caso della religione cattolica, coinvolge più di 25milioni di fedeli e permette alle casse ecclesiastiche di ricevere ogni anno circa 4miliardi di euro.

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Questa tassa non si trova solo in Germania, bensì anche in Danimarca e Svizzera. Sia la chiesa cattolica che quella protestante stanno perdendo fedeli e fiducia per via dei vari scandali che le hanno viste coinvolte, come la pedofilia e la tendenza a voler imporre la tassa sulla religione di appartenenza nelle buste paga di tutti i lavoratori. Come sottolineato da Gerry Freda in un suo recente articolo «il crescente distacco dei tedeschi dal retaggio culturale cristiano farà sì, in base alle previsioni contenute nel documento (redatto dalla Conferenza episcopale di Berlino in collaborazione con la Chiesa evangelica di Germania e con ricercatori dell’Università di Friburgo in Brisgovia), che nel 2050 cattolici e protestanti costituiranno una “minoranza” nel Paese del Papa emerito Ratzinger. Nella Germania del futuro, infatti, i fedeli passeranno dagli attuali 45milioni di individui a “meno di 20milioni”, decretando in questo modo la definitiva trasformazione della nazione teutonica in una realtà “scristianizzata”». Il partito di opposizione all’attuale establishment governativo, Alternative für Deutschland, pone una interpretazione in chiave di perdita di valori. Gli esponenti del partito nazionalista «hanno reagito ai moniti contro la scristianizzazione della Germania contenuti nel dossier accusando i governi del passato e quello attuale, capeggiato da Angela Merkel, di non avere salvaguardato con forza l’identità nazionale tedesca e di avere incoraggiato la “perdita di valori” all’interno della società».

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Analisi riduttiva e soprattutto non tiene conto dei fattori sopraelencati. Primo fra tutti quello legato alla pedofilia che vive all’interno della Chiesa, tanto che Papa Francesco ha detto in un recente incontro che «l’esigenza di sgomberare il campo da ogni confusione a proposito del rapporto tra pedofilia» e Chiesa. Poi, la tassa sulla religione ha convinto e sta convincendo molti ad abbandonare ufficialmente la propria Chiesa, cosa che in Germania è certificato con un atto ufficiale di “rinuncia” (che fra l’altro ha un costo fisso, di solito attorno ai 30 euro). Le cifre parlano chiaro e sottolineano che «nel 2017 circa 200mila fedeli protestanti hanno abbandonato la propria Chiesa con un atto ufficiale, mentre erano stati 138mila nel 2017. I numeri della Chiesa cattolica per il 2017 non sono ancora noti – anche se secondo il Telegraph i numeri sono simili – mentre nel 2016 circa 178mila cattolici hanno rinunciato all’appartenenza ufficiale alla Chiesa».

Quel che non tutti sanno è che dichiarando al fisco tedesco la propria estraneità ad uno dei culti religiosi ammessi in Germania, automaticamente, per i membri della comunità cattolica parte la scomunica.

Papa Benedetto XVI © Kancelaria Prezydenta RP GFDL 1.2 WC

Papa Benedetto XVI © Kancelaria Prezydenta RP GFDL 1.2 WC

Uno dei primi ad essere contrario a questa disposizione è stato ed è Benedetto XVI. Il Papa emerito nel 2011 diede un ordine, attraverso un documento ufficiale, contro questa pratica di prelievo forzoso sulla busta paga. Infatti, quando il Papa tedesco fece il suo viaggio in Germania nel suo ultimo anno di pontificato fu estremamente duro con l’episcopato teutonico, tanto da attirarsi l’antipatia e una guerra sotterranea da parte dei cardinali tedeschi. Papa Ratzinger così si espresse: «Ho grossi dubbi sulla correttezza del sistema così com’è. Non intendo dire che non ci debba essere una tassa ecclesiastica, ma la scomunica automatica di coloro che non la pagano non è sostenibile». Continuò poi: «Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa demondanizzata emerge in modo più chiaro. Liberata dal suo fardello materiale e politico, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo». In una recente intervista anche il vescovo di Eichstätt, Gregor Maria Hanke, così si è espresso in merito «…dovremmo fare il passo e diventare una chiesa più povera. L’autentica riforma viene dal seguire Cristo più da vicino, dando più testimonianza e possibilmente meno istituzioni…  l’attuale sistema fiscale della Chiesa non implica uno stretto legame tra misericordia e denaro».

Luca Toni al Bayern © Tsutomu Takasu - 1.Bundesliga CC BY-SA 2.0 Flickr

Luca Toni al Bayern © Tsutomu Takasu – 1.Bundesliga CC BY-SA 2.0 Flickr

Capita spesso che molti italiani, spagnoli, francesi o per lo meno persone che provengano da nazioni tradizionalmente cattoliche si trasferiscano per lavoro in Germania, come Luca Toni, calciatore illustre che ha militato nelle file del Bayern Monaco per alcuni anni e la cui vicenda inerente le tasse per la Chiesa sono ormai note. L’ex giocatore della nazionale italiana, durante la prima delle sue tre stagioni in Baviera, non aveva dichiarato alcuna confessione religiosa, ma dalla seconda si dichiarò cattolico (a dire il vero sembra che lo fece il suo commercialista) e di conseguenza la Chiesa ed il fisco tedesco gli chiesero di versare 1,7milioni di euro, di cui 1,5milioni erano l’ammontare delle tasse non pagate durante il primo anno gravati da 200mila euro gli interessi. Sicuramente il caso di Luca Toni non è isolato, al contrario ci sono molte cause di persone illustri e non che si scontrano su questo tema.

Il cardinale Reinhard Marx © CC BY-SA 3.0 Wolfgang Roucka - Erzbischöfliches Ordinariat München WC

Il cardinale Reinhard Marx © CC BY-SA 3.0 Wolfgang Roucka – Erzbischöfliches Ordinariat München WC

Ci piace concludere questo articolo con le parole di Benedetto XVI rispetto a ciò che dovrebbe essere la Chiesa nella sua realtà, ossia che si dovrebbe «togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa. Questo, naturalmente, non vuol dire ritirarsi dal mondo, anzi, il contrario. Una Chiesa alleggerita degli elementi mondani è capace di comunicare agli uomini». Parole chiare, ma non condivise da tutti negli ambienti ecclesiastici tedeschi, come dal gesuita Andreas Batlogg, direttore dell’autorevole mensile “Stimmen der Zeit”, che così ha replicato a Ratzinger: «Penso che il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza Episcopale di Germania, faccia bene a tacere. Perché i commenti sulla Chiesa tedesca fatti da Benedetto –una volta era arcivescovo di Monaco e Frisinga e per molti anni professore di teologia – sono semplicemente indifendibili».

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Maurizio Massari giornalista dal 2005 si occupa di sport, economia, politica, recensioni ed eventi culturali. È stato addetto stampa dal 2008 al 2011 presso l’ufficio sport del Comune di Roma. Ha collaborato con il “Secolo d’Italia”, “L’eco di Bergamo” e con vari settimanali.

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